Il programma è una carta di identità delle intenzioni: dice chi siamo, quale idea di futuro abbiamo per la Sardegna e attraverso quali scelte intendiamo perseguirla. Tuttavia non è uno strumento burocratico: lo abbiamo costruito in modo dialogico e così vogliamo che resti anche la sua attuazione. Lo dobbiamo alla nostra terra, la Sardegna, che è un tessuto vivo e mutevole, dove le organizzazioni sociali gerarchiche hanno poca vita e dove invece le reti di persone e di idee prosperano e rendono forte tutto il corpo sociale. Governare per noi non significa sottrarre il potere ad altri e usarlo per affermare la nostra visione, ma trovare modi sempre nuovi e inclusivi per ricordare a tutti che la democrazia è l’arte di essere potenti insieme.



La Sardegna è vittima dell’assenza di una visione politica. Da anni. Il grado di rispondenza delle infrastrutture materiali e immateriali ai bisogni della popolazione e alle nostre caratteristiche geografiche, climatiche, demografiche, culturali e sociali è bassissimo. Non c’è settore in cui non sia necessario intervenire in termini strutturali e orientati sia a trovare soluzioni per il breve periodo, sia a impostare soluzioni di medio e lungo termine, in un’ottica di integrazione, sostenibilità, valorizzazione delle nostre risorse e apertura verso l’esterno. Nodo fondamentale da sciogliere è la condizione di dipendenza in tutte le sue articolazioni. Non è una condizione inevitabile, nemmeno dentro l’ordinamento giuridico vigente. È invece un risultato realizzato dalla classe politica che fino ad oggi ha rinunciato ad assumere responsabilità, accettando che la Sardegna fosse relegata al ruolo di variabile dipendente e di pedina sacrificabile nel contesto di interessi altrui. Interrompere le dipendenze significa fare in modo che le necessità dei sardi siano assunte come obiettivo primario e perseguite tramite strumenti esistenti, nonché, all’occorrenza, con strumenti nuovi. La conoscenza e la consapevolezza della nostra condizione storica, delle sue radici e del contesto internazionale col quale inevitabilmente interagiamo, sono la base di un programma politico costruito per rispondere a due piani di esigenze: da un lato è orientato a una prospettiva generale condivisa (l’assunzione di responsabilità, di competenze e di soggettività politica), dall’altro è articolato in forme specifiche mirate e pensate per le caratteristiche peculiari del nostro territorio e della nostra popolazione.

Prendendo atto che finora c’è stata una totale assenza di visione a largo respiro, Sardegna Possibile procederà con una strategia prospettica autoadattante: nessun programma è per sempre, il programma è un documento vivo da emendare col mutare delle esigenze e delle necessità delle persone e delle imprese. E’ intelligente quell’innovazione strategica che porta a reattività e migliorie continue.

La strategia dell’innovazione si fonda sulla corretta interpretazione dei territori e dei mercati presenti e futuri. Nei territori occorre farsi interpreti dei capitali locali e delle aspirazioni delle persone. Un buon governo ha al centro della sua missione il benessere delle persone, della società e dell’ambiente.

Le stesse carenze e le debolezze della struttura regionale, siano esse frutto della crisi e/o degli anni del malgoverno, sono opportunità di sviluppo per una visione di Sardegna basata sulle idee e sull’innovazione, motore primo dello sviluppo socio-economico dell’isola. La condizione della Sardegna è tale che, alle tendenze attuali, entro pochi decenni l’isola si troverà in una situazione pressoché disperata e difficilmente recuperabile. La tendenza va invertita ora.

L’autodeterminazione, nel cui complesso processo storico il programma di Sardegna Possibile si inscrive come parte, passa per scelte di autonomia realmente agita, porta a scelte di rottura della dipendenza e diventa assunzione realistica di responsabilità piena sia per chi la propone che per chi l’accetta.

I concetti chiave su cui si basa tanto la costruzione del programma politico, quanto la sua realizzazione sono i seguenti:

  • processi d’innovazione, la cui base è la capacità del sistema di interpretare bene e prima degli altri gli scenari futuri; la base della nostra visione e della riprogrammazione al momento utile si basa sulla capacità del nostro sistema analitico di interpretare correttamente le linee di tendenza in arrivo; lo sforzo di studiarle per comprendere come impostare ricerca, formazione, scuole e mercati per le imprese è lo sforzo degli sforzi; noi non progettiamo guardandoci i piedi ma ci muoviamo sulla base di quel che abbiamo (come capitale umano, ricerca, comparti produttivi e aspirazioni delle persone) verso dove meglio possiamo spenderlo ed applicarlo;
  • impostazione di un modello avanzato di economia collaborativa, che parta della valorizzazione dell’intelligenza polverizzata nei vari ambiti territoriali e che passi per la capacità di aggregare le intelligenze, metterle in rete e creare quel sistema vivo di persone ed attività produttive che si auto-sostengono, col supporto della Regione, adeguandosi al mutare delle esigenze dei mercati e della società. Una situazione socio-demografica come quella della Sardegna consente adeguamenti rapidi, se pianificati bene e fondati su una struttura di governo agile e ricettiva;
  • assunzione istituzionale del metodo della democrazia partecipata, rendendo legge regionale il processo partecipativo (con voce di bilancio dedicata);
  • pianificazione integrata delle politiche economiche (censimento delle condizioni delle filiere, integrazione tra sistemi produttivi, tra reti di produttori, tra ambiti di intervento collegati);
  • studio e applicazione di micro-modelli di progettazione, affiancati da investimenti e da progetti di portata maggiore, che seguono necessità e scopi differenti (ad esempio, la risposta alle varie vertenze del lavoro deve passare per un’unica azione regionale di riconversione di competenze ed attività produttive);
  • riconoscimento e valorizzazione dei beni comuni materiali e immateriali.

I cittadini sardi che hanno partecipato all’OST incentrato sulla salute ci hanno detto che i punti chiave della sua riprogettazione sono questi: territorializzazione dei servizi realmente efficienti sul territorio, lotta agli sprechi, necessità di integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali e realtà territoriali volontarie di supporto, maggiori investimenti su inclusione e coesione sociale, necessità di dedicare attenzione specifica alle persone fragili (anziani, persone con disabilità e disagio mentale), prendersi cura di tutti i bisogni delle persone, delle famiglie nel proprio ambiente di vita e l’istituzione del registro sardo dei tumori per monitorare gli effetti negativi prodotti sulla salute dagli inquinanti ambientali.

Nel percorso di costruzione delle proposte sull’economia del cibo i cittadini hanno evidenziato la necessità di riorganizzare le filiere della zootecnia, agricole e della pesca, ma anche di utilizzare il cibo come strumento di valorizzazione dell’identità e della cultura sarda. È emerso anche il bisogno di maggiori strumenti di tutela, salvaguardia e promozione dei prodotti sardi come modalità di lotta allo spopolamento delle aree interne, attraverso l’agevolazione del consumo di prossimità (circuito di promozione e vendita dei prodotti a chilometro zero), la tutela della biodiversità animale e vegetale e il riconoscimento del loro valore economico. Inoltre, è stata segnalata la necessità di riorganizzare la gestione delle risorse idriche, di garantire il diritto alla buona alimentazione (il cibo di qualità è un diritto), di salvare i terreni agricoli (anche attraverso la lotta al land grabbing in tutte le forme in cui si sta manifestando in Sardegna) e di preservare la risorsa rappresentata dal paesaggio agricolo.

Sul territorio e sull’ambiente i cittadini hanno chiesto di concentrare gli sforzi di programmazione sul riordino dello sfruttamento delle energie rinnovabili in modo che i benefici economici derivanti siano direttamente percepiti dalle comunità locali; hanno chiesto con forza di riorganizzare la gestione dei rifiuti per arrivare a una drastica riduzione dei costi pagati dalle famiglie e dalle imprese, attraverso la costruzione in Sardegna delle filiere di recupero dei materiali raccolti separatamente; hanno chiesto una decisa politica di snellimento della burocrazia nelle procedure autorizzative sulla tutela del paesaggio e dell’ambiente, per la riduzione dei tempi di risposta della pubblica amministrazione; le persone che abbiamo coinvolto desiderano, inoltre, la reimpostazione delle politiche forestali verso la creazione di comparti produttivi locali, al fine di costruire filiere di lavorazione sul territorio; auspicano l’incentivazione del turismo forestale, legato alla gestione dei parchi e delle aree protette; tutti hanno richiesto come prioritario il coordinamento delle forze del Corpo Forestale, dell’Ente Foreste e della Protezione Civile nelle attività di prevenzione degli incendi e del dissesto idrogeologico; la mappatura degli inquinamenti chimici ed elettromagnetici e l’impostazione di un piano delle bonifiche legato alle imprese di trasformazione degli scarti in materie prime secondarie; la riorganizzazione del comparto pubblico di gestione delle acque al fine di ridurre drasticamente i costi dell’acqua per le famiglie e per le imprese.

