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Abbiamo un sogno di bellezza e libertà

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La campagna elettorale è finita.
Per me, che Ugo Cappellacci abbia perso è comunque un primo dato confortante.
Se la vittoria di Pigliaru sia una buona notizia sarà il tempo a dirlo. Non ho mai creduto nel potere salvifico dei singoli. Credo molto, invece, nella forza del progetto, nell’unità di intenti e di valori, nella limpidezza degli interessi del gruppo che si crea intorno a loro.
Per questo ho molte ragioni di dubitare che oggi abbia vinto la Sardegna.

Sardegna Possibile ha perso solo una competizione elettorale, peraltro truccata.
Una legge che più volte e da più parti è stata denunciata come frutto aberrante di trasversali intese tra centrodestra e centrosinistra non consente a 76000 sardi di avere alcuna rappresentanza in Consiglio regionale. Un partito dello zero virgola sì, la terza forza politica in Sardegna no.

Sapevamo di giocare con queste regole e a chi ci rimprovera di aver sbagliato la strategia presentandoci con tre liste anziché una (che avrebbe abbassato lo sbarramento al 5%) rispondo che non c’è stato alcun errore di valutazione. Quelle tre liste (una indipendentista e due civiche non-dipendentiste) rappresentavano la coerenza del messaggio politico con la quale Sardegna Possibile si è rivolta alle diverse sensibilità che potevano riconoscersi in quel Progetto: liberarsi, prima di tutto, dalle tante dipendenze, economiche, sociali e culturali, che ci impediscono di progettare il nostro futuro.

In soli sei mesi abbiamo conquistato la fiducia di 76000 persone, mentre altri partiti, ben più attrezzati di noi, hanno avuto tutto il tempo di non perdere una larga parte dei loro elettori e non ne hanno saputo approfittare; molti di questi ci hanno votato e per noi sono una ricchezza inestimabile, ne vogliamo avere cura e vedere accrescere il loro numero.
Stiamo lavorando con passione ed entusiasmo per costruire una casa grande e accogliente che possa contenere molte più persone di quelle che siamo riusciti a convincere fino a oggi. Il tempo ci darà ragione se sapremo valorizzare il risultato straordinario che tutti insieme abbiamo conseguito.

Il 50% dei sardi non è andato a votare. Questo dato, da solo, dovrebbe atterrirci tutti quanti e maggiormente chi, gongolando per una vittoria insperata (e moralmente immeritata) è il primo responsabile di questo sfascio democratico. Lo dico con il rispetto per chi li ha votati onestamente e non per difendere piccoli o grandi privilegi privati, riconoscendo anche in quella scelta una libertà che non può essere considerata di nostra totale esclusiva.

Ma non possiamo nasconderci che molta parte di quel consenso è frutto di decenni di clientele e della paura indotta dal ricatto del voto utile da parte di chi crea il guasto della legge elettorale e poi scaglia subdolamente la responsabilità sulle spalle dei cittadini. Tra questi ci sono quelli che non ci sceglieranno mai; e quelli che un giorno capiranno che l’utilità del loro voto sta in ciò che più gli piace.

Le ragioni per cui allora lasciai questo PD sono state la spinta a fare le mie scelte di oggi.
Il senso di solitudine di quegli anni ha lasciato il posto alla certezza di appartenere a qualcosa che è mio nel profondo, perché l’ho immaginato, cercato, tirato su con la fatica, vera e appagante, non solo personale ma collettiva.

Con quella certezza abbiamo chiesto ai nostri amici, alle nostre famiglie, a tutte le persone che in questi mesi abbiamo incontrato, di aiutarci a realizzare questo progetto per la Sardegna. Abbiamo fatto moltissimo, qualcosa di impensabile pochi mesi fa, e adesso ci aspetta il resto.

Chi mi ha visto, sentito o scritto lunedì e nei giorni successivi alle elezioni, mi chiedeva “come stai?” con l’aria preoccupata di chi temeva, nonostante i sorrisi, che in qualche ripostiglio della mia testa ci fosse una minima intenzione di abbandonare il campo.

Non ci ho pensato neanche per un secondo, non mi sono mai sentita triste o abbattuta. Sarebbe stato importante avere qualche consigliere regionale, certo. Ma il capitale che abbiamo nelle mani è troppo prezioso perché si possa tentennare a guardare ciò che non è stato. Analizzato ciò che va corretto, e sono dettagli, va costruito il pezzo che manca con determinazione, forza e coraggio ancora più grandi.

Noi siamo pronti e penso che chi ha creduto in Sardegna Possibile e anche in me e ci ha sostenuto con speranza, questo voglia sapere prima di tutto. Quella speranza è il nostro faro, di quella anche noi abbiamo bisogno di nutrirci giorno dopo giorno. La strada che ci aspetta non sarà breve né facile ma sarà senza dubbio appassionante e straordinaria se la faremo tenendoci per mano.

Questa lettera è una promessa del mio impegno che continua, nulla ha scalfito la mia forza e la fiducia che un giorno, non così lontano, vedremo realizzato il nostro sogno di bellezza e libertà.

Valentina Sanna

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One Response to "Abbiamo un sogno di bellezza e libertà"

  1. […] si è rivolta alle diverse sensibilità che potevano riconoscersi in quel Progetto” (3) . La diversita’ del messaggio politico poteva e doveva, per motivi strategici, essere […]

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