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Non bruciamoci il futuro: la mia risposta

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noeleonora

Cari amici e amiche del coordinamento Sardo “Non Bruciamoci il Futuro”,

anzitutto voglio ringraziarvi per aver sollecitato questo dialogo con la lettera aperta ai candidati presidenti. La vostra esperienza di resistenza sui territori è una scuola civica che ben conosco e che in questi ultimi anni ha spesso dovuto prendere il posto abbandonato da chi avrebbe dovuto esercitare il controllo critico sull’azione politica dei nostri amministratori e invece non l’ha fatto. Avete richiamato la stampa alla vigilanza, gli studiosi alla verifica scientifica, gli intellettuali alla critica e i sindacati alla rappresentanza. Voi ci siete stati e noi, attraverso l’attività politica di difesa dei territori dalle nuove e antiche servitù, siamo stati molte volte al vostro fianco. Nel ringraziarvi per tutto il lavoro svolto da ciascuno dei comitati che compongono il coordinamento, con molto piacere rispondo dunque alle vostre sacrosante sollecitazioni.

La coalizione Sardegna Possibile ha elaborato un preciso programma politico nel campo dell’energia e della gestione dei rifiuti. Il programma è stato frutto di una complessa attività di ascolto delle esigenze delle comunità e di una approfondita analisi di fattibilità nel merito tecnico. Coerentemente con lo stile di trasparenza e coinvolgimento con cui abbiamo costruito la nostra proposta di governo, intendiamo garantire durante tutta l’azione amministrativa il diritto dei cittadini ad avere accesso alle informazioni ed essere ammessi a partecipare ai processi decisionali, non solo in base agli accordi delle convenzioni e direttive europee, ma anche in base alla legge sui processi partecipativi che intendiamo approvare nei primi sei mesi di governo, per rendere legge l’obbligo di consultazione dei cittadini quando l’impatto delle decisioni supera una determinata soglia di investimento o di incidenza socio-ambientale.

Il Programma di Sardegna Possibile – per quanto riguarda gli ambiti di competenza dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente, dell’Assessorato dell’Industria, dell’Assessorato dei Lavori Pubblici, dell’Assessorato dell’Igiene e Sanità, dell’Assessorato all’Agricoltura, dell’Assessorato al Bilancio e alla Programmazione – prevede l’immediata approvazione di una legge regionale organica sul riordino della gestione dell’energia in Sardegna, ora assente, di supporto all’approvazione di un nuovo Piano Energetico Regionale.

Il Piano Energetico Regionale di Sardegna Possibile ha come principio cardine l’abbandono graduale e totale dell’uso delle fonti fossili (e delle cosiddette rinnovabili assimilate) in Sardegna.

Nella costruzione dello scenario energetico futuro della Sardegna il Piano Energetico Regionale tiene conto del fatto che il fabbisogno elettrico effettivo delle utenze in Sardegna, al netto delle imprese energivore in chiusura prossima, è molto più basso di quello attuale.

Il Piano punta decisamente sulle più moderne politiche e misure di risparmio energetico, generazione distribuita da fonti rinnovabili di piccola e piccolissima taglia (fotovoltaico su strutture già realizzate, minidroelettrico, microeolico), di riqualificazione energetica dell’edificato esistente, con previsioni di risparmi sulla generazione termica molto consistenti, nonché sull’applicazione di moderne tecnologie di produzione e conservazione dell’energia.

Il Piano Energetico di Sardegna Possibile affronta la fase di transizione verso l’abbandono totale delle forme di produzione da fonti fossili proponendo diversi scenari transitori possibili che prevedono – a seconda della efficacia misurata e monitorata degli interventi di cui sopra – il ricorso alla generazione da solare termodinamico (nei territori già compromessi e senza sacrificare altro terreno agricolo sano) e da idroelettrico che possono funzionare da subito come validi sostituti per alcune delle funzionalità di compensazione e stabilizzazione assolte dalle centrali a gas o a olio combustibile fossile o vegetale.

Il Piano non esclude, sempre solo nella fase transitoria, il ricorso all’importazione di metano liquido via nave, e il trattamento attraverso rigassificatori situati in aree industriali esistenti o porti, quindi l’uso del gas per la produzione di energia elettrica o per il reforming finalizzato alla produzione di idrogeno per l’industria, ma solo a patto che:

  1. siano esclusi investimenti per la costruzione di metanodotti o altre infrastrutture fisse per il trasporto del gas verso la Sardegna o dentro la Sardegna stessa;
  2. siano escluse attività di ricerca ed estrazione del gas dal sottosuolo sardo, acque territoriali comprese;
  3. sia chiara la durata precisa e la natura provvisoria degli interventi.

Il Piano propone l’immediato avvio di sei micromodelli sperimentali in aree limitate, sei piccoli comuni, che realizzino un sistema di cogenerazione misto basato esclusivamente sulla microgenerazione distribuita da fonti rinnovabili (microidroelettrico, solare termico e fotovoltaico, microeolico, biogas per le aziende zootecniche) che escluda da subito il ricorso alle fonti fossili. Le sei aree serviranno dunque come modello replicabile ed estensibile al resto del territorio sardo.

Il Piano finanzia fortemente la ricerca su forme moderne e già mature di generazione elettrica da fonti rinnovabili col fine di attrarre conoscenze e risorse in Sardegna rendendola polo europeo di sperimentazione dell’energia pulita anche per quel che riguarda il moto ondoso marino.

Il Piano punta decisamente alla implementazione delle Smart Grid, coerentemente al riordino complessivo della gestione della produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica in Sardegna.

