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Filippo Scalas: Enti locali e Urbanistica

Categories: Pillole di Programma

Enti Locali

1. Politica partecipata e cooperazione tra enti locali

PROBLEMA E APPROCCIO

Le Amministrazioni di ogni livello svolgono sempre più la loro funzione non al passo con i ritmi che la società chiede loro. Questo freno è causato principalmente dalla sudditanza, eccessivo controllo e carenza di fiducia tra gli Enti Locali dei diversi livelli.

La modifica del titolo V della Costituzione è ben lontana dall’essere pienamente attuata senza peraltro tener conto delle specificità di ogni soggetto pubblico.

Le decisioni che contano, a livello regionale, sono sempre meno il frutto di una politica partecipata e spesso sono percepite dalle amministrazioni come un’imposizione senza una logica strategica seria.

SOLUZIONI

  • Attivare processi partecipativi che tengano conto il più possibile del punto di vista del territorio nel suo insieme. Gli OST o strumenti simili di partecipazione saranno una componente essenziale dell’attività amministrativa soprattutto dopo le elezioni.
  • Essere maggiormente presenti nei territori attraverso un più intenso incontro tra coloro che amministrano la cosa pubblica a vari livelli. L’assessore si impegna a visitare personalmente tutti i territori della Sardegna attraverso l’ascolto delle problematiche dei Comuni sopra i 5000 abitanti e delle unioni dei comuni. La regione stessa potrà offrire un supporto tecnico, finanziario e manageriale agli Enti Locali in difficoltà nella associazione delle funzioni fondamentali.
  • Nessuna legge strutturale dovrà avere scorciatoie amministrative senza un preventivo confronto e parere dei territori. Le linee regionali dovranno tener conto delle specificità di ogni singola realtà senza appiattire il territori regionale facendo parti uguali tra diseguali.
  • Ridefinire il ruolo e la funzione del Consigli delle Autonomie Locali in particolar modo nella sua funzione operativa e di effettiva utilità.

2. Razionalizzare il tempo rendendo più semplici le norme e le procedure

PROBLEMA E APPROCCIO

La lentezza dei tempi e delle procedure amministrative sono ormai percepiti dalla società civile e in particolar modo del tessuto produttivo come inaccettabili. I tempi della burocrazia non sono quelli del mercato creando un danno sempre maggiore per l’economia del sistema regione.

Le procedure obsolete e l’organizzazione caotica del personale hanno contribuito a rendere la gestione amministrativa lenta e caotica.

Occorre ribaltare il senso di rassegnazione delle piccole e medie imprese e degli enti locali snellendo la burocrazia e la struttura organizzativa rendendo l’intero sistema veloce, efficiente e al passo con i tempi.

SOLUZIONI

  • Fare ordine tra le competenze degli assessorati regionali attivando procedure integrate di intervento in modo da evitare la dispersione, frammentazione e la duplicazione inutile dei procedimenti.
  • Definizione di tempi certi nelle procedure per iridare serietà e autorevolezza alle pubbliche amministrazioni, ogni ritardo non giustificato avrà come conseguenza immediata un surroga come provvedimento sostitutivo per la chiusura immediata delle procedure.
  • Limitare al minimo le deroghe sulle linee regionali che oggi sono diventate la prassi consolidata. Ogni deroga richiesta dovrà essere sufficientemente motivata e non dovrà arrecare danno ai soggetti che se ne dovranno avvalere.
  • Attivare Uno sportello unico per le procedure amministrative, ogni soggetto dovrà verificare, in tempo reale, l’evoluzione del proprio iter, con le sue eventuali problematiche e le soluzioni.
  • Rendere più organico, attraverso testi unificati e congruenti, tutti i piani regionali con cui si devono valutare le coerenze di varia natura.

3. Ridefinire il compito e il ruolo degli Enti Locali

PROBLEMA E APPROCCIO

Siamo nel bel mezzo di un passaggio epocale che investe gli Enti Locali e le loro funzioni.

Sono molte le incognite e necessitano di una soluzione condivisa. . Il problema del ruolo delle provincie la loro presenza o/e l’applicazione del referendum regionale sulla loro abolizione. Le associazioni forzate dei piccoli comuni in unioni e convenzioni, sono un processo che è ancora ben lontano dall’essere applicato e che, purtroppo, ha delle scadenze immediate. La differenza profonda tra le tipologie delle aree urbanizzate e delle zone interne e la ridefinizione degli ambiti territoriali ottimali.