Sulla riprogettazione del turismo e dei trasporti, due ambiti che non possono essere pensati in modo indipendente, i cittadini sardi hanno evidenziato la mancanza della pianificazione delle attività turistiche, delle iniziative per il turismo interno, l’improvvisazione nelle attività di promozione e di costruzione dei prodotti turistici dovuta proprio alla mancanza di un Piano strategico, la scarsa attenzione verso le professioni legate alla fruizione delle risorse ambientali percepite come nicchia e non come potenziale mercato, la difficile accessibilità all’Isola dovuta a politiche regionali di trasporto deficitarie e dannose, la frammentazione e l’inefficienza della promozione a causa dei troppi enti pubblici che non si coordinano tra loro e disperdono le risorse finanziarie. In termini propositivi suggeriscono l’organizzazione strutturata di circuiti basati sulle stagioni (circuito della mietitura, dell’allevamento, ecc.) e sul turismo attivo, la costruzione di distretti produttivi agro-alimentari sostenibili, l’accentramento della promozione a livello regionale, la promozione della sostenibilità delle strutture destinate ai servizi, anche attraverso la riqualificazione del patrimonio immobiliare già esistente, l’azione diretta sulle competenze (contro il clientelismo) per fare in modo che le organizzazioni pubbliche (ad esempio gli enti di gestione delle aree naturali protette) siano gestite e dirette da personale qualificato. Sui trasporti i cittadini segnalano criticità non solo per l’accesso verso e dalla Sardegna, ma anche per i collegamenti interni. Lo hanno fatto identificando due ambiti di massimo rilievo: da un lato l’assenza di infrastrutture da e verso i siti turistici e i beni pubblici rende difficile incentivare il turismo specifico; dall’altro ci sono aree della Sardegna che sono compromesse alla fruizione dei sardi stessi, soggetti alla negazione del diritto di continuità territoriale delle cosiddette isole minori. I trasporti non hanno, infatti, solo rilevanza turistica. La loro mancanza di organizzazione pesa in modo forte anche sui costi delle imprese locali e sulla reale fruizione di alcuni diritti essenziali, come quello alla mobilità interna, all’istruzione e all’accesso alle strutture sanitarie. È necessario ripensare i trasporti come garanzia di questi diritti, mettendo al centro della progettazione la “continuità relazionale” tra cittadini, luoghi di servizio, di incontro, di studio, di cura e di lavoro.

Quando abbiamo aperto il processo partecipativo sulla pianificazione della cultura, i cittadini sardi hanno manifestato grande preoccupazione per le condizioni dell’istruzione in Sardegna, a cominciare dal problema della dispersione scolastica, da affrontare identificandone le cause nel ridimensionamento scolastico, nell’assenza infrastrutturale, nella didattica spesso slegata dalle peculiarità culturali e produttive dei territori. In particolare i partecipanti all’OST sulla cultura hanno ribadito la diffusa sensibilità per la questione linguistica (che secondo una aspettativa molto vasta dovrebbe unire i sardi, non dividerli) e hanno deplorato la mancata valorizzazione del nostro patrimonio storico-archeologico, artistico, musicale e cinematografico, auspicandone e chiedendone la giusta collocazione strategica nelle scelte politiche (anche come volano economico collegato con altri ambiti, primo fra tutti il turismo). È emersa, chiaramente, la volontà di tradurre tutte le potenzialità del territorio in un sistema culturale integrato, con pieno coinvolgimento delle comunità locali, dove le consulte giovanili e l’associazionismo hanno già e avranno sempre più un ruolo determinante. Quello culturale è stato chiaramente individuato come un ambito anche economico in tutti i suoi risvolti, compresi lo spettacolo, il teatro, il cinema, gli eventi artistici, di cui privilegiare la diffusione e il decentramento, anche a discapito della politica dei grandi eventi. In generale, alla Regione è richiesta maggiore pianificazione e si pretendono criteri di valutazione dei progetti e delle iniziative più seri e svincolati da favoritismi e clientelismi.

Al termine del lungo processo di ascolto della realtà sarda abbiamo deciso di assumere questi obiettivi come parte strutturale della nostra azione politica e intendiamo perseguirli con azioni metodologiche e organizzative identiche a quelle che hanno portato alla loro individuazione. Questa decisione ci porta necessariamente a considerare destrutturabili gli assessorati regionali così come sono intesi attualmente, cioè ambiti di progettazione a compartimenti stagni. Riteniamo che tutte le scelte d’ambito vadano progettate insieme, con azioni sinergiche e pianificazioni concordate.

La risposta che Sardegna Possibile intende dare a questa esigenza di riforma orizzontale è il metodo dei micro-modelli di progettazione, da attuarsi attraverso una serie di passaggi del tutto alla portata delle molte competenze presenti nell’attuale apparato di gestione regionale.

I passaggi della struttura della micro-progettazione sono i seguenti:

  • Individuazione di ambiti di intervento dimensionati per investimento, estensione geografica o identità di interessi. L’analisi dei dati di partenza di questi ambiti costituisce la base per la verificabilità della loro riprogettazione.
  • Identificazione di tutte le chiusure possibili per le filiere già esistenti negli ambiti identificati e studio di tutti i passaggi mancanti delle filiere che possono essere chiuse sull’isola, che si tratti di agricoltura, industria, edilizia, cultura, turismo, ambiente o salute. La RAS possiede interamente le competenze per mappare i vuoti e i pieni del tessuto produttivo sardo, ma finora è mancata la volontà politica di farlo in modo organico e continuativo.
  • Identificazione delle competenze produttive e gestionali necessarie alla riprogettazione e alla manutenzione di ogni micro-modello, se necessario anche costruendole, in coordinamento con le scuole superiori, le università e appositi percorsi di formazione professionale.
  • Proposta organica e partecipata del micro-modello agli enti territoriali interessati al suo sviluppo, a fronte di patti di accettazione del sistema integrato fatto di formazione/produttività commerciale e/o fruibilità di servizio/verifica dei dati finali.

Attraverso questa metodica, già sperimentata con successo in altre parti d’Europa, è possibile calibrare ogni singolo investimento, riconvertire in tempi rapidi la gestione delle risorse, rimetterle in mano ai cittadini insieme agli strumenti per organizzarle e, infine, monitorare i risultati in un tempo che non sia superiore ai tre anni, perché i cittadini hanno diritto a sapere nell’arco di una legislatura se almeno alcune delle politiche che hanno votato stiano dando frutto oppure no. La Sardegna attraverso questo metodo può divenire in tempi rapidi un laboratorio di riforma graduale e ben controllato, con tempi certi di verifica dei risultati dell’investimento pubblico.

L’utilizzo del sistema dei micro-modelli accompagna in modo sinergico gli investimenti di carattere strutturale che devono dare respiro all’azione politica contingente. La riorganizzazione del presente non può infatti prescindere da azioni di lungo termine, dove la visione delle madri e dei padri vada oltre il proprio orizzonte e si confermi capace di scommettere sul talento dei figli, presenti e futuri.


La progettazione per micro-modelli è agile nella sua controllabilità economica e gestionale, ma resta un apparato organico di riforma che persegue precisi macro-obiettivi diffusi su tutto il territorio sardo. Questi obiettivi sono trasversali a ogni ambito e li abbiamo progettati unendo le competenze di tutti gli assessorati.

Vogliamo instaurare la “cultura del dato”: si progetta il futuro solo sapendo da dove si parte. Per questo riteniamo indispensabile censire lo stato di vitalità e continuità di ogni filiera produttiva: agroalimentare, turismo, artigianato, ambiente, rifiuti, industria, sanità, sociale, trasporti, edilizia, cultura. È il primo passo per poter progettare la loro riorganizzazione. Ne conseguiranno coerenti linee di attuazione per il lavoro e l’occupazione .

Vogliamo applicare il metodo partecipativo alla riorganizzazione degli uffici regionali per individuare, insieme a chi ci lavora, soluzioni condivise per aumentare l’efficienza e ridurre la burocrazia.

Vogliamo migliorare la qualità della nostra vita democratica, attualmente minata dalla scientifica costruzione sociale di barriere di genere, discriminazioni sull’orientamento sessuale, emarginazione delle povertà economiche e culturali e esclusione dei diversamente abili dal mondo del lavoro e dalla rappresentazione pubblica costruttiva. La battaglia per l’inclusione e la condivisione degli spazi di soggettività civica è soprattutto culturale e per questo vogliamo che l’autonomia scolastica, fortemente rifinanziata con apposite voci di bilancio, comprenda nuovi apprendimenti mirati ad abbattere le barriere discriminanti dell’immaginario tradizionale e a dotare i nostri figli e le nostre figlie degli strumenti necessari per costruire una società più giusta e inclusiva. Per quel che ci compete cominceremo con la modifica della legge elettorale, introducendo subito la doppia preferenza di genere, e vincolando la comunicazione istituzionale alla rappresentazione di una società multiculturale ed equa.

