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Bobore Bussa

L’agricoltura è un fatto culturale, ma questa semplice verità viene costantemente ignorata, soprattutto da quei produttori che per decenni hanno inteso la filiera agricola come mera industria, un modo come un altro per fare soldi.
Questo sistema oggi non è più praticabile e deve essere rovesciato: solo se si ha la consapevolezza che la produzione di cibo deve soddisfare un bisogno del corpo e della mente si può pensare l’agricoltura anche come un fatto economicamente importante nella società.

È con questo spirito che dobbiamo determinare il futuro dell’agricoltura e della pastorizia in Sardegna, elaborando progetti che abbiano alla base valori come la salute degli operatori e dei consumatori, la sostenibilità ambientale, la valorizzazione della biodiversità animale e vegetale, la tutela dei suoli.
Mai come oggi, a pochi giorni dall’alluvione in Sardegna, diventa fondamentale dare un un valore al lavoro che migliaia di agricoltori e pastori svolgono e per farlo è necessario un cambio di visione politica nel settore.

Al momento il sistema economico e burocratico non attribuisce nessun valore aggiunto e nessuno sgravio fiscale a quelle che vengono definite “esternalità positive” che il lavoro in campagna produce. Chi vive e lavora le campagne in maniera professionale oltre a produrre e vendere beni, presidia il territorio, lo tutela dagli incendi, previene le calamità, rende bello e fruibile il paesaggio, tutela la fertilità dei suoli.

Ma chi ripaga gli agricoltori e i pastori di questi servizi resi alla collettività in modo indiretto?

Sarebbe opportuno ripensare i criteri di tassazione delle imprese agricole e considerare il settore primario come un comparto ad alto valore sociale e culturale aggiunto. In termini pratici se oggi in Sardegna è necessario un carico fiscale per tutti i settori produttivi che sia inferiore del 20-30% rispetto a quello attuale, per il settore agricolo questa differenza dovrebbe essere del 30-40% visto che si ha una compensazione dalle “esternalità positive” che l’agricoltura produce.

Nella Sardegna Possibile che sto contribuendo a costruire il progetto per una agricoltura nazionale sarda poggia su basi valoriali solide e su interventi profondi e decisivi.
Tra questi i più importanti a mio avviso sono:

  • defiscalizzazione delle produzioni per il mercato interno;
  • incentivi a punteggio a seconda dei livelli di sostenibilità raggiunti;
  • favorire l’ingresso dei giovani in agricoltura attraverso tassazioni forfettarie per i primi 5 anni;
  • un circuito del credito e del microcredito agrario che dia risposte in termini brevi, a tassi agevolati, e sulla base dei progetti.

Ma tutto questo deve essere accompagnato da politiche capaci di disincentivare l’abbandono delle terre e di integrare la filiera turistica con quella agricola (e non il contrario); politiche che si occupino di questioni fondamentali come l’infrastrutturazione dell’agro, l’abolizione programmata dei premi e delle misure a fondo perduto, la formazione continua degli operatori a cura delle agenzie agricole sarde che oggi si occupano al 90% di burocrazia.

Come ha sottolineato il professor Pulina, 3 giovani su 4 dichiarano di voler lavorare nel settore agricolo. È nostro dovere come politici e cittadini assicurare alle nuove generazioni la realizzazione delle loro aspirazioni.

Bobore Bussa – Candidato di ProgReS per Sardegna Possibile 



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