SOLUZIONI

  • Il testo unico nazionale sugli enti locali non è sufficiente a rispondere alle particolarità e le unicità presenti nella nostra isola. Occorre elaborare uno strumento legislativo unificato anche per la Regione Sardegna. In esso occorre a partire dai problemi della collocazione geografica dei comuni, del ruolo degli amministratori locali e del rapporto delle pubbliche amministrazioni con il territorio.
  • Unificare attraverso un contratto unico regionale la situazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni per consentire una maggiore uniformità nei trattamenti e flessibilità nelle competenze.
  • Passare, per gradi, attraverso il processo partecipativo, alla ridefinizione degli ambiti territoriali ottimali con procedure che guidino progressivamente i comuni a interagire per territori rigidi di appartenenza.
  • Riconoscere strutturalmente ed economicamente le specifiche identità territoriali attraverso strumenti di programmazione particolareggiata e solidale fra Regione e Comuni. Distinguere gli interventi strategici in macroaree urbane dai comuni satellite delle aree urbanizzate e quelli non limitrofi caratteristici delle zone interne.

4. Nuove forme di ripartizione finanziaria

PROBLEMA E APPROCCIO

Gli Enti Locali vivono una situazione finanziaria drammatica. Gli amministratori, gravati di nuove responsabilità, hanno avuto una riduzione drastica dei fondi. Il fondo unico, strumento utile in questo momento di crisi, risulta spesso mal distribuito.

La situazione è resa ancora più difficile con l’introduzione del patto di stabilità interno anche per quelle amministrazioni tra i 1000 e 5000 abitanti.

L’approccio più saggio è certamente quello che tiene conto di una ridistribuzione che tenga contodella perequazione globale, del fattore demografico, e un nuovo parametro che è quello solidale e della virtuosità della buona amministrazione.

SOLUZIONI

  • Ripensare il fondo unico regionale introducendo nuovi parametri virtuosi che concertati possano premiare gli Enti Locali in linea con le linee della programmazione regionale attraverso i principi di sussidiarietà differenziazione e adeguatezza.
  • Liberare il fondo unico regionale dai vincoli di destinazione in un clima di fiducia e corresponsabilità verso chi amministra la propria comunità e meglio di tutti conosce le sue priorità di intervento per una più saggia ripartizione economica.
  • Trovare una più equa distribuzione dei fondi tenendo conto delle differenti situazioni in una logica solidale. Più sostegno agli enti con il patto di stabilità interno proporzionalmente più gravoso rispetto ai bilanci reali. Rinforzo a quegli enti che non si isolano ma ragionano in una logica territoriale. Interventi mirati e pianificati sulle aree metropolitane e piccoli comuni.

5. Valorizzazione delle buone pratiche

PROBLEMA E APPROCCIO

Troppo spesso si identifica la gestione della cosa pubblica tenendo conto unicamente di fattori negativi. Gli sprechi, la mala gestione del patrimonio, gli interessi di parte la supponenza degli atteggiamenti e la mancata visione d’insieme.

Accanto a questi elementi che impediscono il buon governo esiste però un mondo poco evidenziato fatto di persone che amministrano diligentemente, senza interessi personalistici, con azioni innovative e virtuose.

Il criterio di fondo che ci deve guidare deve essere quello di credere nelle persone capaci e oneste e valorizzare le loro azioni positive.

SOLUZIONI

  • Istituire una lista dei comuni virtuosi della Sardegna indicando parametri che tengano conto delle particolarità dei territori, dimensione territoriale e demografica e azioni innovative virtuose.
  • Proporre uno strumento di consultazione immediata delle buone pratiche e la possibilità che queste possano essere diffuse attraverso il contatto diretto tra gli attori dello sviluppo locale sia pubblico che privato, Amministrazioni, imprese, volontariato e mondo della cultura.
  • Introdurre azioni di incentivazione verso gli enti che non solo rientrano nei parametri della buona gestione ma anche verso quelli che replicano con serietà le buone condotte amministrative.
  • Sostenere le forme di partecipazione e condivisione attraverso il patto con i cittadini. Incoraggiare il loro coinvolgimento nelle decisioni sugli usi del territorio sulla realizzazione degli interventi strutturali, sulla determinazione e ripartizione dei servizi indispensabili per il mantenimento e lo sviluppo di ciascuna comunità.

URBANISTICA

1. Espansione dei centri urbani e consumo di suolo agricolo

PROBLEMA E APPROCCIO

L’ultimo censimento (2011) ha certificato ciò che tutti ogni giorno constatiamo direttamente: la diminuzione della popolazione e la stagnazione di un patrimonio immobiliare disponibile, che supera abbondantemente le necessità abitative e lavorative.

