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Abbiamo una certa idea di cultura

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La cultura è il prezioso insieme di strumenti espressivi, relazionali e fisici attraverso i quali manifestiamo, ricordiamo, costruiamo e rimettiamo in discussione il senso del nostro stare insieme come comunità. Se questa definizione fosse condivisa e vera per tutti, la cultura sarebbe la voce più significativa nella destinazione delle risorse pubbliche.

Invece in questi anni abbiamo constatato l’assenza completa di un progetto culturale per la Sardegna e una costante e progressiva sottrazione di investimenti in tutti i settori che di cultura si occupano. Lo sanno bene le persone che lavorano nelle scuole, nelle biblioteche, nei centri culturali e nelle progettazioni territoriali legate ai festival di ogni arte. Lo sanno gli operatori che si impegnano tutti i giorni per proteggere e far conoscere il patrimonio artistico e archeologico dell’isola. Lo sanno i professionisti di ogni linguaggio, dal cinema alla musica, continuamente ricondotti a una precarietà ormai diventata cronica.

Quella condizione è gradita ai sistemi di potere clientelare di ogni colore, perché chi resta precario è sempre ricattabile e rinuncia da solo a compiere il primo dei doveri che la cultura ha nei confronti del potere: organizzare dissenso e azione critica.

L’uso stesso della definizione di “mondo della cultura” rivela la percezione di qualcosa di separato rispetto al resto dei piani del vivere comune, come se ovunque scorressero l’uno accanto all’altro un flusso di produttori culturali e uno di fruitori, distinto e passivo. La comunità culturale di questa terra sono i sardi stessi, soggetti attivi in continuo interscambio col mondo di dentro e di fuori. Un progetto culturale per la Sardegna deve ricominciare a pensare ai sardi come comunità creativa, consapevole e critica.

Intorno a questa idea Sardegna Possibile vuole promuovere la creazione di un Piano Culturale regionale costruito su tre direttrici.

1. La cultura è lo strumento principale per ricostruire la coesione sociale.

Lo dice l’esperienza di San Sperate, paese tavolozza dove l’espressione artistica è diventata sinonimo dello stare insieme. Lo ha raccontato per undici anni Marina Cafè Noir, dove un quartiere urbano degradato a rischio di dis-integrazione si è scoperto pulsante di mille culture incrociate. Lo dice all’Europa intera il festival di Gavoi, che ha ribaltato il senso della parola periferia, ricordando a tutti noi che la Sardegna è un mondo policentrico, non diviso per sommi capi di sopra o di sotto. Continua a dirlo oggi Éntula, diffusore culturale dove comuni da sempre considerati marginali hanno trovato uno strumento per farsi piazze di scambio con voci di ogni dove. Lo dicono decine di altre voci ed esperienze, perché siamo un sistema culturale e sociale complesso e l’essere molti, diversi e dislocati è sempre stata la nostra ricchezza. È una verità semplice ma non vista, anche se ripetuta a tutti dalle attività quotidiane delle biblioteche, delle scuole, delle librerie, delle associazioni culturali, delle cooperative che curano i beni culturali, dei creativi musicali delle etichette indipendenti e dei piccoli teatri locali soffocati dalle logiche distorte dei tagli. Non è possibile affidare la costruzione della coesione sociale a un mondo precarizzato e deprivato di risorse. A fronte di parametri equi e di competenza verificata, la certezza del posto di lavoro e dei finanziamenti alle attività deve essere garantita e riconosciuta.

2. La cultura è una delle industrie più economicamente produttive di cui disponiamo.

Tutti gli studi di economia dei sistemi culturali dimostrano che ogni euro investito in cultura si moltiplica dalle quattro alle sette volte. In Sardegna nessuna delle attività industriali su cui sono stati fatti colossali investimenti per decenni può dire lo stesso. La cultura però dà lavoro solo se viene trattata come sistema organico, dove tutti i soggetti della sua filiera, nessuno escluso, siano valorizzati sia nella loro produzione che nella loro interrelazione. Una politica lungimirante non permette che le progettualità storiche e già ampiamente affermate debbano spiegare ogni anno da capo chi sono e cosa fanno; allo stesso tempo esige che le nuove idee abbiano a disposizione un supporto che non si esaurisca nel solo finanziamento, ma offra a chi comincia oggi anche strumenti di organizzazione, scambio e verifica dei risultati. La produzione artistica – cinema, musica, pittura, scultura, videoarte e performance – deve tornare ad avere luoghi, tempi e risorse per essere vissuta come cosa di tutti e non come il privilegio di chi ha già pagato la rata del mutuo. L’integrazione tra assessorato alla cultura, assessorato alle attività produttive e assessorato al turismo, tra i quali attualmente non esiste sinergia, deve dare forza alla dialettica tra cultura sarda e cultura del mondo, attraverso progetti che mostrino che il primo dei beni culturali della Sardegna siamo noi.

