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1. Le foreste sono una grande risorsa economica per i Sardi

La Sardegna vanta il più esteso patrimonio forestale in Italia con un tolale di 1.200.000 ettari. Molta parte di questo patrimonio non è gestito, non è vissuto dalle comunità locali, non produce reddito, anzi al contrario costituisce un peso per le nostre tasche.

Il prossimo Assessorato alla Difesa dell’Ambiente presenta una visione precisa del futuro del patrimonio forestale, e promuoverà:

  • lo sviluppo autosostenibile del territorio e dell’economia locale attraverso una decisa politica di organizzazione e pianificazione della risorsa forestale, implementazione di specifiche azioni mirate in collaborazione con le comunità locali, con l’obiettivo di raggiungere lo standard europeo di un nuovo posto di lavoro ogni 20 ettari di foresta gestita;
  • la coltura di legni pregiati autoctoni con costruzione pianificata delle filiere di piantumazione, cura, gestione, produzione, trasformazione, vendita e distribuzione del legname fino al prodotto finito (mobili, infissi, tessuti, isolanti, strutture, bioedilizia, ecc.);
  • il turismo forestale, di ricerca e scientifico, escursionistica, turismo scolastico, turismo micologico, trekking, mountain bike, bird watching;
  • la perimetrazione degli ambiti locali per l’attività venatoria a gestione locale, formazione dei cacciatori e degli sportivi alla gestione conservativa del territorio;
  • la riorganizzazione strutturale degli ambiti di intervento dell’Ente Foreste in materia di dissesto idrogeologico e gestione sostenibile delle foreste, coordinamento per le attività di prevenzione e di Protezione Civile e servizi al cittadino;
  • la produzione forestale locale (castagne, ciliegie, nocciole, miele, frutti di bosco) e floreale pregiata, essenze aromatiche, liquori, costruzione delle filiere alimentari;
  • la formazione per la lotta integrata agli incendiari, trasferimento delle conoscenze tradizionali sullo spegnimento e sulla corretta gestione ambientale dei boschi, recepimento della legge quadro 353/00 in materia di incendi boschivi;
  • la gestione integrata delle biomasse residue;
  • la conservazione della biodiversità animale e vegetale con l’applicazione dei moderni metodi di controllo e gestione degli ecosistemi,
  • l’aumento della superficie forestale del 10% in cinque anni;
  • la ridefinizione dei ruoli e dei compiti dei dipendenti dell’Ente Foreste e del Corpo Forestale in coordinamento con le funzioni di controllo del territorio delle polizie rurali e locali, l’istituzione della Polizia Ambientale Sarda, l’estensione dei campi di intervento in settori ad alta redditività che permetta l’assunzione dei dipendenti stagionali e precari senza aumento della spesa pubblica;
  • la ristrutturazione delle scuole agrarie e forestali e piano delle rese produttive.

2. I rifiuti possono creare reddito per i Sardi

Attualmente la Sardegna vanta una gestione dei rifiuti all’avanguardia e si situa in ottima posizione tra le regioni europee per la percentuale di raccolta differenziata. Allora perché paghiamo bollette dei rifiuti così alte? Perché le filiere di lavorazione a cui regaliamo i materiali recuperati sono gestite da pochi grandi industriali fuori dalla Sardegna.

E’ necessario dunque attivare una decisa politica di gestione dei rifiuti prodotti in Sardegna al fine di ottenere l’abbattimento dei costi del 30% delle bollette entro tre anni attraverso la pianificazione e l’impianto in Sardegna delle filiere di lavorazione dei materiali raccolti (vetro, alluminio, plastica, legno, metalli, tessili, carta e cartone) fino alla vendita del prodotto riciclato finito. E’ inoltre urgente ripensare la gestione del rifiuto umido a livello locale e completamento della filiera degli ammendanti a km zero; pagamento diretto di vetro, plastica, carta e alluminio al cittadino all’atto del conferimento attraverso il reverse vending pubblico con moneta complementare per l’alimentazione delle filiere locali di trasformazione, pari a un risparmio in bolletta di un ulteriore 15% entro due anni; riconversione di parte dei comparti industriali Sulcis e Ottana sulle filiere di trasformazione dei rifiuti; implementazione della strategia rifiuti zero per la progressiva dismissione degli inceneritori; incentivazione del consumo critico per l’abbattimento della produzione o dell’importazione di materiali non riciclabili; gestione pianificata dei rifiuti turistici e normalizzazione dei flussi dentro le filiere locali.

I rifiuti devono dunque costituire una risorsa e una fonte di reddito e non più soltanto un costo.

3. Energie Rinnovabili, dalla speculazione privata al ritorno economico per le comunità locali

Oggi l’assenza di una legge regionale organica sull’installazione di impianti di produzione di energie rinnovabili genera la corsa alla speculazione da parte di società private e nessun ritorno per le popolazioni locali.

