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Go In Sardinia

Le scommesse rivoluzionarie hanno un esito ambivalente: se funzionano sei coraggioso, se falliscono sei stato temerario e incosciente. Di Gian Paolo Scano, Cinzia Ghiani e Pietro Sini si diranno probabilmente entrambe le cose, perché il miracolo imprenditoriale di cui quest’anno si sono resi protagonisti con GoInSardinia richiedeva una dose di speranza molto superiore ai risultati di qualunque calcolo preventivo. La situazione di partenza in cui si sono trovati la conosciamo purtroppo tutti: da qualche anno i prezzi dei traghetti gestiti da Moby, Snav, Grandi Navi Veloci (GNV) e Marinvest sono lievitati all’inverosimile, rendendo difficile l’arrivo in Sardegna sia per chi voleva venirci in vacanza che per i sardi stessi. I loro potenti armatori si erano difesi accusando il rincaro dei costi di rifornimento, ma l’autorità antitrust a giugno scorso li ha smascherati, rivelando che invece nel 2011 avevano stipulato un accordo commerciale segreto con lo scopo di lucrare sulla necessità dei sardi di spostarsi. L’antitrust ha imposto a quei furbi signori una multa complessiva di 8 milioni di euro, che per colmo di paradossi andranno nelle casse dello stato italiano, anziché in quelle della Sardegna che ha subito il danno.

La giunta Cappellacci in questo delicatissimo ambito – il diritto alla mobilità dei sardi, la protezione delle imprese turistiche, la continuità territoriale – si è distinta per inettitudine e scelte demenziali, come quella di mettere in mare due navi Saremar per oltre 10 milioni di euro, più 3 milioni in “spese di promozione”. Questa operazione, oltre ad aver generato fiori di debiti per i sardi (si parla di 9 milioni sulla sola tratta Porto Torres-Civitavecchia) ha suscitato un’inchiesta della comunità europea per violazione delle norme sugli aiuti di stato. Non pago di quest’operazione scellerata fatta con denaro pubblico, Ugo Cappellacci ha permesso che il Ministero dei Trasporti firmasse una nuova convenzione con Tirrenia – cioè l’azienda controllata dagli armatori accusati dall’antitrust di aver fatto cartello contro i sardi – confermandole un sostanziale monopolio e affidandole la mobilità dei sardi fino al 2020 per 72 milioni di euro l’anno: un’operazione molto simile al dare l’Avis in gestione a Dracula.

In questo scenario, dove Bankitalia ci informa che il turismo in Sardegna è crollato dell’8,1% e i posti di lavoro sono diminuiti del 25% in un solo anno (dati CISL), Gian Paolo Scano e Cinzia Ghiani si sono stancati di aspettare e hanno fatto quello che sembrava impossibile: consorziare gli imprenditori del turismo e armare una nave in proprio per provvedere ai trasporti a prezzi normali. Una follia per chi armatore non è, ma non più folle che stare a guardare mentre il lavoro di una vita intera fallisce per le assenze istituzionali e le furberie dei grandi gruppi navali.

Settanta imprenditori hanno detto sì a questo progetto e così da Santa Teresa ci si è messi a cercare una nave. Misteriosamente, non appena si è sparsa la notizia, tutte le navi dei porti italiani risultavano occupate o già opzionate, ma gli imprenditori sardi non si sono dati per vinti: Pietro Sini, il lato tecnico del consorzio, si è rivolto a una piccola compagnia greca, la Anek Lines, nata per lo stesso motivo per cui stava nascendo GoInSardinia, cioè risolvere il problema dei trasporti tra Creta e la Grecia. La nave viene trovata: è la Kriti, che viene messa in mare a 60mila euro al giorno compreso equipaggio (greci alle macchine e sardi al servizio passeggeri), carburante e costi di portualità. Una cifra impressionante per dei piccoli imprenditori, ma Go in Sardinia se la è potuta permettere senza nemmeno firmare le fidejussioni. “Abbiamo pagato in contanti il noleggio, anticipando con i soldi dei biglietti che avevamo già venduto”. Tra i costi che questi coraggiosi imprenditori si sono dovuti assumere ce n’è uno particolarmente significativo per chi ha a cuore la libertà di spostamento dei sardi: pur avendo qui la più grande raffineria del Mediterraneo ed essendo al centro di molti crocevia per mare, la Sardegna è inspiegabilmente priva del servizio di bunkeraggio, il sistema di rifornimento per le navi. La Kriti il rifornimento lo ha fatto tutta l’estate a Livorno, con tutto quello che significa in termini di costi.