Vogliamo la moratoria immediata di tutti i progetti di speculazione energetica presenti sul territorio fino a quando non avremmo realizzato un quadro certo di leggi in merito, ovvero un Piano Energetico a misura dei sardi. Indispensabile sarà istituire un’Autorità regionale per l’energia, risorsa primaria per le famiglie e le imprese. Produciamo già più energia di quella che ci occorre e per questo pensiamo che il futuro dell’energia sarda passi per il controllo della sua gestione molto più che per la moltiplicazione della sua produzione. La nostra azione politica sarà volta all’abbandono progressivo delle fonti fossili, aumentando la quota di produzione e auto-produzione da rinnovabili. Per questo è indispensabile riportare le decisioni energetiche in capo alla Sardegna.

Prendiamo atto del fallimento dei modelli industriali ad oggi adottati e per questo vogliamo riorganizzare, riqualificare e bonificare le maggiori aree industriali e militari, portando ad esaurimento quelle insostenibili per andare verso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo. Vogliamo l’industria che crea lavoro e conoscenza, non quella che genera disoccupazione e inquinamento. Vogliamo un’industria generativa e non estrattiva.

Crediamo che il rilancio dell’edilizia passi per la riqualificazione architettonica ed energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato. Vogliamo investire sull’innovazione e sulla ricerca di nuovi materiali e tecniche costruttive che utilizzino le potenzialità del territorio e si rivolgano ai mercati della bioedilizia in espansione. La Sardegna deve diventare laboratorio per modelli sostenibili di creazione dello spazio umano.

Siamo certi che sia necessario un riorientamento dell’attuale sistema sanitario e sociale per condurlo verso un sistema integrato di salute che presti al cittadino i suoi servizi nel territorio.

Intendiamo rispondere ai sindaci che chiedono norme certe e orientamenti chiari sulla gestione dei loro territori e sulle risorse che hanno a disposizione, attualmente risibili. Indispensabile sarà la territorializzazione dei servizi: della salute, dell’assistenza tecnica, della gestione dell’acqua, dei rifiuti, di istruzione e formazione, dell’energia.

Se vogliamo avere le risorse per gestire e programmare i nostri investimenti è indispensabile e urgente avere un’Agenzia Sarda delle Entrate che trattenga in Sardegna le risorse e le reindirizzi a tutti i comparti produttivi, con particolare attenzione alle imprese artigiane e ai piccoli commercianti che rappresentano il tessuto imprenditoriale più diffuso e minacciato del nostro territorio. È altrettanto indispensabile operare un riorientamento degli obiettivi della spesa pubblica.

I cittadini, esclusi dalle scelte e anche dalla loro comunicazione, hanno bisogno di tornare a fidarsi di chi governa. Intendiamo primariamente riformare la condivisione delle politiche pubbliche e la trasparenza nella pubblica amministrazione: crediamo nell’intelligenza collettiva e vogliamo fornire strumenti regionali di partecipazione diretta alla costruzione e consultazione dei dati pubblici (open data) e dei processi amministrativi (open gov). Vogliamo offrire loro anche uno strumento di legge che obblighi chi amministra a istituire i processi partecipativi ogni qualvolta si superi un determinato investimento o una soglia stimabilmente significativa di impatto socio-ambientale.

Non possiamo più stare in coda a un mondo sempre più interconnesso e rapido nello scambio di informazioni. Vogliamo una regione intelligente, che pensa come un organismo unico e non prevede geografie periferiche. Gli strumenti tecnologici attuali ci permettono di inserire questo obiettivo nella più realistica delle progettazioni. Cominceremo con il rafforzamento dei sistemi informativi regionali per fondare la cultura del dato di partenza, della sua misurazione e della valutazione al termine delle politiche proposte; arriveremo a restituire ai sardi servizi impostati sulla base di dati che loro stessi producono nella vita di tutti i giorni.

Vogliamo che la Regione sia partner degli Enti Locali: forniremo assistenza regionale agli EELL non solo attraverso finanziamenti, ma anche attraverso un supporto diretto che metta le professionalità della Regione a servizio delle imprese, degli Enti Locali stessi e delle realtà rappresentative dei singoli territori. La pubblica amministrazione è un alleato, non un nemico.

Vogliamo la creazione e lo sviluppo di nuove competenze professionali più legate al territorio e questo renderà necessario anche il riorientamento di molte di quelle attuali: il sapere dei sardi è la nostra più grande energia rinnovabile, insieme all’iniziativa imprenditoriale che oggi fa fatica a svilupparsi a causa delle condizioni di stagnazione del sistema produttivo e dell’inadeguatezza degli strumenti a disposizione. Vogliamo offrire a chi apre un’impresa una vera e propria area legislativa di protezione e supporto, dove la fase di start up sia adeguatamente seguita, finanziata e promossa. Vogliamo alimentare la cultura di rete tra le imprese, favorendo fiscalmente quelle che scelgono di interagire tra loro.

Promuoveremo il trasferimento intergenerazionale di saperi rurali e conoscenze tecnologiche, sia attraverso la scuola propria che attraverso quella cosiddetta impropria. Il respiro internazionale del progetto di Sardegna Possibile ci spinge ad aprire canali di scambio di saperi con altri centri di conoscenza in tutto il Mediterraneo. Non vogliamo solo che i nostri giovani vadano fuori a prepararsi, ma che la Sardegna sia meta di apprendimento d’avanguardia per i giovani di altri paesi.

Metteremo forti risorse a sostegno dei percorsi dell’innovazione, della ricerca, della competitività e della sostenibilità, che siano pubblici o privati. Particolare attenzione sarà posta all’attuazione concreta dei processi di trasferimento tecnologico. La ricerca va collegata al mercato, affinchè le imprese si sentano stimolate a praticare innovazione e la Regione ne promuova i risultati, anche attraverso opportuni percorsi di domanda pubblica.

Particolare cura va data alla formazione delle persone, nostro principale capitale sociale. Questa cura non va posta solo negli anni della formazione giovanile ma a tutte le età e in modo permanente, mantenendo pluri-sapienti tutte le persone attive: per questo investiremo fortemente sulle scuole, sulle università e sui centri di ricerca, non solo in termini di maggiori finanziamenti, ma anche nella capacità di pianificazione e di aggiornamento dei modelli (con apertura agli standard internazionali).

Intendiamo dare forte impulso al contrasto della dispersione scolastica, affrontando con progetti specifici tutte le sue cause culturali (compresa la questione linguistica), sociali e infrastrutturali. Una legge quadro sulla scuola è il primo degli strumenti necessari a questo obiettivo, così come è urgente uno spazio permanente di confronto tra gli operatori della scuola per lo scambio di buone prassi e la continua verifica dell’efficacia delle scelte politiche in materia di educazione e formazione. La digitalizzazione dei processi scolastici e di apprendimento va attuata in modo intelligente, investendo in formazione digitale tanto quanto in supporti tecnologici: lo strumento più potente dell’apprendimento resta la relazione tra le persone.

Intendiamo procedere alla riforma del sistema del credito alle piccole e medie imprese, sia attraverso una migliore gestione degli strumenti di cui la RAS già dispone, sia attraverso un ripensamento profondo della dipendenza economica e finanziaria delle nostre imprese dal sistema creditizio tradizionale. La crisi del modello economico in cui siamo inscritti da anni deve portarci a valutare che possano esisterne altri, più adatti alle nostre necessità e al nostro stile sociale.

Intendiamo acquisire per tutti i sardi un reale diritto alla mobilità, che si tratti di persone o delle loro merci, di residenti o di turisti di ogni provenienza e direzione. Lo faremo controllando e monitorando i servizi erogati in termini di prestazioni verso i cittadini, nei termini del rispetto contrattuale, ri-negoziando gli accordi con i vettori tradizionali, ma anche promuovendo l’imprenditorialità – sarda e non – che voglia dedicarsi a questo servizio essenziale. L’obiettivo principale è quello di riportare il tema della mobilità e dei trasporti al centro dello sviluppo dell’isola, pianificando e realizzando un sistema integrato in grado di sostenere le politiche strategiche, per lo sviluppo economico e sociale dell’isola. Vogliamo dare certezza a tutti dello spostamento attraverso un prezzo equo e unico, promuovendo la continuità relazionale al posto di quella territoriale. Impossibile ottenere questi obiettivi senza realizzare e attuare un Piano Regionale dei Trasporti e della Mobilità. I criteri di attuazione di questo piano sono improntati alla sostenibilità, come tutte le azioni politiche che vogliamo porre.

Gli interventi sul sistema dei trasporti devono supportare gli assetti territoriali: non vogliamo infrastrutture inutili e abbandonate, ma sistemi a rete integrati e coerenti con le esigenze, le vocazioni e le progettualità dei territori e delle comunità. Per questo vogliamo promuovere un sistema di trasporto plurimodale basato sull’intermodalità spaziale, temporale, funzionale e tariffaria, al fine di migliorare il livello di accessibilità ai territori, strettamente connesso con i sistemi dello Stato e con quelli mediterranei. Vogliamo realizzare una reale sostenibilità della mobilità in termini sociali (costi e sicurezza nei trasporti), ambientali, energetici, finanziari. Vogliamo promuovere l’integrazione fra sistemi di trasporto, anche attraverso l’uso dei sistemi tecnologicamente avanzati (con la territorializzazione delle smart grid, anche per la mobilità). Una regione infrastrutturata incentiva l’investimento imprenditoriale interno e attira quelli esterni: nessuno apre imprese dove non ci sono servizi di trasporto adeguati.