E’ necessario e urgente approvare un Piano Energetico moderno e innovativo sostenuto da una legge regionale organica sulla materia che preveda l’imposizione normativa del diritto dei sardi alla propria sovranità energetica attraverso scelte libere, moderne, indipendenti dagli interessi di grandi gruppi di speculatori privati; il divieto di qualsiasi tipo di sfruttamento delle risorse energetiche fossili, limitate e inquinanti presenti nel sottosuolo sardo;regoli in modo chiaro e preciso lo sfruttamento delle risorse naturali come vento, sole biomasse e acqua in modo che i benefici economici siano a vantaggio delle comunità locali; Agenzia Sarda per l’Energiacon competenza di gestione integrata delle produzioni, controllo reti, gestione investimenti e incentivi pubblici, contrattazioni del prezzo dell’energia sul mercato libero; potenziamento delle politiche di risparmio energetico, incentivazione delle riqualificazioni energetiche degli edifici attraverso interventi di bioedilizia e bioarchitettura e l’utilizzo di materiali a km 0, provenienti da filiere di produzione sarde, sostituzione del parco elettrodomestici energivori; realizzazione di sei aree sperimentali ad energia gratuita, staccate dalla rete; potenziamento della autoproduzione di energia elettrica e termica; innesco delle filiere locali di progettazione, produzione, vendita, installazione e manutenzione di piccoli impianti di generazione fotovoltaica, minieolica e miniidroelettrica, impianti a biogas, altri sistemi innovativi; Piano della Mobilità Elettrica; potenziamento della rete e progettazione e avvio delle Smart Grid.

L’applicazione del nuovo Piano Energetico potrà portare a un complessivo abbattimento dei costi in bolletta del 10% entro il primo anno e del 30% nei successivi 3 anni.

4. Gestione delle risorse idriche

La gestione delle acque in Sardegna è oggi disorganica e presenta carenze strutturali importanti. Il prezzo dell’acqua è pertanto abnorme e oggetto di continue proteste dal mondo produttivo e dalle famiglie. Si registrano carenze infrastrutturali e sprechi non sostenibili economicamente. D’altra parte si intuisce come una corretta gestione delle acque sarde possa generare enormi risparmi e perfino sviluppo economico.

Una gestione ordinata e integrata della risorsa permetterà un abbattimento dei costi in bolletta del 10% in due anni per le imprese attraverso azioni di pianificazione a breve termine. Per prima cosa è necessaria la revisione degli ambiti territoriali ottimali; è urgente la riorganizzazione territoriale e funzionale di Abbanoa e dei servizi erogati nonché dei rapporti economici con il fornitore delle risorse (ENAS); la revisione delle funzioni ENAS tenendo conto dei comparti agricoli serviti e della reale domanda territoriale distinta in ogni zona fra irriguo – potabile – industriale; l’applicazione dei piani già esecutivi elaborati dall’ENAS per lo sfruttamento a fini energetici dei bacini artificiali e la riorganizzazione delle concessioni di gestione degli invasi in coordinamento con il Piano Energetico Regionale; la programmazione di interventi strutturali sulle reti di distribuzione per il contenimento delle perdite; la gestione locale delle risorse sorgive e della distribuzione su piccole reti; il Nuovo Piano Regolatore Regionale delle Acque; l’incentivazione dell’installazione di sistemi domestici per il recupero delle acque piovane e per la fitodepurazione.

5. Tutela della natura e sviluppo locale.

Il patrimonio naturale della Sardegna è tanto grande da poter essere difficilmente quantificabile in termini di potenziale ritorno economico e di sviluppo delle comunità locali che lo possiedono. Oggi la tutela è intesa esclusivamente come vincolo e questo danneggia il bene tutelato, che rimane non gestito, e le comunità che dovrebbero invece trarne sostentamento.

Per una più giusta e sostenibile gestione delle risorse naturali è necessario promuovere un alleggerimento delle procedure per l’applicazione coerente dei piani di gestione dei parchi e delle aree protetteaffinché questi possano da semplice strumento di tutela diventare una risorsa economica per il territorio e motore del turismo e dell’economia locale. La riscrittura delle norme di regolazione delle attività degli uffici regionali, individuazione di regole certe e applicabili in maniera rigorosa e automatica al fine di sveltire le procedureda un lato e rendere i vincoli davvero effettivie quando sia necessario. Sul versante della tutela della salute è necessaria la mappatura e la quantificazione dell’inquinamento chimico, elettromagnetico, atmosfericosu tutto il territorio al fine di pianificare e avviare le necessarie bonifiche dei siti industriali e militari dismessiattraverso l’azione coordinata degli istituti di ricerca, delle aziende locali e degli interventi europei. Il nuovo Piano delle Bonifiche deve promuovere le bonifiche come opportunità di lavoro ed estrazione dagli scarti di nuove materie prime da immettere sul mercato al fine di innescare filiere locali di lavorazione. Non è infine più rinviabile la riorganizzazione dell’ARPAS con la revisione della distribuzione territoriale dei servizi, l’adeguamento della legge regionale ARPAS al nuovo assetto degli enti locali ma soprattutto alle competenze relativamente alla situazione organizzativa regionale reale.



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