I centri urbani, a causa dell’ingordigia speculativa, sono ormai sovradimensionati rispetto alla popolazione e dispersi rispetto alla possibilità di erogare i servizi. La dispersione e il sovradimensionamento sono causa di degrado e di aumento dei costi di gestione, che le amministrazioni cercano necessariamente di recuperare incrementando la tassazione o riducendo i servizi.

Nonostante queste evidenze, nuove urbanizzazioni e ulteriore consumo di suolo agricolo sono cronaca odierna a Cagliari come nei centri minori.

Fermare la crescita infinita e indefinita dei centri urbani significa risparmiare soldi dei cittadini e patrimonio territoriale a vantaggio dei soliti pochi speculatori.

SOLUZIONI

  • Sardegna Possibile ritiene che si debba rispondere al fabbisogno abitativo facendo i conti con il patrimonio già costruito, storico e moderno, rinunciando alla logica parassitaria del “costruisco, consumo il territorio e poi mi sposto da un’altra parte”.

L’attività edilizia, della quale si minaccia il tracollo, troverebbe altrettanta e più specializzata occupazione nel restauro e nella ristrutturazione del patrimonio esistente, nonché nella riqualificazione delle aree marginali, degradate e dismesse da altre funzioni.

Questa scelta strategica, che richiede un investimento iniziale maggiore, comporta una grande economia di gestione per il privato e per la comunità, e produce un miglioramento della qualità abitativa, sociale e paesaggistica.

2. RESTITUIRE CENTRALITÀ TERRITORIALE AI PAESI

PROBLEMA E APPROCCIO

Dopo che per anni la Sardegna ha inseguito il miraggio dello sviluppo industriale e terziario, in assenza di vincoli paesaggistici, il territorio agricolo si è trovato ad avere un crollo della redditività a fronte della facile speculazione immobiliare mascherata da sviluppo turistico, da sviluppo delle energie rinnovabili o da qualche altro pseudosviluppo.

Questi interessi speculativi rischiano di compromettere lo stesso bene che è causa del valore: il paesaggio storico.

L’insediamento agricolo in Sardegna è il paese stesso, con pochissime eccezioni. Tradire questa connotazione significa perdere una delle peculiarità identitarie del paesaggio sardo.

Sardegna Possibile crede nel potenziale agricolo locale e nel modello di antropizzazione storico sardo, che esclude l’urbanizzazione delle campagne, e che rimette il paese al centro del territorio, inserito in un rete di comunità sussidiarie non gerarchiche.

SOLUZIONI

  • Il paese deve tornare ad essere il luogo privilegiato e multifunzionale della cultura, della ospitalità, dell’abitare e della manifattura con alti livelli di innovazione ed osmosi fisica e spirituale con il territorio circostante.
  • Il paese dovrebbe essere concepito dalla pianificazione territoriale come:

il luogo d’elezione dell’ospitalità turistica e la testata di penetrazione nel territorio con un’offerta di itinerari differenziati e sostenibili

il luogo di condensazione e di rigenerazione della cultura locale, dotato di idonee infrastrutture.

il luogo delle piccole e medie manifatture specializzate agroalimentari o comunque legate ai saperi locali, dalla distilleria alla bioedilizia. Questo tessuto non dovrà essere la periferia estetica e sociale del paese, ma il cuore pulsante della comunità.

il luogo della complessità delle relazioni umane e quindi dell’abitare.

3. IL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE

PROBLEMA E APPROCCIO

Il piano paesaggistico del 2006, primo strumento del genere approvato in Italia, nella Regione dei piani di fabbricazione e di risanamento, dei centri storici lapidati dai blocchetti di calcestruzzo, è stato una terapia d’urto. Considerando che l’ottimo è nemico del buono, Sardegna Possibile ritiene che sia stato indispensabile.

