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Oltre il mare, la pena

Categories: Elezioni 2014

Valentina Sanna

In Italia, in queste settimane, la vicenda Cancellieri-Ligresti ha portato nuovamente all’attenzione il dibattito sulle carceri. Il triste teatrino dell’indulto ad personam è sembrato uno sfregio rispetto al dramma quotidiano che i detenuti normali e le loro famiglie vivono da molto tempo.

Sono sempre più numerosi coloro che scontano pene per reati minori in carceri anche duri e molto lontani dalla loro comunità, a fronte di tanti che, per illeciti talvolta ben più gravi, ancora dormono sonni tranquilli tra le loro mura domestiche.

Il ministro italiano nasconde dietro la sua presunta umanità la difesa di un inaccettabile privilegio riservato a pochi, dichiarando che anche i ricchi hanno il diritto, come i poveri, di essere trattati in maniera dignitosa. Vero, ma dovremmo partire dall’assunto contrario, e cioè che anche i più deboli hanno diritto allo stesso trattamento dei potenti.

La vicenda italiana assume un sapore particolarmente sgradevole vista dalla Sardegna perché i carcerati sardi devono scontare, oltre la pena, anche l’esilio dalla propria terra. Perché dovremmo “importare” i mafiosi di tutta Italia invece di riaccogliere i nostri conterranei sparsi nelle carceri della penisola?

L’aspetto più mortificante della situazione carceraria in Italia e di conseguenza anche in Sardegna è l’assenza dell’umana solidarietà, la dignità negata a chi già sconta la sua pena è lo specchio rotto della nostra società. Il sistema si basa sul controllo e non sulla custodia, sull’assenza di fiducia e sulla repressione piuttosto che sulla speranza di poter restituire un vero diritto di cittadinanza.

Abbiamo sognato società giuste e solidali ma poi le abbiamo trattate come fossero utopie irrealizzabili, illudendoci che il peggio avrebbe avuto una fine. Abbiamo chiuso gli occhi per sentirci rassicurati, fino al giorno in cui non tocca a noi combattere lotte solitarie contro nemici invisibili che tutelano gli agi e i privilegi di chi “conta di più”.

Mi piace pensare che anche per tutto questo il cambiamento sia possibile.

Che non saranno solo i nostri emigrati per lavoro, un giorno, a tornare a casa, quando gliela avremo resa più accogliente e prospera, ma anche i “disterrati” nelle carceri oltre mare.

Mi piace pensare un’isola felice in cui riusciremo a rimediare a tutte le ingiustizie, nelle carceri, negli ospedali, nelle strade e nei palazzi. Per noi stessi, per chi le ha subite, per coloro che sono oppressi anche quando non siamo noi i diretti responsabili.

E per quel nostro silenzio che, talvolta, di fronte alle iniquità è colpevole quasi quanto l’azione di chi perpetra il danno.

Valentina Sanna
Candidata nella lista civica Comunidades per Sardegna Possibile



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