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Abbiamo bisogno di scuole buone e non della “Buona Scuola”

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Ho sentito che non volete imparare niente.
Deduco: siete milionari.
Il vostro futuro è assicurato – esso è
Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori
Hanno fatto sì che i vostri piedi
Non urtino nessuna pietra. Allora non devi
Imparare niente. Così come sei
Puoi rimanere.
E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che i tempi,
Come ho sentito, sono insicuri
Hai i tuoi capi che ti dicono esattamente
Ciò che devi fare affinché stiate bene.
Essi hanno letto i libri di quelli
Che sanno le verità
Che hanno validità in tutti i tempi
E le ricette che aiutano sempre.
Dato che ci sono così tanti che pensano per te
Non devi muovere un dito.
Però, se non fosse così
Allora dovresti studiare.

(Bertolt Brecht)

In occasione dello sciopero e delle manifestazioni indette anche in Sardegna per il 5 maggio 2015, vogliamo ribadire quanto per la nostra formazione culturale e la nostra idea alta di politica per la scuola, la cultura e i percorsi formativi siano centrali e strategici.

Solo un popolo istruito, consapevole e abituato all’esercizio dello spirito critico può avere la dignità e la forza necessarie per sottrarsi ad ogni forma di prevaricazione, che sin asconde – a volte – sotto la forma dell’offerta di opportunità di salvezza dalla crisi economica, ma che risulta essere, più spesso, una vera e propria azione di sfruttamento.

Le sperequazioni tra territori economicamente forti e aree più deboli verrebbero con l’approvazione del DDL ad accentuarsi, annientando l’elemento primario di qualsiasi concetto e/o sistema meritocratico: le pari opportunità.

La situazione scolastica della Sardegna è già stata fortemente colpita dalle scellerate delibere di dimensionamento della rete scolastica operate nelle precedenti legislature, statali e regionali che nei fatti non hanno mai veramente riconosciuto né la particolarità orografica né la specificità culturale della Sardegna e dei sardi. In particolare ci riferiamo alla chiusura dei punti di erogazione del servizio scolastico nei piccoli paesi, che è, nella nostra visione politica, una strada segnata verso il progressivo assottigliamento del senso di appartenenza dei cittadini alle comunità territoriali locali. E crediamo che senza il senso di appartenenza, coltivato dal formarsi insieme a scuola nel proprio paese, diventi molto più difficile sviluppare nei giovani coesione e cittadinanza responsabile.

Alcuni passaggi del DDL sono vere e proprie scatole cinesi che nascondono deleghe in bianco al governo. Indichiamo in particolare:

  • la costituzione degli albi territoriali sul ruolo regionale, che nasconde possibilità di trasferimenti coatti in ambito interprovinciale, in una terra, la Sardegna, dove non è presente una rete attrezzata di infrastrutture;
  • vi è una crescita di potere molto marcata dei dirigenti scolastici: nello scrivere i piani triennali, nello scegliere i docenti (e tante altre cose: ad esempio, scegliere le imprese alle quali affidare l’apprendistato degli studenti; procurarsi fondi privati per riconoscimenti premiali ai docenti);
  • sono decisamente svuotati gli organi collegiali;
  • questo potere sta in un quadro di accresciuto controllo politico dal centro, con evidente svuotamento dei territori e degli stessi ‘aspiranti’ docenti, rendendoci di conseguenza ancora più periferia coloniale;
  • si prepara per la formazione terziaria (Università, Accademie, Conservatori) una divisione in fasce di importanza, con enfatizzazione e rafforzamento di poche istituzioni ‘di eccellenza’ e parallelo serio svuotamento del legame formazione / territorio. Il nostro panorama formativo sarà ancora più debole;
  • si assiste a uno svuotamento della contrattazione (e anche qua, ad un indebolimento dei territori) sempre più ‘avocata’ alle determinazioni del potere politico; di nuovo, aumento secco del centralismo;
  • beni culturali, paesaggio e ambiente continuano a non entrare come disciplina formativa, e derubricati a “lo sviluppo di comportamenti improntati al rispetto della sostenibilità ambientale e dei beni e delle attività culturali e beni paesaggistici”; (nella versione approvata dal C.d.M. era ancora più naïf: “lo sviluppo di comportamenti improntati al rispetto della legalità e dell’ambiente, dei beni e delle attività culturali e beni paesaggistici”;
  • si prevede però, all’interno del grave sistema di ‘apprendimento’ lavorativo proposto a suo tempo dal ministro Poletti, lo sfruttamento di lavoro gratuito, minorile, anche nel campo del patrimonio artistico, culturale e ambientale (art. 4, comma 2): in estrema sintesi, no a beni culturali e paesaggio come percorso formativo, sì’ come nuovo apporto di ‘lavoro’ gratuito.

Pertanto riteniamo non accettabile la totalità delle proposte contenute nel DDL “La buona scuola”, fortemente voluto dal Governo, e demagogicamente proposto come soluzione di tutti i problemi e delle eventuali incoerenze del sistema statale d’istruzione.

 

“Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.”

(Antonio Gramsci)

 

Marilena Budroni

Bernardetta Cabras

Rita Cannas

Annarosa Corda

Paolo Deliperi

Giuseppe Mariano Delogu

Pier Franco Fadda

Rossella Fadda

Marcello Madau

Simone Mereu

Nicolò Migheli

Walter Murtas

Daniela Musio

Maurizio Onnis

Omar Onnis

Antonella Paola Piu

Stefano Puddu Crespellani

Alessandro Spano

Marina Spinetti

Cristina Stocchino

Anna Sulis

Sebastiano Trincas Piredda



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