A sette anni dalla sua entrata in vigore, solo otto comuni vi si sono adeguati evidenziando alcune criticità. È certamente il momento di migliorarlo, difendendo il principio di non urbanizzazione delle aree agricole costiere e interne. Sardegna Possibile ha alcune idee in proposito:

SOLUZIONI

  • Attraverso una Legge Urbanistica, occorre, sia integrare il PPR entro un sistema di gestione del territorio coordinato orizzontalmente e verticalmente, che subentrare all’attuale ipertrofia normativa del PPR.
  • Estendere il PPR a tutta la Sardegna aggiornando il lavoro svolto sugli ambiti costieri e pianificando gli ambiti interni.
  • Accettato il fatto che il vincolo è stato una misura emergenziale per evitare danni irreparabili, è tempo di affiancare ai vincoli una regolamentazione che renda vantaggiose le pratiche territorialmente virtuose. Il vincolo, infatti, viene percepito esclusivamente come un limite alla sfera individuale e, se da un lato impedisce la perdita del bene per distruzione, dall’altro non ne impedisce la perdita per abbandono. La regione deve garantire un incentivo alle azioni virtuose che concorrono al mantenimento del bene comune-paesaggio, instaurando un principio di eticità e un meccanismo di collaborazione con il cittadino. Peraltro, ciò sarebbe nello spirito nel sostegno all’agricoltura della PAC 2014-2020.

4. La Legge Urbanistica

PROBLEMA E APPROCCIO

In un momento in cui alcuni vorrebbero fare un passo indietro nella cura del paesaggio sardo, è invece l’occasione culturale e politica per fare un passo avanti e lavorare per progredire nella cultura urbanistica. Le recenti tragedie hanno convinto anche i più attardati, che non si tratta di dare retta a qualche cassandra ambientalista, ma di fissare delle nuove regole di convivenza tra gli sbrindellati resti sociali di un tentativo di modernità e un’isola, di cui a torto o a ragione vantiamo continuamente la bellezza.

Non si tratta di sferruzzare sui piani, abrogare qualche comma, tutelare un monumento o un fenicottero, correggere qualche retino, ma di riscrivere una legge urbanistica, stabilendo un nuovo patto tra i Sardi e la Sardegna.

Su questo tema alcune giunte sono cadute, altre non l’hanno neanche affrontato, qualcuno ha fatto finta di occuparsene.

SOLUZIONI

  • Sardegna Possibile considera la legge urbanistica una priorità della propria azione di governo, che va affrontata subito per poter aprire un confronto ampio e partecipato.

La costruzione di questo patto costituente deve considerare il patrimonio territoriale la base materiale per produrre ricchezza per noi e per le generazioni future.

Intendiamo esplicitamente riferirci al principio di sostenibilità, ma con una precisazione importante. Il territorio non è una risorsa meramente materiale, per cui se ne deve consumare ma non troppo, bensì il frutto della complessa relazione di simbiosi tra uomo e natura.

Questa ricchezza relazionale richiede il perseguimento, attraverso le legge Urbanistica e di concerto con gli atti degli altri assessorati, non solo della sostenibilità ambientale, ma anche di quella politico-amministrativa, sociale, economica e territoriale.

5. LA REGIONE DA CONTROLLORE A COLLABORATORE NELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA E TERRITORIALE

PROBLEMA E APPROCCIO

Gli ultimi anni della storia regionale sono stati segnati da una grande conflittualità tra eterodirezione e autogoverno delle comunità locali. Sempre più spesso poteri forti esterni, sia economici che istituzionali, si sono scontrati con forze locali insorgenti più o meno organizzate.

Non sempre la Regione ha svolto il ruolo di garante nel conflitto tra soggetti volti a un uso strumentale del territorio e promotori dello sviluppo autosostenibile.

Sardegna Possibile crede che la Regione debba tornare ad avere questo ruolo di garanzia, e che inoltre − soprattutto attraverso una nuova legge urbanistica − si debba stringere una nuova alleanza con le comunità locali per una nuova stagione della pianificazione territoriale e urbanistica.

SOLUZIONI

  • L’attività di pianificazione dovrà superare l’attuale meccanismo adozione-approvazione tra Regione e comune. Si deve percorrere con più vigore la strada della collaborazione suggerita dalla normativa europea sulla VAS, per arrivare alla copianificazione.

Copianificare significa superare il modello azione-controllo per arrivare ad organizzare dei gruppi di piano di cui facciano già parte tutti gli attori interessati al procedimento. A questo tavolo i comuni dovranno portare le competenze contestuali ed essere garanti della partecipazione e della sostenibilità sociale, mentre la Regione e gli enti “di controllo” dovranno contribuire con le competenze specializzate, ed essere garanti della sostenibilità territoriale. La legge urbanistica dovrà indicare specifiche modalità di collaborazione per le diverse scale di pianificazione prevedendo tempi certi, risorse economiche e pari dignità a tutti i soggetti.



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One Response to "Filippo Scalas: Enti locali e Urbanistica"

  1. […] Lo farò perché Sardegna Possibile mi darà la possibilità di accedere, nel modo più trasparente possibile, al processo di costruzione delle decisioni della politica pubblica. […]

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