Vogliamo rilanciare il turismo, non come comparto ma come sistema integrato di accoglienza, coerentemente all’impronta di sostenibilità che intendiamo dare al modello di sviluppo economico, sociale e ambientale della Sardegna. Lo strumento principale sarà un Programma strategico che individui obiettivi e azioni coerenti, capaci di rendere più efficace ed efficiente la spesa pubblica. Il coinvolgimento dei vari portatori di interesse, sia in fase decisionale che attuativa, sarà parte fondante del nostro metodo di lavoro.

Vogliamo rendere l’agricoltura un sistema integrato di sviluppo territoriale, con un valore importante di multifunzionalità e gestione del territorio. I paesi e le comunità devono tornare a essere luoghi di aggregazione e di solidarietà sociale, oltre che luoghi di sperimentazione e realizzazione di politiche di integrazione e trasmissione di competenze, in linea con le priorità della nuova PAC (Politica Agricola Comune). Utilizzeremo lo strumento delle aggregazioni di filiera per valorizzare le produzioni agro-alimentari e per favorire il sostegno reciproco delle aziende.

La gestione delle coste e della pesca sarà un elemento distintivo, sostenendo quei progetti di innovazione nella regolamentazione dei bacini interni che portano lavoro e manutenzione ambientale. Le coste sarde devono essere valorizzate e protette: proponiamo il percorso del loro riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, quale primo tassello del percorso che può portare al riconoscimento per tutta l’isola.

I nostri rapporti con l’Europa devono ricominciare subito attraverso la strutturazione di un’attività specifica di lobby della RAS a Bruxelles, attualmente ridotta ad un ufficio di rappresentanza senza peso. Nella stessa logica intendiamo investire sul superamento dei limiti della nostra presenza nel cosiddetto “collegio isole”, che ci nega nei fatti la rappresentanza in Europa. Vogliamo farlo attraverso l’uso consapevole dei legami già presenti e riconosciuti tra le regioni europee con esigenze di soggettività politica simili alla Sardegna. È anche attraverso la cura e il potenziamento di quei legami che discende autorevolezza nella gestione del proprio ruolo europeo e dei vantaggi che ne derivano.

Uno sguardo programmatico va posto verso il Mediterraneo e i movimenti di popoli e beni che lo attraversano. Di quei movimenti la Sardegna è stata sempre crocevia nella storia e noi vogliamo che continui a esserlo da protagonista. Vogliamo progettare accoglienze e convivenze, aumentando consapevolmente l’interazione culturale, sociale ed economica; lo facciamo convinti che, attraverso politiche intelligenti concordate con l’Unione Europea, tutti quelli che vengono qui a cercare il loro futuro possono diventare una parte importante del nostro. In quel futuro non sarà il sangue nè il suolo a determinare le appartenenze, ma la libera scelta delle persone. Noi lo chiamiamo “ius voluntatis”.

Siamo convinti che, accanto al bilancio economico della RAS fatto di numeri e rapporti finanziari, scorra un altro ordine di risorse che incide grandemente sulla progettazione della coesione sociale, ancorchè fuori dal controllo politico. La generosità del volontariato sardo, realtà forte, multipla e storicamente strutturata, è una voce di quell’invisibile bilancio sociale che fa risparmiare alla RAS milioni di euro e influisce in maniera significativa sullo stato di benessere civico e personale dei sardi. Vogliamo interagire maggiormente con queste realtà, non solo riconoscendo il loro valore con apposito sostegno finanziario, ma anche coinvolgendo maggiormente le associazioni e le loro rappresentanze nella progettazione di più forti reti sociali, vera nostra ricchezza.

La cultura in tutte le sue forme espressive è il pilastro fondante su cui vogliamo costruire la nostra visione di società, di economia e di sviluppo umano. Intendiamo dotarci di un piano culturale regionale, ovvero una legge organica che garantisca a chi opera significativamente in cultura la certezza delle risorse, la verifica dell’impatto e il riconoscimento del proprio valore sociale e professionale. Gli artisti e gli artigiani artisti in particolare (senza distinzione di linguaggio espressivo) non sono per noi singole esperienze di eccellenza espressiva, ma vanno considerati nel loro insieme come un bene culturale immateriale di tutti i sardi: come tali vanno protetti e promossi.


Questa macro-area di intervento accorpa l’elemento generazionale all’urgenza della dotazione di strumenti per costruire il futuro. Non significa che la cultura sia patrimonio esclusivo dei giovani, ma che i giovani debbano essere messi nelle condizioni di acquisire il massimo della ricchezza culturale che tutta l’isola è in grado di offrire loro, affinchè la maturino e la restituiscano attraverso la loro realizzazione personale e la crescita collettiva del tessuto economico-sociale di cui fanno strategicamente parte.

In questi anni abbiamo constatato l’assenza completa di un progetto culturale per la Sardegna e una costante e progressiva sottrazione di investimenti in tutti i settori che si occupano di promuovere consapevolezza culturale ed espressività artistica tra i giovani. Anche le risorse culturali storiche – dal patrimonio creativo e artistico a quello archeologico – sono escluse dall’immaginario giovanile, perchè quasi totalmente assenti dai loro percorsi di formazione propria e impropria. Pensiamo che il disinvestimento progressivo in educazione e cultura in senso lato  siano la causa della diminuzione della coesione sociale e della fatica dello sviluppo economico sardo, perchè ci privano degli strumenti essenziali per opporre dissenso al presente e trovare risposte per il futuro. Vogliamo che i giovani siano messi in grado di usare tutto il nostro patrimonio di conoscenza e che il talento e la creatività dei sardi siano la risorsa principale per assicurare alla nostra isola un futuro al centro del Mediterraneo e dell’Europa.

Per raggiungere questi obiettivi intendiamo:

Integrare cultura ed educazione con turismo, produzioni agro-alimentari e industriali, patrimonio ambientale e paesaggistico, attraverso processi di convergenza nella pianificazione. Il sistema Sardegna, come un coro a tenore, deve esprimere voci differenti in armonia tra loro.

Valorizzare al massimo il patrimonio culturale, linguistico e creativo sardo, sia come fattore di sviluppo umano, sia come fattore economico strategico.

Coinvolgere la diaspora sarda non solo nella promozione della Sardegna all’estero, ma anche favorendo il ritorno di quel plurigenerazionale patrimonio culturale che appartiene a tutti i sardi sparsi nel mondo.

Individuare una strategia per le politiche per i giovani che passi per il loro diretto coinvolgimento. Vogliamo uscire dalla logica del cosiddetto “problema giovanile”: oggi in Sardegna è difficile essere giovani a causa delle molte scelte sbagliate dalle generazioni che oggi giovani non sono più. Riteniamo che i giovani debbano riprendere a considerarsi parte attiva della soluzione delle difficoltà sociali intergenerazionali.

Le priorità

Dare alle scuole autonomia vera, per eccellere e innovare – e non caricarle solo di oneri burocratici – anche attraverso la creazione di reti tra scuole e conferenze territoriali che coinvolgano studenti, genitori, personale scolastico, enti locali, imprese e associazioni nell’elaborazione di un progetto formativo per il territorio.

Arginare la chiusura di scuole nel caso in cui questa comporti la perdita di un presidio culturale e sociale per il territorio.

Rinforzare il sostegno finanziario alle università sarde, con una verifica puntuale delle modalità di spesa e dei risultati.

Promuovere esperienze di inserimento nel mondo del lavoro mediante accordi Regione-impresa già dalle scuole secondarie di secondo grado.

Promuovere le scuole come centri polivalenti e di sviluppo culturale per il territorio con potenziamento di scuole serali, incentivi per corsi di formazione professionali e artistici per giovani e adulti, integrazione delle scuole professionali col tessuto produttivo locale.

Promuovere il diritto allo studio con incentivi e borse di studio per le eccellenze e supporto per studenti a rischio di abbandono, istituzione di sportelli di orientamento ai percorsi formativi e assistenza nell’accesso ad agevolazioni o gratuità, maggiore e più oculato finanziamento delle infrastrutture necessarie a garantire il diritto allo studio (Case dello Studente, mense, impianti sportivi, ecc.).

Riorganizzare le sedi territoriali dei due Atenei sardi per migliorarne l’efficacia e l’efficienza, nell’ottica della riduzione della dispersione di risorse. Non esistono sedi periferiche se l’interscambio di saperi tra università e tra università e mercato rimane costante e qualificato. Per questo intendiamo incentivare la pratica dei professori in visita, i dottorati industriali e tutti gli altri strumenti atti a trasformare i nostri centri di formazione in piazze aperte del sapere.