Nei progetti iniziali di Gian Paolo, Cinzia e Pietro, la loro nave doveva viaggiare con persone che avevano acquistato il pacchetto viaggio+vacanza nelle strutture dei consorziati, ma presto si rendono conto che il mercato è molto più ampio: grazie ai suoi prezzi competitivi, tutti vogliono viaggiare con la Kriti, non solo chi viene in vacanza, ma anche i sardi desiderosi di tornare a casa per vedere le famiglie rimaste qui. “Ci ringraziano con le lacrime agli occhi”, mi ha confidato Cinzia, “perché molti di loro hanno ferie solo in altissima stagione e non si sarebbero mai potuti permettere di viaggiare ai prezzi delle navi per turisti”. La domanda è se sia giusto che quei prezzi li paghino anche solo i turisti. “Non è giusto, infatti noi applichiamo una tariffa unica per tutti, più bassa del 50% rispetto alle altre compagnie”.

Il costo totale dell’operazione GoInSardinia è stato di otto milioni di euro ed entro il 30 di settembre, data in cui si fermeranno le tratte, Gian Paolo, Cinzia e Pietro stimano di averlo interamente recuperato, grazie all’alto numero di passeggeri trasportati: chiudere in pari nel primo anno di esercizio è quello che in imprenditoria si definisce “successo clamoroso”. Per il prossimo anno il consorzio sta lanciando l’ipotesi del noleggio di una seconda nave e dell’ampliamento del consorzio fino a 500 soci, con quote d’ingresso che variano dai 500 ai 1000 euro (chi è interessato può scrivere nello loro pagina Facebook). La filosofia della nave è costruita sull’idea che chi sale la passerella sia già in Sardegna e per questo quest’anno sulla nave c’era uno show room di artigiani e artisti sardi, mentre dal prossimo anno lo sarà anche il catering.

Fermo restando che GoInSardinia è un’operazione dedicata al trasporto turistico e non al diritto di mobilità per tutto l’anno, come è possibile che settanta operatori turistici senza alcuna esperienza in imprenditoria dei trasporti siano riusciti in sei mesi a fare per il turismo isolano quello che non è riuscito per anni alle istituzioni, che pure hanno molte più informazioni, potere negoziale e risorse economiche? Perché la prima competenza che occorre per fare le cose giuste, in politica come nell’imprenditoria, è la volontà. Gian Paolo e Cinzia sapevano cosa volevano ottenere e hanno cercato i tecnici che potevano realizzarlo: un’ovvietà ben diversa dalle logiche con cui la regione ha gestito la questione del caro traghetti, autorizzando e promuovendo l’inutile flotta che rappresenta un esempio tra le “fattispecie attinenti a fenomeni corruttivi”, per usare le parole con cui l’ha definita il procuratore generale della corte dei conti Nottola.

Nella Sardegna Possibile che stiamo costruendo la politica non sarà di ostacolo allo sviluppo, ma ascolterà i problemi degli imprenditori sardi, sosterrà le loro soluzioni e imparerà dalla loro creatività. Grazie a Gian Paolo, Cinzia e Pietro per avermi mostrato come si fa.

Gian Paolo Scano Pietro Sini Cinzia Ghiani



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