Il Piano prevede l’abbandono graduale e totale di generazione di energia da TAR o da combustione e incenerimento di rifiuti solidi o liquidi.

Più in generale la Legge Regionale sull’energia proposta da Sardegna Possibile e il nuovo Piano Energetico vietano qualsiasi tipo di sfruttamento delle risorse energetiche fossili, limitate e inquinanti presenti nel sottosuolo sardo, vietano trivellazioni profonde per qualsiasi fine di sfruttamento energetico, anche termico. Regolano in modo chiaro e preciso lo sfruttamento delle risorse naturali come vento, sole (fotovoltaico ma anche termodinamico) biomasse, geotermia e acqua da parte di entità private in modo che i benefici economici derivanti dal loro sfruttamento siano a vantaggio delle comunità locali, e non più solo di singoli concessionari di suolo.

Il Programma di Sardegna Possibile in tema di energia prevede l’immediata costituzione dell’Agenzia Sarda per l’Energia con competenza di gestione integrata delle produzioni, controllo reti, gestione degli investimenti e degli incentivi pubblici, dotata di uno Sportello delle Energie Rinnovabili che funzioni da interfaccia con le piccole e medie imprese del territorio e gestisca in modo organico l’applicazione del Piano Energetico. L’obiettivo generale del Piano è dunque la progressiva acquisizione della massima sovranità energetica al fine di ridurre drasticamente i costi sostenuti dai sardi.

Il Programma prevede inoltre una forte incentivazione delle riqualificazioni energetiche degli edifici pubblici e privati attraverso interventi di bioedilizia e bioarchitettura e l’utilizzo di materiali a km 0, provenienti da filiere di produzione sarde e la sostituzione del parco elettrodomestici energivori.

Il Programma prevede l’immediata approvazione e l’avvio del Piano Regionale di Mobilità Elettrica con il passaggio progressivo dai carburanti fossili per autotrazione a quelli puliti attraverso l’attrazione di investimenti europei e privati, in collaborazione con gli istituti di ricerca.

Il Programma prevede inoltre la mappatura e la quantificazione dell’inquinamento chimico, elettromagnetico, atmosferico al fine di pianificare e avviare le necessarie bonifiche dei siti industriali e militari dismessi attraverso l’azione coordinata degli istituti di ricerca, delle aziende locali e degli interventi europei.

Il Programma prevede l’approvazione e l’avvio del Piano Regionale delle Bonifiche che contiene l’analisi complessiva e approfondita dello stato attuale in termini di concentrazioni di inquinanti, di esposti, di rischio e la pianificazione degli interventi classificati per fattibilità e urgenza. Le bonifiche, anche al fine di aumentarne l’effettiva fattibilità economica, sono intese non solo come interventi di recupero e ripristino ma anche come opportunità di lavoro ed estrazione dagli scarti di nuove materie prime da immettere sul mercato e innesco di filiere locali di lavorazione.

Sul tema rifiuti il processo partecipativo e le analisi di fattibilità tecnica hanno portato a sviluppare nel Programma la seguente linea politica:

Il nuovo Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti di Sardegna Possibile prevede il finanziamento della strategia rifiuti zero, per la massima riduzione possibile del residuo non riciclabile e la massimizzazione della percentuale di raccolta differenziata, al fine di raggiungere i seguenti obiettivi:

  1. l’abbandono graduale ma totale dell’incenerimento dei rifiuti per fini di produzione di energia e per fini di smaltimento e l’avvio di sistemi avanzati per il trattamento dei residui non riciclabili che non prevedano combustione e produzione di ceneri, già in commercio e anche in sviluppo sperimentale; tale strategia comprende naturalmente l’immediato blocco di tutte le procedure in corso di autorizzazione per nuovi impianti di incenerimento o per il potenziamento di quelli esistenti; il progressivo abbandono della pratica dello smaltimento del rifiuto non trattato in discarica;
  2. la pianificazione e l’impianto in Sardegna delle filiere di lavorazione dei materiali raccolti (vetro, alluminio, plastica, legno, metalli, tessili, carta e cartone) fino alla vendita del prodotto riciclato finito;
  3. la gestione integrata del rifiuto umido a livello locale attraverso il compostaggio collettivo e completamento della filiera degli ammendanti a km zero;
  4. il pagamento diretto al cittadino e all’impresa, dei materiali raccolti separatamente, vetro, plastica, carta e alluminio, all’atto del conferimento attraverso il reverse vending pubblico con moneta complementare, per l’alimentazione in ingresso delle filiere locali di trasformazione (parziale riconversione produttiva di realtà industriali ferme come il comparto di Ottana);
  5. la diffusione massima del consumo critico per l’abbattimento della produzione o dell’importazione di materiali non riciclabili;
  6. la gestione pianificata dei rifiuti turistici e la normalizzazione dei flussi dentro le filiere locali;
  7. il completamento delle infrastrutture di raccolta comunali e intercomunali (ecocentri e aree di raggruppamento) e di tutte le infrastrutture necessarie a favorire l’impianto delle filiere di lavorazione e di trattamento dei valorizzabili.

A elaborare con me queste risposte sono stati i gruppi di lavoro tecnici e gli Assessori di Sardegna Possibile:

  • Assessore alla Salute, Pino Frau
  • Assessore alla Difesa dell’Ambiente, Emanuele Scalas
  • Assessore all’Industria, Salvatore Corveddu
  • Assessore ai Lavori Pubblici, Diego Portas
  • Assessore al Bilancio e Programmazione, Gianpaolo Marras
  • Assessore all’Agricoltura, Anna Sulis

Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento e mi permetto di abbracciarvi idealmente, da sarda e da compagna solidale delle vostre lotte.

Michela Murgia



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