Riformare l’ISRE per trasformarlo in un centro di ricerca e di formazione all’avanguardia: non più nomine politiche, ma competenze certificate e programmazione puntuale. La Sardegna che progettiamo deve essere un mega campus universitario, attraente per le intelligenze di tutta l’Europa e di tutto il Mediterraneo.

Collaborare con le università e le scuole dell’isola per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani sardi attraverso forme d’incontro diretto e piattaforme digitali tra aziende e giovani talenti sardi.

Il disagio giovanile e la dispersione scolastica si riducono prevedendo sin dall’infanzia spazi fisici e tempi adeguati di socializzazione e apprendimento mirato, che tengano conto delle specifiche territoriali. La negazione della competenza bilinguistica, la condizione socio-economica e l’isolamento infrastrutturale sono i nemici primi di una crescita coerente con i tempi e gli strumenti della scuola futura.

Favorire il riconoscimento della ricchezza di ogni diversità di genere, di orientamento sessuale, di appartenenza etnica, linguistica, culturale e religiosa, perché i giovani sardi imparino a rispettare tutte le specificità, comprese le proprie.

Finanziamento del prossimo piano triennale di politica linguistica della Regione e riconoscimento internazionale del plurilinguismo sardo. Inclusione della musica indipendente nelle attività di promozione primaria della lingua in ambito giovanile.

Creazione di Osservatori Comunali per il censimento e la tutela del patrimonio archeologico e artistico e creazione di una rete intelligente tra siti archeologici e storici, musei, anche in funzione turistica. Informatizzazione e apertura totale delle banche dati raccolte. Creazione del Sistema Bibliotecario Sardo, a partire dalle indicazioni del Manifesto UNESCO sulle biblioteche pubbliche.

Definizione di una strategia per il sostegno e lo sviluppo dell’industria creativa in Sardegna, con attenzione a nuovi media, teatro, cinema e musica. La Regione Sardegna si porrà come facilitatore della cooperazione e dell’interscambio tra i mondi (istituzionali e non) della cultura e delle arti. Il sostegno alla lettura e alla sua filiera ha bisogno di una legge sul libro dove si riconosca e valorizzi il ruolo di tutti gli attori della filiera editoriale – festival compresi – e si prevedano espliciti supporti a servizio della loro funzione sociale.

Riforma della Film Commission, strumento di pianificazione indispensabile per il mondo del cinema, purchè reso autonomo dalla gestione politica. Solo un organismo di natura indipendente può realizzare una effettiva promozione internazionale del cinema, del teatro e delle produzioni musicali sarde (tradizionali e non).

Promozione e sostegno dello sport di base, degli sport minori e dello sport per tutti, anche con la programmazione di competizioni a livello internazionale.

Riconoscimento di vantaggi fiscali, prelazione al finanziamento e accesso privilegiato ai servizi alle imprese che, in un’ottica di responsabilità sociale, decideranno di investire quote dei loro ricavi nella promozione, sponsorizzazione e creazione di attività culturali o realtà volontarie solidali.


Questa macro-area di intervento riconosce l’importanza di azioni mirate a tutela dei due più importanti beni rifugio dell’isola: il territorio (inteso come l’insieme culturale di risorse ambientali, paesaggio, storia e vocazioni) e le persone (ovvero le comunità del presente che oggi lo vivono, lo valorizzano e ne traggono benefici e sviluppo).

La relazione tra comunità e territorio è alla base del cibo che produciamo e mangiamo, del paesaggio che ci circonda e dell’energia che usiamo nelle nostre case e aziende e che noi Sardi paghiamo in più rispetto alla media italiana. Questa relazione simbiotica è da anni venuta meno.

Vogliamo riconoscere e dare valore alle risorse naturali di cui la Sardegna è ricca e vogliamo che queste risorse siano considerate beni comuni, perché da questo dipende la prosperità del nostro presente e il benessere delle generazioni future.

La qualità della vita delle persone è in stretta connessione alla qualità del territorio nel suo complesso. Vogliamo migliorare la qualità della vita dei sardi e di tutti coloro che scelgono la Sardegna per lavoro, studio, turismo, investimento e impresa.

Per raggiungere questi obiettivi intendiamo:

Riconoscere e incentivare chi sceglie di interagire correttamente con l’ambiente e il territorio attraverso la stipulazione di contratti ambientali con chi lavora e cura la terra, incentivare la bioedilizia e la pianificazione urbana e territoriale responsabile, e lo smaltimento dei rifiuti in modo che costi meno e generi posti di lavoro e filiere di produzione locali.

Ridefinire l’uso del territorio secondo principi di sostenibilità economica e ambientale: le attività produttive non devono essere il limite, ma lo strumento stesso della tutela.

Sostenere l’economia rurale e incentivare le produzioni agro-alimentari inserite in filiere di produzione e distribuzione, pilastri della strategia di sviluppo economico locale.

Garantire costi minori per l’energia, incentivando il risparmio energetico e sviluppando un nuovo approccio alla produzione da fonti rinnovabili.

Promuovere la qualità dell’accoglienza turistica caratterizzando maggiormente il nostro modo di ospitare i turisti e di offrire loro peculiarità che ci contraddistinguono rispetto ad altre mete turistiche, promuovendo la Sardegna e le sue isole minori.

Le priorità:

(Ambiente e risorse idriche)

Vogliamo valorizzare il patrimonio forestale sardo perchè è uno strumento di sviluppo economico locale; vogliamo aumentare la superficie forestale con l’obiettivo di creare occupazione attraverso specifiche azioni in collaborazione con le comunità locali e le imprese. Le foreste non sono un ammortizzatore sociale, ma un bene economico produttivo. Per questo intendiamo favorire partnership tra pubblico e privato per la creazione di un patrimonio comune valorizzabile nel mercato dei certificati verdi.

Vogliamo riorganizzazione strutturalmente l’Ente Foreste per una migliore gestione del bene silvestre, affinchè sia più efficace nel contrasto al dissesto idrogeologico e alla prevenzione e lotta integrata agli incendiari.

Daremo supporto alla produzione forestale legata a filiere alimentari locali, al turismo, alle attività ricreative e di ricerca scientifica. Riteniamo necessaria la riorganizzazione della gestione delle biomasse residue. Tutti gli sfalci, pubblici e privati, sono una quota di mercato di biomasse e biocompost.

Intendiamo ottenere l’abbattimento delle bollette per lo smaltimento dei rifiuti attraverso la realizzazione in Sardegna di filiere di lavorazione dei materiali riciclabili raccolti. Questo indirizzo di industria sostenibile ci permetterà di riconvertire parte delle aree di crisi industriale sulle filiere di trasformazione, salvando molte professionalità.

Vogliamo diminuire la bolletta dei rifiuti anche con l’incentivazione della vendita di prodotti sfusi e con il pagamento diretto di contenitori di carta, plastica, vetro nella vendita al dettaglio (il cosiddetto reverse vending). Le aziende sarde che promuovono il reso del packaging saranno incentivate all’interno di una rete regionale di aziende “amiche dell’ambiente”, con specifico riconoscimento di sostenibilità.

Vogliamo ridurre il costo dell’energia elettrica attraverso un nuovo Piano Energetico e soprattutto attraverso l’istituzione di una Agenzia Sarda per l’Energia, che si occupi della produzione elettrica pubblica e privata e della gestione integrata delle reti. E’ anche l’organo che rinegozierà i contratti già in essere per lo sfruttamento delle risorse energetiche fossili e incentiverà l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Non esiste altra strada per tutelarci dalle speculazioni energetiche che non sia quella di imporre per legge il diritto dei sardi alla propria sovranità energetica attraverso scelte libere, moderne, sostenibili e indipendenti dagli interessi di grandi gruppi di speculatori privati. Questo comporterà l’immediata moratoria e il successivo divieto di qualsiasi tipo di sfruttamento delle risorse energetiche fossili, limitate e inquinanti presenti nel sottosuolo sardo.

Le fonti rinnovabili non sono prive di impatti: faremo una legge regionale che regoli in modo chiaro e preciso lo sfruttamento delle risorse naturali come vento, sole, biomasse, acqua e nei moti marini correntizio e ondoso da parte di entità private esterne in modo che i benefici economici derivanti dal loro sfruttamento siano a vantaggio delle comunità locali e compensino la violazione di paesaggi e spazi urbani.

La principale fonte di energia è l’energia non dispersa. Per questo finanzieremo il potenziamento delle politiche di risparmio energetico e aumenteremo gli incentivi alla bio-edilizia per la riqualificazione energetica di ogni antropizzazione.

Avremo un piano Regionale della Mobilità Elettrica che permetterà di cominciare la progressiva diminuzione del ricorso ai combustibili fossili per la mobilità locale privata e pubblica.

Vogliamo invogliare le aziende e i privati a produrre energia in proprio. L’autoproduzione di energia elettrica e termica va incentivata con l’innesco di filiere di progettazione, produzione e installazione di impianti fotovoltaici, mini eolico per le abitazioni e bio-gas e minidroelettrico per le aziende.

