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Giampiero Poddie, marinaio di foresta

Categories: Storie

Giampiero Poddie

Se ci chiedessero qual è la regione italiana con più boschi, probabilmente la maggior parte di noi penserebbe al Trentino, alla Val d’Aosta o al Piemonte, regioni che del loro patrimonio boschivo hanno fatto risorsa primaria dell’economia e biglietto da visita della loro identità paesaggistica. Invece la maggiore concentrazione boschiva ce l’ha la Sardegna, con un patrimonio censito di oltre un milione e duecentomila ettari, un bene immenso che, a forza di pensarci fatti solo di spiaggia, diventa visibile al nostro immaginario solo quando va in fumo negli incendi. Probabilmente nessuno conosce le potenzialità di questa ricchezza meglio di Giampiero Poddie, boscaiolo di Tonara, che a meno di sessant’anni ha già addosso il peso simbolico di essere l’ultimo rimasto a fare il suo mestiere.

 

Passare un pomeriggio con lui cambia completamente il modo olografico in cui un certo ambientalismo di città è abituato a immaginarsi il verde selvaggio. “Un giorno mentre tagliavo nel bosco lungo la strada si è fermato un pulman di persone che mi gridavano: assassino, lascia stare gli alberi! Li ho fatti sfogare, poi gli ho fatto un po’ di educazione forestale, spiegandogli che il bosco è come un paese: io non vorrei vivere in un paese pieno di vecchi dove i giovani non hanno opportunità. Preferisco vivere in un paese di giovani dove ogni tanto incontro un vecchio che mi racconta una storia. Il bosco così fitto che non ci passa manco il cinghiale non è un bel bosco. I nostri anziani, che avevano una grande cultura boschiva, sapevano bene che la selva senza controllo genera dissesto idrogeologico ed è un pericolo mortale. Tre rami caduti in un fiume sono una diga naturale che alla prima pioggia scatena l’acqua a valle come una furia, come a Capoterra. Quest’anno qui è caduto il 25% di acqua in più, ma è defluita con lentezza perchè il bosco è controllato.”

 

La parola di Giampiero è fluida come l’acqua che descrive, in caduta costante secondo un filo logico che spazia dalla botanica alla piromania. “Gli incendi nei boschi ci sono sempre stati, li condanna anche la Carta de Logu, ma se ora sono così devastanti è perchè nel bosco non c’è più l’uomo. Se la selva è fitta e senza controllo, le chiome alte fanno da tappo e il sottobosco in fiamme può superare i mille gradi. Prima di spegnere un fuoco di mille gradi quanto bosco e quante vite si rischiano?”

 

Il bosco è un’industria ad alto tasso di occupazione: senza fare nessun conto del potenziale turistico, solo tra manutenzione, produzione, trasformazione e indotto della filiera forestale, ogni 20 ettari potrebbe esserci un posto di lavoro. Considerando che nel solo territorio tra Fonni e Laconi ci sono oltre 43 mila ettari di bosco privato, perchè non ci sono 2150 persone impiegate stabilmente? Per Giampiero non è un problema di risorse. “Abbiamo il 14% del totale del patrimonio boschivo italiano, che in crediti di carbonio corrisponde a circa due miliardi di euro. Andrebbero investiti in formazione forestale e in impiego, ma come siano usati adesso bisognerebbe chiederlo a chi li movimenta. L’unica cosa che so io è che a Tonara cinquant’anni fa c’erano 49 falegnamerie e 8 segherie mentre oggi i boschi abbandonati sono diventati improduttivi e pericolosi e l’incuria è tale che nei prossimi dieci anni rischiamo di perdere tutti i castagni: sono malati e nessuno si sta preoccupando di curarli”.

Il patrimonio silvestre sardo ha forti potenzialità anche per le produzioni alimentari. “Sembrerà assurdo, ma importiamo ogni anno oltre 40 milioni di euro di mandorle per l’industria dolciaria dell’isola, perchè in Sardegna non ne produciamo abbastanza. La coltura del mandorlo è sostenuta anche da fondi europei, perchè non interferisce con gli attuali equilibri interni del mercato agroalimentare. Significa che se la piana di Ottana fosse coltivata a mandorlo darebbe più posti di lavoro e sarebbe infinitamente più sostenibile della centrale termoelettrica che oggi inquina terreni, persone e animali.”

Nella silvicoltura non c’è solo l’opportuntià dell’alimentare e del legno. Il turismo montano estivo è un’altra possibilità concreta per l’economia sarda, ma del tutto sottovalutata dalla politica. Eppure i dati italiani dicono che le persone che vogliono andare in montagna d’estate sono l’11% del turismo totale e si concentrano quasi del tutto su quelle aree del territorio italiano che hanno investito in modo massiccio sulla valorizzazione della montagna anche fuori dalla stagione sciistica: Bolzano, Trento e Veneto. È lì che la gente si sposta in estate per passeggiare nei boschi. Giampiero commenta questi dati con un sorriso di bonaria superiorità: “Le foreste dell’alta Italia sono fatte di conifere e hanno al massimo tre tonalità di verde. Le foreste sarde, molto più biodiversificate, hanno sessanta tonalità di verde in estate e un’esplosione di colori in autunno imparagonabile. Una passeggiata qui è cromoterapia”.

 

È per questa esatta consapevolezza delle sfumature che bisognerebbe chiedere a questo marinaio di foresta di essere assessore all’ambiente. Lo farei io, ma so già che Giampiero Poddie non lascerebbe mai il bosco di Tonara per la giungla di viale Trento. A lui faccio però la mia prima promessa elettorale: se i sardi mi daranno la loro fiducia, per quel compito mi impegno a non scegliere nessuno che lui non approvi.

 

Giampiero Poddie

 

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One Response to "Giampiero Poddie, marinaio di foresta"

  1. Rassegna stampa: i rassegnati di agosto 2013 #5 Posted on 1 settembre 2013 at 15:30

    […] Giampiero Poddie, marinaio di foresta di Michela Murgia (Sardegna Possibile, 28 agosto […]

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