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Energia: ecco come abbatteremo i costi della bolletta

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Costo energia elettricaLe imprese e le famiglie sarde pagano la corrente elettrica il 30% in più della media italiana e il 45% in più di quanto la pagano le imprese lombarde.

Come si spiega che i sardi, che producono un surplus energetico e che sopportano l’occupazione e l’inquinamento del territorio, poi si trovino dei costi superiori in bolletta rispetto a chi ha necessità di comprare quella stessa energia?

L’Autorità per l’Energia Elettrica e per il Gas ha prodotto un documento (sulla base della Deliberazione nr. 342/2012/R/EEL del 2/08/2012) dal quale si deduce in che modo si verifichi questo continuo ed enorme danno economico nei confronti delle nostre imprese e delle nostre famiglie: il gestore della rete di distribuzione, Terna, viola sistematicamente le norme e le prassi sul bilanciamento tra produzione e prelievo nei rapporti tra il comparto Sardegna e gli altri due comparti Italiani collegati attraverso il cavo sottomarino.

Il gestore infatti svende sistematicamente, a prezzi stracciati, l’energia prodotta in eccesso dalla Sardegna nei momenti in cui serve al comparto dell’Italia settentrionale e acquista invece l’energia, con soldi nostri, quando questa costa di più sul mercato, favorendo doppiamente il comparto italiano e penalizzando quello sardo.

Le norme invece prevedono, giustamente, che quando il comparto sardo produce energia in eccesso, essa non venga certo svenduta a terzi ma venga immagazzinata sotto forma di energia potenziale attraverso il pompaggio dell’acqua nelle dighe, da valle verso gli invasi a monte, per poi essere recuperata dalle turbine nei momenti di penuria, evitando pertanto quel meccanismo penalizzante di cui si è detto.

Il gestore della rete, inoltre, ha il dovere di non acquistare corrente dai comparti italiani quando quello sardo sta producendo energia utilizzabile a prezzo inferiore e invece, colpevolmente, l’ha fatto e lo fa. In pratica il gestore del nostro comparto e della rete di distribuzione, che non è sardo, usa la Sardegna come serbatoio energetico a vantaggio di un area italiana diversa, per ragioni di tornaconto economico, scaricando sulle nostre bollette i costi di questa pratica scorretta e non prevista dalle convenzioni.

Per come è fatto oggi il mercato di scambio dell’energia elettrica, questo comportamento del gestore implica inoltre che i soggetti finanziari che si occupano di vendere e comprare energia in Sardegna, i cosiddetti UDD (unità di dispacciamento in prelievo, come Enel Energia, Edison, Sorgenia e altre decine di società finanziarie, quasi tutte con sede fiscale in Lombardia) si trovano liberi di portare a termine interventi speculativi ai danni dei cittadini e delle imprese sarde, ben quantificati dall’Autorità dell’Energia, giocando con gli sbilanciamenti tra Sardegna e Italia a proprio favore e a danno dei consumatori sardi.

Per fare un esempio, nel mese di Giugno 2012, a causa di questo comportamento scorretto e lesivo del gestore e delle conseguenti speculazioni da parte degli UDD, il prezzo della corrente in Sardegna è stato di 101,06 €/Mwh invece che di 73,5 €/Mwh come sarebbe stato corretto pretendere dalle regole di mercato e dalle convenzioni in essere.
L’Autorità per l’Energia calcola inoltre un incremento dei costi generali di dispacciamento, da spalmare naturalmente sulle nostre bollette, pari a 1,5 Milioni di Euro, dovuto al comportamento scorretto del gestore e delle società finanziare che ne hanno potuto liberamente approfittare.

C’è da chiedersi, a questo punto: se in tutti questi anni le imprese lombarde avessero dovuto pagare l’energia il 45% in più di quelle sarde, pagando in più anche i costi indiretti derivanti dalla presenza delle centrali di produzione, oggi il luogo comune che vede quelle imprese come operose e le nostre come depresse e poco portate al rischio sarebbe diverso? Probabilmente sì.

Il governo regionale a causa dei suoi legami di dipendenza con gli interessi dei partiti italiani, ha grandi responsabilità per il fatto di non pretendere il rispetto delle convenzioni con le quali concede i propri impianti a soggetti terzi che ci penalizzano, nonostante ciò sia stato ben evidenziato dall’Autorità per l’Energia. Il governo regionale sardo, inoltre,  ha forti responsabilità per la mancata vigilanza e il mancato intervento su una situazione di danno così duratura, macroscopica ed evidente.

Soluzione

In attesa di costruire le condizioni per cui il gestore della rete della penisola sia ben distinto da quello della Sardegna, quest’ultimo dovrà essere sottoposto a stretta vigilanza affinché ottemperi ai suoi doveri e non danneggi economicamente le imprese e le famiglie sarde.

Se Sardegna Possibile vincerà le elezioni, dal prossimo anno, le convenzioni di concessione per la gestione degli impianti di produzione di corrente elettrica, come per esempio le turbine idroelettriche presso le dighe di proprietà della Regione, saranno firmate con soggetti affidabili, che saranno obbligati a perseguire l’interesse dei consumatori sardi con sede e interessi in Sardegna.

Inoltre sempre a partire dal prossimo anno l’energia prodotta in Sardegna sarà utilizzata nell’isola e, qualora venga prodotta in surplus, sarà immagazzinata attraverso il pompaggio dell’acqua a monte negli invasi e riutilizzata, a prezzo inferiore, in caso di necessità.

Nella Sardegna Possibile che stiamo costruendo il prezzo dell’energia per le imprese sarde sarà immediatamente ridotto, con un abbattimento in bolletta del 10% e di un ulteriore 20% in due anni.

Nell’arco dei successivi tre anni, attraverso l’applicazione di un Piano Energetico Regionale moderno e libero da interessi che non siano sardi, il costo della bolletta sarà via via adeguato agli standard medi europei, molto inferiori a quelli italiani, riportando il nostro sistema produttivo ad essere competitivo nei mercati internazionali e liberando le nostre famiglie da un costo in eccesso che non dovranno pagare più.

Emanuele Scalas – Lista civica Gentes per Sardegna Possibile



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