Opereremo un mappatura certa dell’inquinamento chimico, elettromagnetico e atmosferico e sulla base dei risultati avvieremo la bonifica immediata dei siti storici industriali e militari in collaborazione con UE, enti locali e istituti di ricerca. Le bonifiche saranno opportunità di lavoro per i territori martoriati dalla loro necessità e in molti casi consentiranno l’estrazione di materiale riciclabile. Per fare queste scelte sarà necessaria la riorganizzazione territoriale della struttura e delle competenze dell’ARPAS.

Riteniamo necessario lo sviluppo di un nuovo Piano Regolatore Regionale per la Gestione delle Acque che riorganizzi a livello territoriale e funzionale il ruolo di Abbanoa e preveda la rinegoziazione dei rapporti col fornitore (ENAS), l’incentivo al recupero delle acque piovane e della fitodepurazione. Queste azioni, debitamente strutturate, hanno il potere di far diminuire del 10% il costo delle bollette idriche delle imprese in due anni.

Procederemo alla rimodulazione delle “attenzioni” o organizzazioni interne all’ATO entro il cui ambito territoriale,  così come definito dalla legge, sia possibile riconoscere specifiche esigenze territoriali nel fabbisogno irriguo (in dialogo con l’agricoltura) e idropotabile.

Agiremo sulla politica di gestione dei depuratori civili, premiando il riuso delle acque (comprese quelle piovane) e ridefiniremo i segmenti organizzativi dell’Ente di gestione idropotabile, separando la depurazione, la produzione di acqua potabile e la distribuzione, che richiedono specialità e competenze tecniche differenti.

L’insieme di queste scelte richiede l’esistenza di una rete intelligente, sinergica e integrata, dove gli obiettivi siano perseguiti insieme, in modo tecnologicamente avanzato e con il continuo scambio di informazioni tra gli attori delle scelte, nell’assoluto rispetto dell’ambiente.

(Urbanistica, lavori pubblici ed enti locali)

Svilupperemo uno strumento legislativo unificato per la Regione Sardegna per ridefinire le particolarità presenti nella nostra isola, a partire dai problemi della collocazione geografica dei comuni, e distingueremo strategicamente le macro-aree urbane dai comuni satellite delle aree urbanizzate e quelli non limitrofi, caratteristici delle zone lontane dalle coste.

Censiremo il patrimonio edilizio (inclusi i beni militari dismessi e ceduti alla RAS) che oggi è una risorsa misteriosa e non utilizzata per il bene comune. Lo classificheremo in base alle potenzialità di destinazione d’uso, procederemo al piano di recupero e riqualificazione mirato all’utilizzo e forniremo assistenza alle altre pubbliche amministrazioni verso cui sono indirizzati i beni.

Proporremo un piano di edilizia residenziale pubblica e congiuntamente il rafforzamento delle politiche dei mutui per la prima casa, legandoli a criteri premianti quali l’insediamento in centri con trend di crescita demografica negativa rispetto ai centri maggiormente attraenti.

Collaboreremo con gli enti locali per la stesura di nuove e più flessibili linee guida per l’urbanistica, per assicurare uno sviluppo equilibrato e strategico dei nostri centri abitati, con particolare enfasi su ristrutturazione e riqualificazione di costruzioni esistenti e centri storici.

Riscriveremo la legge urbanistica e il Piano Paesaggistico in maniera partecipata con i territori.

Realizzeremo una politica partecipata e una cooperazione tra enti locali attraverso processi partecipativi che tengano conto del punto di vista del territorio nel suo insieme. In questa logica nessuna legge strutturale dovrà avere scorciatoie amministrative senza un preventivo confronto.

Vogliamo semplificare le procedure amministrative limitando al minimo le deroghe e rendendo più organico, attraverso testi unificati e congruenti, i piani regionali di verifica delle coerenze.

(Trasporti)

Vogliamo monitorare subito il rispetto delle convenzioni marittime e aeree già in essere al fine di verificare l’effettiva rispondenza contrattuale dei servizi e vogliamo rimettere in discussione quelle evidentemente svantaggiose per la mobilità dei sardi. La Regione è il soggetto che deve essere presente quando si decide, non quello che arriva dopo con i ricorsi.

Vogliamo rendere operativa la Zona Franca Doganale nel porto di Cagliari attraverso la realizzazione del piano di gestione e vogliamo dare avvio immediato alla costituzione della Piattaforma Logistica del Mediterraneo intesa come Sistema Integrato connesso con le reti TEN-T europee.

Vogliamo integrare il modello dei vettori low-cost nel sistema integrato regionale, rendendolo fruibile non solo ai  fini dello sviluppo turistico.

Vogliamo potenziare l’accessibilità plurimodale fra il sistema portuale ed aeroportuale e tutta la Sardegna, rendendo reale la continuità territoriale con l’intera isola attraverso la promozione di sistemi e di tariffe integrate da e per la Sardegna, isole minori comprese.

Vogliamo attivare analoga procedura per un servizio integrato e diffuso di traghettamento delle merci, utilizzando sia quanto previsto dalla normativa comunitaria, sia individuando un modello “sardo” di movimentazione delle merci, anche attraverso i risultati dell’avvio del riconoscimento del deficit di insularità.

Vogliamo migliorare gli standard funzionali dei porti sardi per quanto concerne la movimentazione delle merci, con particolare riferimento a sistemi tecnologicamente avanzati quali quelli di movimentazione in banchina, di tracciamento delle unità di carico, di gestione integrata dei carichi.

Vogliamo promuovere la presenza di operatori logistici in grado di garantire il trasferimento di flussi consistenti di merci attravers la Sardegna: sviluppo di azioni integrate finalizzate alla manipolazione e lavorazione delle stesse merci, con lo scopo di aumentarne il valore e la competitività e con esplicito interesse per l’internazionalizzazione del mercato delle nostre produzioni.

(Agricoltura)

Incentiveremo la produzione per il mercato interno attraverso il sostegno e il rafforzamento di filiere di produzione, lavorazione e distribuzione di prossimità. Il nostro primo mercato è la Sardegna.

Definiremo programmi di promozione internazionale e trade missions coordinati dalla Regione per la promozione di prodotti sardi in mercati esterni e creazione di un servizio regionale di supporto tecnico, contrattuale e linguistico.

Sosterremo e incentiveremo le produzioni biologiche e l’utilizzo strategico dei marchi di qualità alimentare (secondo i nuovi orientamenti comunitari) e sviluppo di marchi ombrello per piccole produzioni locali in modo da promuovere e proteggere la produzione, fidelizzare i consumatori ed eliminare le frodi alimentari.

Integreremo le filiere di produzione, incluse quelle mangimistiche, col territorio attraverso incentivi per l’utilizzo innovativi dei prodotti in eccedenza o in prima produzione, come ad esempio, la lana e il sughero nell’edilizia.

Incentiveremo il recupero e l’utilizzo economico delle biodiversità di cui la Sardegna è ricca attraverso un sistema di tutela e valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario, zootecnico e forestale, Repertori regionali di razze e varietà locali, Agricoltori Custodi e centri di riproduzione e distribuzione

Supporteremo la produzione forestale sughericola e le attività collegate.

Riconosceremo ad allevatori, agricoltori e pescatori il loro ruolo di “custodi” del paesaggio e attiveremo con loro appositi contratti ambientali, con incentivi per il loro contributo alla conservazione naturale, tutela della biodiversità e pesca sostenibile.

(Turismo)

Promuoveremo i parchi e le aree naturali protette come territori di eccellenza attraverso programmi finalizzati a un maggiore coinvolgimento dei cittadini, oltre che ai turisti, affinché questi siano percepiti e vissuti come parti del proprio territorio e della propria identità e non come luoghi separati e ostili allo sviluppo.

Vogliamo dare forza al comparto nautico e alla vela, volani di un’economia sostenibile, di un artigianato specializzato e di un turismo che non conosce stagioni. Con noi la Sardegna si candida a diventare il centro velico del Mediterraneo.

Rivitalizzaremo le attività artigianali e commerciali legate al territorio attraverso un più incisivo collegamento ai mercati, specie a quelli turistici: nessuno deve venire in Sardegna e non vedere i sardi, la loro creatività, le loro produzioni e il loro stile di relazione.

Renderemo accessibili i patrimoni immobiliari pubblici che caratterizzano le coste, come i fari e le strutture ex carcerarie, attraverso un modello di sviluppo inclusivo che tenga conto dei legami storico-culturali e del ruolo educativo della trasmissione della memoria.

Predisporremo uno strumento volontario per la promozione della qualità dell’ospitalità turistica volta alla riqualificazione delle strutture ricettive e dei servizi turistici, specie in aree costiere, attraverso incentivi finanziari e meccanismi di premialità diretti a chi accetta di raggiungere uno standard concordato.

