La nostra idea di Sardegna

Sardegna Possibile

Qual è la nostra idea di Sardegna Possibile?

Sardegna Possibile nasce come spazio politico plurale, democratico e aperto a tutti coloro che vogliono contribuire a costruire un nuovo modello di governo per la Sardegna. Che sia un modello migliore non ci basta: deve essere anche diverso, perché la povertà demografica, economica e culturale a cui la Sardegna è stata condotta in questi anni può essere invertita solo a patto di una profonda messa in discussione delle sue cause e di un coraggio senza sconti nel volerle rimuovere.
Per questo motivo Sardegna Possibile mette in discussione la logica della dipendenza, quella grazie alla quale la classe politica in Sardegna è stata dominante senza mai diventare dirigente, scegliendo invece di farsi dirigere dai centri di potere esterno e dai loro intermediari locali, con quali si è spesso confusa.

Le conseguenze della dipendenza sono evidenti. La storica centralità mediterranea della Sardegna è diventata oggi una condizione periferica. La negazione sistematica delle nostre ricchezze materiali e immateriali ha reso possibile la loro svendita e predazione sopra e sotto il suolo. La rimozione del vissuto storico dell’isola ci ha formati a considerare la nostra storia e la nostra lingua come cose di nessun valore. L’abitudine a considerarci deboli e assistiti ha costruito la cultura del favore e demolito quella del diritto e, in molti casi, anche quella dell’impegno personale al riscatto sociale. L’assenza dell’idea di noi stessi come popolo ci ha fatti ripiegare sul familismo amorale. L’aver creduto alla nostra inferiorità ci ha portati a considerare normali le nostre mediocrità e eccezioni le nostre eccellenze. L’assuefazione alla dipendenza, sia individuale sia collettiva, ha prodotto un indebolimento culturale, sociale ed economico che è sotto gli occhi di tutti.

Alla Sardegna vogliamo offrire buona politica, buona amministrazione e buone pratiche economiche, sociali e culturali diffuse. Vogliamo vederla crescere in istruzione e in disponibilità di competenze e strumenti critici. Vogliamo creare un sistema economico efficiente, a partire dai suoi settori strategici: ricerca e innovazione, cultura, agricoltura e settore agroalimentare, terziario avanzato, turismi, rapporti commerciali con tutte le sponde del Mediterraneo, produzione energetica da fonti rinnovabili. Vogliamo valorizzare la sua cultura industriale e la sua capacità di intraprendere, recuperando il nostro passato petrolchimico attraverso le bonifiche e la progettazione di moderni distretti industriali, realizzati secondo il principio di sostenibilità e dentro a un profondo ripensamento delle logiche di assistenzialismo. La nostra Sardegna Possibile saprà situarsi nel tempo e nello spazio storico, attraverso la riappropriazione dei beni della memoria collettiva, della storia e della lingua. Questo ci renderà più capaci di innescare processi di interrelazione virtuosa con l’esterno, crescendo in accoglienza e multiculturalità.

Crediamo che la Sardegna abbia le forze per invertire il processo del suo impoverimento, ma l’unica politica che può guidare questo cambiamento è quella capace di guardare alla Sardegna come soggetto pienamente responsabile della sua storia.

Quali sono i nostri valori di riferimento?

Democrazia, leggerezza e trasparenza

La politica non è una cosa sporca. Perché la democrazia torni a essere vera non basta però eleggere i governanti; è necessario avere a disposizione anche gli strumenti per controllare e sottoporre a verifica il loro operato. Ci impegniamo a fare in modo che i sardi possano accedere tempestivamente a ogni tipo di informazione di interesse pubblico, usufruendo di ogni possibile spazio fisico o strumento di comunicazione, di influenza e di verifica delle scelte politiche. Siamo anche convinti che non esista vera democrazia laddove il meccanismo per far funzionare lo Stato passa per le mille pastoie burocratiche dove si perde il rispetto dei diritti e si annida la richiesta dei favori. Semplificare la pubblica amministrazione è un impegno prioritario.

Eguaglianza e lotta alla povertà

Non possiamo sopportare di vivere in una società di disuguaglianze. Intendiamo lavorare perché tutti possano essere messi in grado di accedere a un livello di esistenza dignitoso, con pari opportunità a prescindere da estrazione sociale, orientamento sessuale e religioso, genere, qualità personali, opinioni e provenienza. Realizzeremo tutto ciò che può essere realizzato in ogni ambito di intervento e con tutti gli strumenti disponibili.

Diritti civili

Una società giusta comincia dal rispetto dei diritti fondamentali. Il diritto all’istruzione fino ai gradi più alti è collegato al diritto di potersi spostare dentro e fuori dalla Sardegna, ma questo diritto oggi non è difeso. Il diritto di accesso a beni comuni come l’acqua, la terra fertile, il paesaggio, il patrimonio culturale e la salute sono garantiti solo dalla rimozione di tutte le servitù eterodirette, anche militari, e delle pratiche clientelari. Vogliamo incentivare una apertura maggiore della nostra collettività in termini culturali e sociali, senza alcuna esclusione discriminatoria, con particolare riferimento alla parità di genere nelle istituzioni, attualmente negata per esplicita volontà politica.

