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Al centro è tutta un’altra musica

Categories: Elezioni 2014,Storie

Enrico Atzeni ha una laurea in filosofia e un paio di mani che fanno fare al pianoforte cose tecniche fuori dal comune. Pianista per cantanti di alto livello (l’ultima che ha accompagnato in tour è stata Silvia Mezzanotte, voce dei Matia Bazar), a un certo punto si è stufato di fare il nomade di lusso e ha deciso di tornare in Sardegna a realizzare il suo sogno nel cassetto: aprire una vera scuola di musica. Per farlo gli serviva un complice che avesse la sua stessa propensione ai progetti un po’ temerari; lo ha trovato in Gianluca Podda, un amico e antico compagno di scuola con il quale a sedici anni aveva messo su il suo primo gruppo musicale e che, differenza di lui, non se ne è mai andato dall’isola. Gianluca ha infatti seguito la strada della sua passione musicale restando in Sarcidano, dove insieme alla moglie ha insegnato a suonare la chitarra e ad esprimersi con la voce a decine di bambini e bambine.

Partendo dalla constatazione che il pop e il rock non fanno parte dei programmi didattici dei conservatori tradizionali, Gianluca ed Enrico hanno pensato di creare una scuola che offrisse una competenza proprio in quei generi musicali. Per farlo hanno scelto una sede molto insolita: non Cagliari nè Sassari o Olbia, ma Isili, un paese piccolo nel cuore della Sardegna, forse l’ultimo dove sembrava potesse avere senso una scelta di questo tipo. Invece i due amici un anno e mezzo fa hanno chiesto e ricevuto in affidamento dal comune di Isili uno spazio ampio e vuoto, lo hanno insonorizzato, attrezzato con strumenti musicali all’avanguardia e hanno fatto partire la loro scuola di musica, che oggi conta novanta iscritti da tutto il circondario e accoglie allievi di ogni fascia d’età, dai bambini piccolissimi ai pensionati con l’animo ancora rock. Il centro artistico di Enrico e Gianluca dà lavoro a una decina di insegnanti musicali e interagisce tutto l’anno con il comune di Isili animando le serate cittadine con il protagonismo degli allievi formati ai vari strumenti musicali. “E’ il posto che avrei voluto frequentare a sedici anni” – mi ha detto Enrico sorridendo – “Ora addirittura ci lavoro”.

Anzichè aprire una scuola a loro nome facendosi i programmi a proprio piacimento, Enrico e Gianluca hanno cercato di far nascere la loro realtà all’interno di una rete di istituti che avesse già un sistema didattico strutturato, in modo da garantire un confronto con altre realtà simili e averne benefici di vario tipo, dallo scambio delle docenze alla verifica incrociata dei risultati. La scuola musicale di Isili appartiene quindi al circuito Music Academy, una rete di undici scuole di musica che al termine dei suoi percorsi rilascia una formazione certificata secondo standard internazionali. Trattandosi di un titolo di studio estero, quello rilasciato nella Music Academy di Isili deve essere riconosciuto in Italia con una procedura burocratica specifica, ma questo aspetto è del tutto secondario nell’esistenza di questo centro artistico. La stragrande maggioranza delle persone che lo frequenta non è infatti iscritta al percorso professionalizzante, ma a quello che sviluppa ed educa le passioni musicali amatoriali, mettendole insieme in un’esperienza condivisa che, benché nata da un’idea imprenditoriale privata, ha anche importanti risvolti sociali e simbolici.

 

I paesi dell’interno della Sardegna soffrono infatti di una condizione di abbandono infrastrutturale drammatica. Chi ci nasce percepisce uno svantaggio costante sia nei collegamenti con il resto dell’isola che nella possibilità di usufruire delle stesse opportunità presenti nei grandi centri urbani. Avere sedici anni a Isili (ma anche a Nuragus, a Genoni, a Barumini o a Nurallao) significa crescere con la convinzione che se c’è qualcosa di interessante da vivere, quel qualcosa stia accadendo sicuramente altrove, perchè lì “non c’è niente”. Il progetto di Enrico e Gianluca in quei territori è controcorrente proprio perché investe energie e creatività su un luogo che le scelte della politica degli ultimi decenni hanno condannato senza appello ad essere considerato periferico e marginale. E’ secondo quella logica che vent’anni fa Paolo Fresu fu preso per matto quando inaugurò Time in Jazz a Berchidda. Era l’idea che lontano dalle città non potesse avvenire nulla a far sembrare insensata la scelta di Gavoi come casa del nascente festival della letteratura. La stessa idea che spingeva tutti a pensare che lo chef Roberto Petza tre anni fa fosse impazzito a trasferire il suo stellatissimo ristorante da Cagliari alla piccola Siddi. Eppure è anche attraverso esempi come questi che la Sardegna policentrica della cultura e dell’impresa combatte da anni la sua silenziosa battaglia contro l’ideologia di una Sardegna bipolare con il vuoto al centro che condanna anche le realtà cittadine a sostenere l’ipertrofia della “macro-area urbana”.


Se sentite musica rock fermatevi ad ascoltare: forse il suono viene da Isili.

 

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