Includeremo le aree non costiere in circuiti di promozione turistica attraverso il rafforzamento di modelli di ricettività diffusa e in connessione agli operatori di servizi commerciali, artigianali e culturali affinché tali circuiti siano proposti e promossi in maniera efficace. Un’azione specifica (micromodello) sarà posta a supporto dello sviluppo del turismo scientifico nei paesi che rientrano nel bacino di interesse del radiotelescopio di San Basilio e dell’area archeologica limitrofa di Pranu Muttedu, quale esempio di integrazione sostenibile tra il nostro presente tecnologico e il nostro passato preistorico e nuragico.


Questa macro-area di intervento considera interlacciate l’efficienza della pubblica amministrazione e l’esigenza della sua riorganizzazione: la lentezza della burocrazia non dipende dalla cattiva qualità delle persone, ma dal modo in cui è organizzata. La struttura interna della Regione è plasmata su modelli ormai obsoleti e l’attuale struttura organizzativa da anni non è più in grado di gestire i grandi cambiamenti che si sono verificati negli ultimi anni. Sono i nomi stessi degli assessorati che lo rivelano, a partire da quello all’Industria, che oggi più propriamente dovrebbe occuparsi di Innovazione. Lo stesso assessorato al Bilancio, da sempre compreso come uno strumento tecnico, è di fatto il più politico degli ambiti d’azione, perché la direzione (e la provenienza) delle risorse influenza le scelte e ne condiziona l’esito; nella nostra Sardegna l’assessorato al Bilancio sarà quello che di fatto è: l’assessorato al Futuro.

La Regione Sardegna è una macchina molto complessa da gestire. Le competenze sono numerose e spesso mal distribuite tra i vari assessorati. La struttura è rigida e non in grado di adattarsi alle diverse situazioni ed esigenze che si possono presentare. Ogni decisione deve attraversare innumerevoli passaggi, con ritardi ed errori che vanificano gli sforzi fatti. Il problema principale è che le forze politiche tradizionali si sono concentrate sulla difesa del potere acquisito, trascurando la fondamentale esigenza di rendere la Regione più in grado di soddisfare i bisogni di cittadini e imprese, instaurando e mantenendo con loro un costante dialogo. Per fare questo è necessario aumentare anche la mobilità dei servizi sui territori: non sono Ozieri e Porto Torres che devono andare a Cagliari, ma l’inverso. E’ ferma intenzione della nostra politica intervenire negli assetti di governance territoriale, favorendo l’accorpamento di beni e servizi nella misura in cui i territori ne manifestino reale necessità.

Per raggiungere questi obiettivi intendiamo:

  • utilizzare un approccio basato su una visione condivisa, sull’ascolto e sull’analisi dei dati, sulla trasparenza delle scelte che consentirà di operare in modo diverso rispetto al passato. Sarà favorito da un lato lo scambio delle informazioni relative alle iniziative intraprese nei vari assessorati; dall’altro sarà favorita la programmazione condivisa di politiche e iniziative di vario genere anche sui territori. In questo modo sarà possibile concentrare le risorse ed evitare inutili sprechi.
  • migliorare il dialogo tra i vari assessorati e al loro interno, eliminare la frammentazione delle competenze e la dispersione dei procedimenti, ridurre la duplicazione delle attività e monitorare le attività svolte e l’utilizzo delle risorse.
  • favorire la mobilità interna delle competenze e sperimentare nuovi modelli organizzativi che migliorino il benessere lavorativo interno, da cui discenderà maggiore efficienza.
  • intervenire nei processi di governance del territorio, operando una razionalizzazione chirurgica degli enti intermedi e strumentali di ogni ordine e grado e in qualsiasi modo partecipati e/o controllati dalla RAS.

Le priorità:

Riorganizzare la Regione secondo una visione per processi finalizzata ad ottenere soluzioni concrete, favorendo la collaborazione sia interna che con l’esterno (cittadini, imprese, amministrazioni e altri soggetti interessati).

Creare una struttura organizzativa più flessibile e in grado di rispondere ai cambiamenti.

Rendere effettiva la trasparenza, promuovere l’accesso agli open data (dati aperti) per cittadini e imprese.

Garantire l’integrale pubblicazione delle delibere della Giunta e degli altri documenti di interesse per il cittadino.

Potenziare i servizi al cittadino tramite canali digitali e con la creazione di sportelli digitali, garantendo a tutti la partecipazione alle politiche pubbliche attraverso le moderne tecnologie.

Riforma del sistema regionale degli enti di ricerca, favorendo il lavoro in rete e i collegamenti con gli ambiti di ricerca internazionali.

Le aziende e la Pubblica  Amministrazione  devono vedere  nel centro di Programmazione un partner che stimola progetti e sollecita nuovi dinamismi; per fare ciò deve maturare  una visione aperta, partecipata e fruibile (open view) che le possa permettere di condividere l’azione faccia a faccia con le singole aziende (attraverso i moderni sistemi di networking) e con le associazioni di categoria.

L’innovazione e la competitività del sistema produttivo vanno accompagnate con appositi servizi e con l’istituzione della figura del business tutor, che accompagni le aziende anche all’accesso rapido ai fondi pubblici. In particolare la pubblica amministrazione deve sostentere la nuova imprenditoria giovanile con l’utilizzo di metodi di business angel per favorire le start up di nuove imprese.


La Sardegna ha finora adottato un sistema di welfare orientato sui concetti di “sanità”, quindi di cura, e di “sociale” inteso come assistenza, piuttosto che di politiche sociali integrate. Il sistema sanitario attuale costituisce circa il 50% del bilancio Regionale eppure non è efficiente: è ancora orientato a offrire servizi prevalentemente nelle città ed è incentrato su poli ospedalieri. Questo è spesso più funzionale a interessi privati e personalistici che a quelli dei cittadini e genera sovraffollamento e servizi lenti. La condizione di persone con disabilità, persone anziane e più in generale persone in difficoltà, che anche a causa della crisi economica sono sempre più numerose, ha ormai raggiunto dei livelli critici. Sono sempre di più le persone che rinunciano a curarsi perché non più in grado di pagare il ticket sulle prestazioni specialistiche sanitarie.

Sardegna Possibile vuole creare un Sistema Integrato di Salute dove le politiche di pianificazione e programmazione in tutti i settori siano incentrate sul benessere del cittadino. Proponiamo soluzioni efficaci e concrete che nell’immediato si concretizzeranno in interventi mirati e sinergici per migliorare le condizioni di vita e quindi di salute delle persone e che nel medio e lungo periodo si integreranno strategicamente con politiche abitative, del lavoro, dell’agricoltura e industria, dell’ambiente e dello sport.

Per raggiungere questi obiettivi intendiamo:

Concentrarci sulla promozione della salute dei cittadini e delle comunità, non limitandoci solo a offrire sanità e assistenza, ma incentivando e replicando le eccellenze del nostro servizio sanitario e sociale che danno vita a tante piccole iniziative di innovazione, ricerca e buone prassi. Eccellenza non è solo la sala iper accessoriata di un ospedale, ma anche la lista d’attesa corta dal dentista della Asl locale.

Riequilibrare la distribuzione dei servizi di base nel territorio e la loro riqualificazione e integrazione con i servizi specialistici centrali dislocati nei grandi centri.

Considerare la sanità e il sociale non come una spesa, ma come un investimento e quindi rendere effettiva la trasparenza del bilancio regionale, la responsabilizzazione sulla spesa di tutti i soggetti (ASL, Organizzazioni, Operatori) e frenare il trend di indebitamento progressivo attraverso un Piano di Rientro pluriennale basato su un coerente equilibrio tra considerazioni finanziarie  e obiettivi di salute pubblica e qualità.

Le priorità:

Approvazione di un Piano  dei Servizi Sociosanitari Integrati basato su l’integrazione sociosanitaria a tutti i livelli e che metta al centro l’autonomia delle persone (anche con disabilità), attraverso politiche di non discriminazione, partecipazione, inclusione e pari opportunità, anche di genere.

Elaborazione di un più complessivo Piano Integrato di Salute che comprenda tutti i settori (politiche abitative, del lavoro e dello sport, dell’agricoltura e industria, ambiente) e che rende istituzionale la  metodologia partecipativa nei processi  di pianificazione e programmazione sulla Salute.

Piano di messa in rete dei servizi di base già esistenti e capillarizzati nel territorio (medici di famiglia, farmacie, servizi sociali comunali, associazioni, volontariato, terzo settore, volontariato, e servizi socio economici locali).

Riorientamento dei servizi e organizzazione dei presìdi sanitari in base alle caratteristiche socio-economiche e demografiche del territorio su una mappatura sistematica della rete dei servizi esistenti, inclusi le opportunità e gli ostacoli per l’accesso ai servizi.

Potenziamento e sistematizzazione degli interventi domiciliari integrati per la salute delle persone anziane e/o non autosufficienti e persone con disabilità.

Sistematizzazione dei processi di trasparenza sulla spesa con l’avvio della certificazione di bilancio in Sanità.

Razionalizzazione della rete ospedaliera attraverso un programma pluriennale di innovazione tecnologica e organizzativa e specializzazione, che consentirà la loro trasformazione in strutture di eccellenza  in maniera tale che nessuna dovrà cessare.