Coesione sociale

Siamo un popolo ed è ora di ricordarlo. Uno dei problemi fondamentali della Sardegna è la scarsa coesione sociale, che ha gravi conseguenze socio-economiche e politiche. Vogliamo recuperare il senso di appartenenza alla nostra collettività storica nel suo insieme, per favorire l’apertura del nostro orizzonte al di là dei confini domestici, del vicinato, della parentela o delle nostre comunità locali. Per questo le politiche di coesione sociale che intendiamo promuovere premiano i comportamenti relazionali coesivi e sanzionano le pratiche individualistiche.

Responsabilità

Siamo stanchi di sentire che è colpa di qualcun altro. L’assunzione di responsabilità e la diffusione dell’etica della responsabilità sono il motore del cambiamento che vogliamo innescare. Non più aspettative di tutela o sostegno dall’alto e dall’esterno, ma riappropriazione delle scelte e delle risorse. Non più ricerca di capri espiatori estranei o di pretesti identitari (le nostre presunte tare congenite: divisione, invidia, incapacità di collaborare o di fare impresa, ecc.) ma piena e consapevole assunzione della nostra sorte collettiva.

Relazioni

Stare insieme è conveniente e ci rende più umani. Oggi si chiama “rete” quel tessuto di relazioni economiche, culturali e umane proprie della Sardegna che si è tentato di lacerare negli ultimi duecento anni. È indispensabile ricucire quel tessuto in modo che possa essere il fondamento di nuovi modelli economici e sociali. Il principio della rete, radicato nella società sarda, lo riprenderemo e lo trasformeremo in sistema, con il supporto di una adeguata pianificazione politica.

Autodeterminazione

Vogliamo assumere direttamente le decisioni che riguardano le nostre vite, i nostri interessi collettivi e le nostre necessità strutturali. L’autodeterminazione deve essere perseguita e resa praticabile già dentro l’attuale quadro istituzionale, a partire da una riappropriazione materiale, giuridica e simbolica della nostra storia e degli elementi portanti della nostra vita associata (istruzione e università, trasporti, beni culturali, ecc.). All’autodeterminazione attengono sia profili culturali sia profili pratici sia profili giuridici. Devono essere affrontati tutti, fino all’estremo limite consentito dall’ordinamento vigente, senza alcuna paura di entrare in conflitto con lo stato centrale, quando siano in gioco i nostri diritti e i nostri interessi vitali. Al diritto all’autodeterminazione attiene anche la possibilità di intessere relazioni con l’esterno non mediate da strutture e/o interessi estranei, così come la presenza nelle istituzioni europee, elemento decisivo per il nostro sviluppo materiale e culturale.

Sostenibilità

I nostri passi sulla terra devono tornare leggeri. La Sardegna mostra gli effetti dell’insostenibilità delle scelte politiche che hanno compromesso la salubrità di un sesto del suo territorio. La cattiva pianificazione pubblica delle aree costiere, impoverite da milioni di metri cubi di seconde case, ha seriamente compromesso il patrimonio paesaggistico e le risorse territoriali per le generazioni future. L’emigrazione come risposta alla mancanza di prospettive di lavoro e’ un altro effetto dell’insostenibilità’ del modello di non-sviluppo che ha inciso sulle nostre vite e su quelle dei nostri figli. L’approccio di Sardegna Possibile e’ invece incentrato sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale della vita delle comunità sarde, delle attività’ produttive, della vita sociale, dell’ambiente naturale e costruito, dei valori culturali, del patrimonio storico-culturale. Vogliamo invertire i processi di perdita delle nostre risorse e incanalare il loro uso in percorsi virtuosi e duraturi.

Come vogliamo lavorare?

Il metodo di lavoro di Sardegna Possibile si basa sulla partecipazione attiva, sul confronto aperto con tutti i soggetti sociali e sulla condivisione di saperi e idee. Tutto ciò che viene prodotto per e nel progetto comune appartiene al progetto comune nel suo insieme.
In ogni settore in cui sia obiettivamente problematico progettare soluzioni condivise (per la polarizzazione delle posizioni contrapposte, per la delicatezza del tema, per la natura di “bene comune” della risorsa coinvolta o per qualsiasi altro motivo pragmatico e/o politico) sarà attivato lo strumento dei processi partecipativi.
Uno dei fondamenti etici e pragmatici di Sardegna Possibile è l’esaltazione delle competenze disponibili e la valorizzazione dell’intelligenza collettiva, questo tanto all’interno del progetto, quanto nelle sedi istituzionali e amministrative dove eletti o esponenti di Sardegna Possibile si troveranno ad operare. La lealtà e la disponibilità dei singoli partecipanti vanno rivolte al progetto nel suo insieme e agli obiettivi concordati, non a singole persone né a obiettivi ulteriori ed esterni. Sardegna Possibile esclude dal suo orizzonte pragmatico e teorico e contrasterà con la propria azione politica in ogni sede: la discriminazione etnica, culturale, sessuale, religiosa, sociale, di genere; le pratiche clientelari e nepotistiche; l’uso della violenza come strumento di repressione o di imposizione politica.

Questo siamo noi, insieme.


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