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Oltre su connottu (versione 2.0)

Categories: La Voce dei Candidati

Stefano Puddu Crespellani

La versione sarda della tragedia greca si chiama su connottu. È quella oscura maledizione per la quale gli stessi sardi scelgono di non cambiare anche quando ne hanno maggiore bisogno e desiderio. Non importa quanto a lungo ci si sia lamentati di una situazione insostenibile, né quanto aspramente siano stati maledetti i cattivi governanti: nel momento in cui viene offerta una possibilità reale di liberarsene, ecco che scatta un meccanismo misterioso per cui si preferisce, alla fin fine, sottostare al dominatore di sempre “che almeno quello sappiamo chi è”. Come se la libertà sembrasse troppo lusso.

I tempi cambiano, ma il dilemma si ripropone. Le prossime elezioni del 16 febbraio ne sono un chiaro esempio. Oggi, in Sardegna, su connottu – in versione 2.0 – lo rappresentano le forze politiche che, di comune accordo, cercano di monopolizzare l’offerta elettorale, facendo terra bruciata tutto intorno. Centrosinistra e centrodestra sono le due facce di quella stessa moneta politica che da vent’anni, o forse sarebbe meglio dire da sessanta, sta costando alla Sardegna un prezzo altissimo. Attraverso l’attento controllo dei mezzi di comunicazione, queste due forze, solo esteriormente conflittuali, collaborano nel farci credere che non esiste alternativa al loro apparente contrasto. Soprattutto quando un’alternativa, invece, c’è.

Va detto che, purtroppo, sono riusciti a mantenere sotto ipnosi una parte dell’elettorato, che continua a votarli pur contro i suoi stessi interessi. In ultima istanza, entrambe queste forze rispondono a un punto di vista e una logica non sardi e hanno promosso, senza differenze sostanziali, lo stesso modello di sviluppo, che ha portato più danni che vantaggi al nostro territorio e ai suoi abitanti. Senza contare che la gestione delle risorse pubbliche è stata, senza distinzioni, tutt’altro che esemplare. Le conseguenze di questa cattiva gestione sono sotto gli occhi di tutti: la qualità della vita dei sardi non ha fatto altro che peggiorare.

Il paradosso è che la classe media umiliata e offesa dalla politica bipolare, spremuta e maltrattata dai due partiti sia la stessa che li ha votati ostinatamente per più di vent’anni.

Veniamo infatti da un ventennio in cui, dietro l’ottimismo pubblicitario del marketing politico, si è consumato lo sperpero dei nostri capitali più importanti, morali e materiali, risucchiati nel vortice di una finanza famelica, impazzita, disumana, che ormai controlla tutto, dall’informazione alla politica. Poteri che hanno smantellato pezzo a pezzo, con la complicità delle larghe intese, le condizioni di quell’antico patto che dava alle classi medie un ruolo sociale rilevante e delle condizioni di vita confortevoli. Sono state erose e corrose tutte le conquiste importanti di un secolo che si era risollevato da due terribili guerre.

Nella confusione generale, ci tengono distratti con specchietti per allodole di ogni tipo. Il trucco più ricorrente è quello di farci credere che non c’è alternativa al sistema che incarnano. Che non c’è governabilità fuori dal bipolarismo. Così cercano di toglierci ogni minimo residuo di influenza, persino la possibilità di scegliere la persona a cui dare il voto, che era quell’ultima briciola di libertà personale che pareva renderci un po’ meno sudditi.

Il centro politico, diciamocelo chiaro, oggi è una palude. Non è il luogo della virtù aurea, come per i latini, ma l’epicentro della mediocrità. Non offre soluzione a niente. È solo garanzia che le cose continueranno come prima: con scaramucce tra destra e sinistra amplificate dai mass media e opportunamente saldate da accordi sottobanco. Non è di questo che abbiamo bisogno. Non si può rigenerare il discorso politico con le stesse persone che l’hanno pervertito. Non si può offrire un’alternativa senza cambiare le premesse che ci hanno condotto alla situazione drammatica in cui siamo.

Oggi, in Sardegna, la politica si rigenera aprendo a una possibilità nuova. Questa è una proposta che i giovani capiscono più in fretta, più facilmente. Ma c’è un’ampia fascia di persone, portatrici di interessi civici, culturali ed economici significativi a cui non sfugge qual è la posta in gioco per noi sardi, né fino a che punto sia giunto il degrado del sistema. È questa consapevolezza, unita a una proposta onesta e consistente, che sta sprigionando l’energia necessaria per un sussulto di dignità collettiva abbastanza forte da superare l’ostacolo de su connottu.

Michela Murgia è riuscita a catalizzare, attorno alle sue enormi qualità, una proposta di trasformazione vera. A pochi giorni dal voto, la sua coalizione è diventata un’opzione di governo realistica non per uno strano miracolo, ma per la sua capacità di offrire risposte serie a problemi reali, che sono poi la chiave di un vero autogoverno. Tutto questo lo si è fatto nell’unico modo che abbia senso: visitando ogni angolo del territorio, ascoltando la gente, nutrendosi dell’entusiasmo crescente delle molte persone che si sono aggiunte mano a mano.

ProgReS, Gentes e Comunidades hanno saputo fare tesoro di contributi diversissimi, li hanno messi a confronto e piano piano amalgamati in un programma nel quale oggi si riconoscono tutti i candidati delle tre liste che formano la coalizione. Vale la pena leggerlo, per capirne la portata e cogliere le differenze con i vecchi partiti. Una fra tutte, quella che mi ha portato qui: l’interesse vivissimo per i sardi e le sarde del disterru. Essere considerati una risorsa preziosa e non dei sardi perduti, di cui ricordarsi solo per il voto: questo è il messaggio che mi è stato rivolto e che a mia volta rilancio a tutte le persone che hanno messo in gioco la loro vita e i loro talenti fuori dal territorio dell’Isola, pur senza perdere il senso di appartenenza.

Non c’è niente di esagerato nel dire che le prossime elezioni in Sardegna avranno rilevanza storica. Lo stato italiano si sta sfaldando a una velocità imprevedibile e la nostra insularità è forse l’ultima fortuna che ci è rimasta. La chance che abbiamo è quella di credere in noi stessi, nella nostra gente, nel nostro territorio. L’incontro di tutte le persone che stanno costruendo una Sardegna Possibile sta sprigionando una speranza che può liberarci dall’ipnosi bipolare del voto utile. Domenica 16 febbraio sarà un giorno importante per tutti i sardi che si vogliono liberi. È giunto il momento di votare Sardegna, una buona svolta.

Stefano Puddu Crespellani

Stefano Puddu Crespellani è artista visivo e attivista culturale.
Da 23 anni si è stabilito in Catalogna, dove lavora come grafico, pur senza perdere il vincolo con la Sardegna.
Candidato nella lista Gentes a Cagliari



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