3. La cultura è una fucina di diritti, perché è il nostro strumento di riscatto e consapevolezza.

La scuola è il primo dei soggetti che realizza questo obiettivo, ma i numeri impressionanti dell’abbandono scolastico ci dicono che nella progettazione della rete di istruzione sono troppe le cose che non stanno funzionando. I tagli ai finanziamenti hanno avuto un peso a cui la passione civica degli insegnanti e dei dirigenti scolastici non può continuare a porre rimedio con il solo volontarismo. La diminuzione delle nascite ha impoverito le scuole dei piccoli centri fino a rendere inesistenti i numeri per una didattica dignitosa, ma in assenza di infrastrutture di collegamento tra luoghi di vita e luoghi di studio, gli accorpamenti stanno rendendo sempre più difficoltosa per le famiglie la scelta di far proseguire gli studi ai figli, anche in età dell’obbligo. L’assenza di un’offerta didattica a tutti i livelli che rimetta al centro della formazione la storia, la lingua e i saperi dell’isola, anche professionali, conferma le nostre condizioni storiche di dipendenza culturale, quelle che hanno condotto troppi a pensare che “qui non c’è niente” e che hanno educato generazioni di giovani a non vedere nè credere nelle proprie potenzialità, portandoli a desiderare ogni altro possibile altrove. È questa deprivazione, non l’isolamento, che continua a compromettere la nostra capacità di relazionarci in modo paritario con tutte le culture del mondo. Una politica che voglia ridare centralità alla scuola deve dotarsi subito di una legge quadro sulla scuola, riconsiderare un aumento drastico delle risorse da destinarle e promuovere con gli strumenti a sua disposizione una sperimentazione diffusa di nuove e più calibrate modalità formative.

Applicare queste soluzioni è compito della politica, ma contribuire a indicarle e verificarle è responsabilità di tutti. Ecco perché Sardegna Possibile ha scelto di riprogettare la cultura attraverso un processo di ascolto di chi tutti i giorni ne organizza le dinamiche: nessuno conosce i problemi meglio di chi li vive, né le soluzioni meglio di chi ne ha bisogno. I processi partecipativi che stiamo impiegando come metodo di costruzione delle scelte di programma sono un segnale chiaro in direzione di politiche maggiormente condivise: nessuna risposta può essere messa a punto se prima non vengono ascoltate le domande. Questo metodo di condivisione non è casuale né occasionale: è la colonna vertebrale su cui si regge la visione politica di Sardegna Possibile, prima e dopo la scelta elettorale.

Sottoscriverla significa impegnarsi a difenderla e a non permettere che venga dimenticata.

Michela Murgia – scrittrice

Marcello Fois – scrittore

Marina Spinetti – insegnante

Francesca Casula – operatrice culturale

Pino Tilocca – dirigente scolastico

Stefano Puddu Crespellani – artista grafico

Sarah Poddighe – operatrice culturale

Daniele Pinna – agente letterario

Monica Corimbi  e Giovanni Carroni – attori

Elia Cossu – libraio

Sandro Ghiani – bibliotecario

Gianfranco Cabiddu – regista

Ileana Pop – traduttrice

Riccardo Mostallino Murgia – editore

Rosella Atzori – lettrice

Cristian Chironi – artista e performer

Rossella Fadda – fotografa

Sebastiano Catte – editore

Aldo Addis – libraio

Alessandro De Roma – scrittore

Simona Tilocca – insegnante

Giacomo Casti – attore

Manuelle Mureddu – fumettista

Maria Giovanna Pilloni – dirigente scolastico

Lorella Pinna – docente di scuola media

Anna Pranteddu – docente di scuola media, presidente comitato di sezione ANPI Oristano

Alessandro Melis – attore e operatore culturale

Chiara Sanna – ex assessore all’istruzione e alla cultura nel Comune di Cabras

Alberto Caoci – antropologo e ricercatore universitario precario

Antioco Floris – ricercatore universitario

Marina Meini – bibliotecaria di ruolo

Franca Elena Meloni – dirigente scolastico

Giulia Floris – docente scuole superiori

Caterina Demuru – docente scuole superiori

Roberto Cui – bibliotecario precario

Gianluca Podda – musicista

Enrico Atzeni – musicista

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2 Responses to "Abbiamo una certa idea di cultura"

  1. […] invito, ora, a leggere il manifesto sulla cultura di Sardegna possibile. La cultura è lo strumento principale per ricostruire la coesione sociale, si legge al primo […]

  2. Un endorsement per la Sardegna | GiulioCavalli.net Posted on 14 gennaio 2014 at 15:41

    […] cittadini invece si sta mettendo in gioco in un campo difficile come quello delle elezioni. L’idea di cultura che propone Michela, ad esempio, dovrebbe essere un manifesto nazionale e non solo relegato alla […]

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