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Martina in un’isola a misura di donna

Categories: Elezioni 2014,Storie

Martina Fanni sorride sempre e ha una testa di ricci ribelli che la fa sembrare una ragazzina a dispetto dei trentasei anni e di tre figli. Era impiegata in un ufficio fino a quando, come capita a molte donne giovani nella sua stessa condizione, le hanno fatto velatamente capire che doveva scegliere: o lavori o fai la mamma. Martina però voleva entrambe le cose, così si è licenziata, ha messo insieme la liquidazione e l’incentivo all’esodo e ha deciso di scommettere la sua laurea in scienze dell’educazione in un progetto imprenditoriale più vicino alla sua vera sensibilità. “A volte per capire cosa vuoi fare davvero nella vita ti serve una scossa che all’inizio sembra negativa. Io oggi non sarei qui se il mondo del lavoro per le donne non fosse così respingente”. Ha preso in affitto uno spazio ampio e luminoso con un bel giardino davanti e un anno e mezzo fa ci ha aperto un nido d’infanzia, chiamandolo evocativamente “Il piccolo principe”.

Colorato e pieno di oggetti stimolanti per il tatto, il nido di Martina si trova a Santa Giusta ed è tutt’altro che un parcheggio per piccolissimi. I bambini e le bambine che lo frequentano lavorano con il colore, fanno semplici cose nell’orto (“abbiamo appena raccolto insieme le zucchine”), giocano con la musica e con il ballo sardo, ma soprattutto ricevono stimoli verbali sia in italiano che in sardo. “Tutti gli studi dimostrano che i bambini cresciuti bilingui sono maggiormente reattivi all’apprendimento e hanno uno stile di pensiero più creativo e divergente. Noi parliamo loro in entrambi gli idiomi e chi li porta qui sa che contribuisce a crescerli in confidenza con i suoni del sardo.” Nel nido di Martina dopo appena un anno e mezzo dall’apertura lavorano altre due persone qualificate, entrambe donne, una delle quali opera anche in un centro anziani con il quale il nido sta aprendo una collaborazione per far interagire i bambini con i nonni ospiti.

La questione femminile nel discorso torna spesso, perché Martina si confronta continuamente con le difficoltà lavorative delle madri che le affidano i bambini. “Se venissi qui ogni giorno ti renderesti conto che quello che è accaduto a me succede a molte donne, ma non tutte hanno la libertà di andarsene come ho fatto io. L’altro giorno a una delle mie clienti hanno detto che d’ora in poi deve entrare in ufficio alle 7:30, cioè mezz’ora prima che apra qualunque nido. Abbiamo anticipato l’orario per lei, ma quanti posti possono venire incontro a queste esigenze?” Pochi, e infatti le donne che devono obbedire alla necessità di lavorare tendono a sospendere il desiderio di maternità in attesa che si verifichino condizioni più favorevoli. Così, mentre le donne aspettano, la Sardegna registra l’infelice record del tasso di natalità più basso in Europa. Le politiche di contrasto messe in atto finora, discontinue e con risorse insufficienti, non hanno invertito la tendenza. Una maggiore presenza femminile in consiglio regionale avrebbe senza dubbio aiutato l’ingresso di questo tipo di sensibilità negli spazi amministrativi, ma il consiglio regionale – composto da 73 uomini e solo 7 donne – il 20 giugno scorso ha segretamente votato di non dare la possibilità agli elettori di esprimere nell’urna la doppia preferenza per un uomo e una donna. Le forze politiche che si presenteranno in campagna elettorale nei prossimi mesi non saranno quindi misurate sulle promesse che faranno, ma soprattutto sulle risposte sbagliate o parziali che sono già state in grado di dare alle donne in questi anni, che siano madri, lavoratrici o che volessero essere entrambe le cose.



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