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DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA? NO GRAZIE…

NON MI CANDIDO PIU’; O MEGLIO: NON MI POSSO CANDIDARE AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Il diverso grado di dipendenza e rappresentatività delle varie realtà costituzionalmente autonome, quelle che tanto l’attuale governo vorrebbe fortemente limitare se non eliminare, ha un non so che di strano, quasi perverso, in ogni caso di poco coerente e spesso incongruente.

Capita quindi che tali incoerenze, prescindendo dalle consistenze numeriche, si ritrovino in qualsiasi piegatura della vita democratica – ne siamo poi così sicuri che lo sia? – della Repubblica Italiana, anche nelle procedure di elezione di un organo consultivo come il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (d’ora in poi CSPI), nuova assemblea che raduna i rappresentanti del mondo scuola a livello nazionale che va a sostituire il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione.

Pur essendo un organo conosciuto solo dagli addetti ai lavori il CSPI è istituzione importante, una sorta di parlamentino della scuola che formula pareri obbligatori sulle politiche del personale della scuola, sulla valutazione e sull’organizzazione generale del sistema scolastico nazionale, sugli standard nazionali dell’istruzione. Inoltre, è chiamato a dare un parere sulle proposte sottoposte dal ministro in carica e ad esprimersi, anche autonomamente, su materie legislative riguardanti la pubblica istruzione. Può commissionare indagini conoscitive e farne relazione al ministro.

Non voglio dilungarmi sulla sua composizione e sulla ripartizione numerica dei suoi componenti in base ai ruoli di appartenenza per focalizzare l’attenzione sul fatto che solo alla Valle d’Aosta, alle scuole di lingua Tedesca e Slovena e alle province autonome di Trento e Bolzano è garantito il diritto di avere una rappresentanza, per quanto per Trento e Bolzano solo “aggiunta” limitatamente ai momenti di discussione di progetti o azioni che riguardino il loro territorio, mentre alle altre entità autonome questo è negato. Da questa constatazione è nata l’esigenza da parte dello scrivente e di altri colleghi di creare una lista di docenti sardi su cui focalizzare il voto della scuola sarda, per portare avanti le istanze del territorio e difendere le sue peculiarità. Possibile che la nostra classe politica regionale e i nostri parlamentari non ci tutelino mai nelle nostre specificità?

La nostra avventura si è immediatamente scontrata con le evidenze dei meccanismi bizantini della macchina burocratica ministeriale, a partire dalla tempistica: un’OM che esce il 10 marzo, passa come circolare non prima del 17 nelle scuole; pertanto 10 giorni per formare una lista nazionale, raccogliere e autenticare le firme e presentarle.

L’esiguità dei tempi è stata denunciata anche dai sindacati che hanno lamentato la mancanza di tempi tecnici per la costituzione delle commissioni elettorali (13 marzo) e la formazione delle liste (27 marzo), tanto da portare le principali sigle sindacali a chiedere uno slittamento delle date di almeno un mese, richiesta legittima ma assolutamente disattesa dal Ministro, al quale necessita la costituzione del CSPI in tempo per acquisire obbligatoriamente le valutazioni e i pareri sui provvedimenti della riforma “Buona Scuola”.

Alle problematiche operative di costituzione e presentazione delle liste l’OM 7/2015 aggiunge, all’art.25 c. 2, ostacoli logistici, quasi inimmaginabili e improbabili per chi propaganda una scuola 2.0, infatti prevede che le liste debbano essere presentate personalmente da uno dei firmatari alla segreteria della CEC (Commissione Elettorale Centrale) dalle ore 9,00 alle ore 12,00 entro il trentaduesimo giorno antecedente a quello fissato per le votazioni, cioè a Roma entro il giorno 27 marzo.

Inutili sono state le richieste di poter presentare la nostra lista alla CEC attraverso sistemi quali PEC, Fax o mail o per via gerarchica presso una delle istituzioni scolastiche della regione o presentandola alla Direzione Regionale in considerazione della distanza e dell’insularità che prevedono per noi sardi maggiori oneri, anche di natura economica, vista l’assenza di una effettiva continuità territoriale.

In pratica mentre ad altri popoli interni al territorio della Repubblica Italiana si riconosce un’identità culturale altra, doverosamente da salvaguardare, la nostra sarda viene in tutto e per tutto assimilata a quelle regionali e sub regionali italiane, come se non vi fossero motivi sufficienti perché, almeno come membri aggiunti, ci si possa tutelare con le stesse modalità dei rappresentanti di Trento e Bolzano.

Amareggiati e indignati da ciò abbiamo deciso di rinunciare constatando che il ministero non poteva architettare un sistema migliore per creare esclusivamente liste filo-governative, magari già pronte prima dell’OM, che avvallino qualsiasi cosa il premier proponga.

Ora il governo avrà il suo CSPI pronto a esprimersi favorevolmente alla “buona Scuola” trovandola di certo corretta ed auspicabile, come pure potrà plaudire le altre tante, troppe, bislaccherie che ogni giorno i ministri e i sottosegretari del Governo Renzi ci propinano. Peraltro se manterranno, come sembra siano intenzionati, la data delle votazioni al 28 aprile, in spregio alla festa di Sa die de sa Sardigna, credo che avremo anche scarsa affluenza alle urne.

Simone Mereu



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