Notizie

Paolo Piras

Ogni volta che accade un disastro come quello di lunedì scorso assistiamo sistematicamente al tentativo da parte delle autorità di sfuggire alle proprie responsabilità. Ma il lutto non può essere utilizzato come alibi per evitare di rendere conto del proprio operato. Le informazioni che provengono dalla stampa rivelano che il presidente Cappellacci non è stato in grado di fronteggiare l’emergenza. Le sue prime dichiarazioni lasciano intendere che il fenomeno di lunedì fosse un evento eccezionale: “è stata una piena millenaria” ha detto, dimenticando, ad esempio, l’alluvione del 2008 che ha causato 4 vittime a Capoterra e altre situazioni analoghe. Come se non bastasse, all’interno dello stato italiano, la Sardegna conta il più alto tasso di mortalità in rapporto a questo tipo di eventi, che evidentemente si verificano con una frequenza tutt’altro che millenaria. È notizia di questi giorni che la protezione civile ha intimato due mesi fa alla Regione di dotarsi di un Centro funzionale decentrato per un efficace monitoraggio del territorio e che, se non avesse provveduto entro gennaio 2014, la protezione civile regionale sarebbe stata commissariata. Questo ultimatum, inviato allo stesso Ugo Cappellacci, lascia intuire una corrispondenza ricorrente fra gli organi della regione e quelli dello stato italiano. Se il centro di monitoraggio fosse stato creato a suo tempo, al momento dell’emergenza sarebbe stato possibile avere informazioni più precise sul fenomeno che si stava abbattendo sulla Sardegna, e forse si sarebbero salvate delle vite. Non solo: la Sardegna è sprovvista di un Piano di protezione civile (come previsto dalla legge regionale n° 3 del 17 gennaio 1989) da ben 24 anni. Un’altra causa dei profondi danni subiti in alcune zone è direttamente riconducibile all’assenza di regole certe per una giusta e corretta urbanizzazione. I vari condoni e sanatorie hanno permesso che si costruisse in zone ad alto rischio idrogeologico e, a parere di alcuni esperti e categorie di settore, si ha l’impressione che questo indirizzo politico continui a persistere nell’attuale proposta del PPS, al momento sotto esame del Ministero dei beni ambientali e culturali. Da tutti questi elementi emerge l’incapacità della giunta e del presidente, che è il primo responsabile delle azioni della Protezione Civile regionale, nel governare adeguatamente la Sardegna. Incapacità che si aggiunge alla disastrosa esperienza di governo di questi anni, condita di vuota retorica e di continui annunci ma molto povera di scelte strategiche e di realizzazioni concrete. ProgReS – Progetu Repùblica considera evidenti le gravi responsabilità politiche e operative nella gestione dell’emergenza, nella scarsa organizzazione dei soccorsi e della messa in sicurezza della popolazione. E a ciò si aggiungono le forti perplessità sulle intenzioni dichiarate da Cappellacci di voler perseguire un piano di riorganizzazione dell’urbanistica che risulta essere incompatibile con i fatti drammatici di questi giorni e, per questo, anche moralmente discutibile. Non si può pensare, come fa il presidente Cappellacci, che la priorità della Sardegna, davanti alle bare dei nostri morti e alla devastazione che ci ha colpito così duramente, sia fornire ai futuri turisti del golf vitto e alloggio di qualità. Non si può sostenere che laddove non scorra più un fiume da sessant’anni sia possibile costruire (l’acqua ha molta più memoria degli uomini, come dovremmo aver imparato a nostre spese). Non si può governare un popolo con queste evidenti debolezze politiche, pratiche ed etiche. Tutte queste considerazioni ci spingono a ritenere che, se le accuse di questi giorni dovessero trovare conferma, il presidente Ugo Cappellacci dovrebbe avere il coraggio e l’onestà politica di dimettersi dal suo ruolo, sia per rispondere delle sue mancanze conclamate, sia per evitare di fare altri danni da qui ai prossimi difficili mesi.

Paolo Piras – Segretario Nazionale ProgReS – Progetu Repùblica
Candidato nella lista ProgReS per Sardegna Possibile



Condividi


Facebook

Lascia un commento