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Lorella Zanardo

Categories: Voci per Michela

La prima volta che ho sentito parlare di Michela Murgia è stato al Premio Campiello di qualche anno fa. Prese il microfono per dire il suo dissenso a Vespa che aveva fatto pubblico elogio del decolleté di Silvia Avallone lì presente.
Pensai: “Coraggiosa !”
Coraggiosa perché Murgia aveva più anni di Avallone ed in questi casi è sempre difficile per una donna intervenire: spesso si viene male interpretate, scatta il tema “gelosia tra donne” e accade anche talvolta che la donna che hai citato, Avallone in qs caso, non apprezzi.
Murgia si faceva interprete di quello che era il messaggio che faticosamente stavo anch’io diffondendo: Vespa non stava depotenziando solo Avallone con il suo apprezzamento fuori luogo, bensì le donne tutte e dunque a questo Michela si ribellava.

Donna “fuori dalle gabbie” per eccellenza ha un curriculum di chi la fatica conosce cosa sia: diploma tecnico ma studi successivi in teologia, per rendersi indipendente ha fatto di tutto passando dal messo comunale al portiere di notte, professione che le ha lasciato il tempo per scrivere con successo e divenire una tra le scrittrici più lette d’Italia.
Ora è candidata alla regione Sardegna con le liste di “Sardegna Possibile“, le elezioni si terranno domenica prossima.
Come è mio costume, non occupo questo spazio per suggerire di votare un/a candidata.
Ma mi soffermo su due caratteristiche importanti di Murgia:

la prima: ha il coraggio del dissenso e se ne assume la responsabilità. Dote rarissima in politica. Dote rara oggi in Italia e ancor più tra le donne. Non perché noi si sai gregarie ad oltranza, ma per l’atavico problema del bisogno di consenso che ci attanaglia. Ecco, direi che Murgia ne è immune non per natura credo, ma per averci lavorato con caparbietà per superarlo.
la seconda: Michela pensa in grande. Ed è una dote da cui noi donne italiane dobbiamo imparare. Non significa presunzione né eccesso di autostima. Significa sapere utilizzare il proprio potere, ciò che gli uomini fanno bene perché più abituati a gestire il potere di noi donne.
Immagino la quarantenne Murgia essersi un giorno guardata allo specchio e avere preso coscienza di ciò che era stata in grado di fare in 40 anni di vita: partita da Cabras sud della Sardegna, solo con le proprie forze e attraverso un cammino faticoso in cui ci immaginiamo giornate a contare i soldi, giornate a cercare lavoro, giornate a chiedersi che senso avesse fare il portiere di notte quando sentiva un bisogno immenso di dire e raccontare, con le sole proprie forze é diventata ciò che voleva essere.
E allora si deve essere chiesta, perchè non utilizzare questa forza per raggiungere obbiettivi che non riguardassero solo la sua vita ma quella della Sardegna?
Nel mio assiduo lavoro alla ricerca di Modelli Femminili Nuovi che possa proporre alle ragazzine che mi seguono, Murgia mi aiuta a far comprendere il coraggio di essere ciò che si è, senza inutili e timide rinunce, senza imbarazzi: proporsi perché si ritiene di essere capaci, farsi avanti perché in grado di farsi carico.

Michela, in bocca al lupo

da Il corpo delle donne



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