Investimento in risorse umane e ottimizzazione degli impianti e delle strutture di altra specialità sulle 24 ore che contribuirà anche a ridurre le liste di attesa e ad evitare duplicazioni di competenze. I sistemi di controllo qualità saranno alla base degli accreditamenti istituzionali.

Ridistribuzione della spesa sanitaria: Ospedaliera (dal 52% al 48%), Distrettuale (dal 44% al 46%) e di Prevenzione (dal 4% al 6%), che sia funzionale agli obiettivi veri di salute, con attenzione particolare alle aree soggette a inquinamento ambientale e patologie correlate, aree di servizi per anziani e persone con disabilità, area dei servizi territoriali.

Daremo avvio ad azioni di scambio internazionale riguardo soprattutto allo sviluppo della cultura dei servizi e progettazione innovativa, con enfasi su riforme necessarie per un Sistema Integrato di Salute e sviluppo organico di salute transfrontaliera.

Maggiore attenzione alla formazione degli operatori del sistema della Salute (sanitario e sociale, compreso il mondo dell’associazionismo e volontariato) e sviluppo di competenze professionali incentrate sulla gestione di servizi integrati  e programmazione con il coinvolgimento delle agenzie formative e dell’Università.


Sardegna Possibile ha fatto la precisa scelta programmatica di non dotarsi dell’ennesimo cosiddetto “piano straordinario per il lavoro”; la ragione è che la grave crisi occupazionale in Sardegna dipende proprio dal fatto che il lavoro è stato sempre affrontato come un’emergenza, un disastro frutto di condizioni perennemente “straordinarie” e non è stato mai pianificato come una normalità operativa, figlia di politiche strutturali, di formazione integrata e di azioni concertate con i territori. L’assenza di una visione di normalità del lavoro ha trasformato l’assessorato al lavoro in un luogo di vertenze e di politiche passive, dove si distribuiscono ammortizzatori sociali (e un ricco paniere di clientele) per arginare l’emergenza e mai si agisce per disinnescare le cause prime della mancata occupazione, che per noi sono: l’assenza di progettazione di breve, medio e lungo termine, l’ignoranza istituzionale del concetto di formazione permanente e l’arroganza nel non voler dialogare con i territori, lasciando da un lato le loro vocazioni storiche abbandonate a se stesse e dall’altro proponendo modelli di sviluppo illogici, estranei nei capitali e avulsi nella sostanza. Date per stabili le azioni di sostegno che vanno ancora portate alle povertà immediate e gravi, per noi una seria politica del lavoro passa per la riorganizzazione di tutti i settori che competono alla produttività e alla formazione, come chiaramente espresso nella parte precedente del programma. Non si tratta di politiche per l’indomani, ma per l’oggi, perchè molte di quelle scelte – se fossero state fatte a suo tempo – avrebbero avuto effetti immediati sull’emergenza e effetti di lungo termine sulle sue cause strutturali. Cominceremo a farle noi.

Per raggiungere questi obiettivi intendiamo:

Pianificare un sistema integrato di micro-modelli che siano configurati come ri-organizzazioni produttive permanenti sul territorio e che siano finanziati per i primi tre anni in forma di politiche attive per il lavoro. Gli ambiti prioritari d’azione dei micro-modelli sono l’industria e la nuova industria, l’agricoltura, l’artigianato tecnico e artistico, l’istruzione scolastica, la cultura e i beni culturali e identitari e il turismo. Per ognuno di questi ambiti (e in combinazione trasversale) è previsto il varo immediato di un numero variabile di modelli triennali (da 40 per l’agricoltura a 10 per l’istruzione) nel primo anno, un numero pari nel secondo anno e un numero doppio per il terzo anno di attività, quando i risultati dei primi due anni offriranno una base di verifica sufficientemente certa. Ogni micro-modello è costruito a partire da uno studio delle esigenze del mercato o delle richiesta di efficienza del servizio, i cui risultati costituiranno il suo obiettivo finale e prevede, oltre alla messa in campo di precise azioni di organizzazione della produzione, anche un raccordo con la filiera della formazione accademica e professionale, al fine di offrire alle persone coinvolte nel micro-modello tutti gli strumenti di autogestione che renderanno il modello autonomo allo scadere del terzo anno di sperimentazione. I soggetti coinvolti nello sviluppo dei micro-modelli sono molteplici e con diverse funzioni:

  • i soggetti di mercato o di servizio portatori di un eccesso di domanda rispetto alle offerte presenti.
  • le amministrazioni locali per quel che concerne i micro-modelli territoriali.
  • i referenti di associazioni di categoria o a vario titolo organizzate per quel che concerne i micro-modelli diffusi.
  • i proprietari o i gestori titolati delle risorse e/o dei saperi da organizzare.
  • i portatori di competenza estranei al funzionamento a regime del modello, ma necessari alla fase di avviamento.
  • i dipendenti regionali la cui competenza è a servizio della progettazione di ogni micro-modello.
  • i lavoratori a vario titolo coinvolti nella formazione e nella produzione di beni e/o servizi pianificata.
  • le aziende dell’indotto generato dal micro-modello.
  • i sindacati e le associazioni di categoria con cui il modello viene concertato.
  • le agenzie formative coinvolte nell’istruzione dei lavoratori.
  • tutte le alte professionalità necessarie alla gestione guidata del micro-modello, ciascuno per la sua specificità.

L’applicazione accurata di un micro-modello genera molti benefici.

Favorisce un’economia della conoscenza e della formazione permanente: nessuna politica attiva del lavoro potrà più prescindere dall’acquisizione e dall’aggiornamento delle competenze.

Ricrea in un tempo breve un tessuto produttivo locale in grado di sostenersi in modo autosufficiente, stimolando innovazione e dinamismo nella rete delle piccole e medie imprese sarde.

Rinforza le competenze e promuove nuovi percorsi professionali, ma consente di restare fedeli alla vocazione dei territori (che spesso è proprio quella che non riesce a incontrare le domande di mercato presenti), pur generando significative innovazioni nel metodo di gestione.

Stimola e mette in sinergia con la produzione la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica, promuovendo la formazione professionale come strumento mirato alla nascita di iniziative di autoimpiego.

Ribalta il paradigma dell’ammortizzatore sociale, riportando la politica del lavoro al centro dell’attività di progettazione, tutela e qualificazione delle persone e dei territori. Vogliamo che le persone possano tornare padrone di sè e libere di costruirsi un lavoro a propria misura.

Le priorità da perseguire con strumenti diversi dai micromodelli sono queste:

Riprogettazione delle modalità più adatte per promuovere la Sardegna su web e social networks e rafforzare i canali di vendita on line per le produzioni agroalimentari e turistiche.

Promuovere la cultura di formazione professionale continua “life long learning“ e a tutti i livelli e in ogni settore (inclusa la pubblica amministrazione) con particolare attenzione a corsi di formazione-qualificazione di livello medio alto, rivolto anche a chi ha un basso livello di scolarità e alle nuove tecnologie.

Aumentare il livello di competitività delle piccole aziende attraverso la creazione di programmi mirati a ridurre il peso della burocrazia attraverso

  • supporto tecnico e legale, offerto sia ad associazioni e categorie che alle singole aziende
  • istituzione di business tutor per facilitare l’accesso ai fondi europei
  • canalizzazione delle risorse su iniziative rispondenti ai criteri della riprogettazione economica regionale.

Dare impulso alla nascita delle digital fabrication; le produzioni future si basano su tecnologie, da considerare ormai non più sperimentali, ma in grado di rappresentare un valido strumento occupazionale.

Garantire che l’informazione sulle dotazioni finanziarie fruibili sia di garanzia, puntuale e trasparente, anche attraverso digitalizzazione, semplificazione e di conseguenza sburocratizzazione delle strutture regionali, facilitando la gestione delle pratiche anche al cittadino.

Promuovere la riorganizzazione, la riqualificazione e le bonifiche delle maggiori aree industriali, intendendo il disinquinamento come azione proattiva verso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo.

Ridefinire il sistema di concessione della grande produzione nel campo delle energie rinnovabili fino alla definizione di un quadro complessivo coerente ed efficiente sia da un punto di vista ambientale che economico. In particolare, riqualificare la rete di distribuzione e trasmissione secondo le moderne tecnologie ICT e le reti intelligenti (smart grid).

Attivare una decisa attività di coordinamento, caratterizzata dalla partecipazione degli attori istituzionali (Regione, Comuni), sia delle Piccole e Medie Imprese (PMI) e per favorire l’innovazione ed esportazioni, strada obbligata per confrontarsi con i mercati di qualità e in crescita.

Offrire sostegno a processi di integrazione tra imprese (acquisizioni/fusioni; costituzione di consorzi tra PMI; costituzione e sviluppo di reti tra imprese) favorendo il rilancio di politiche settoriali attraverso un approccio top-down / bottom-up.

Attivare precise premialità per le aziende che praticano politiche di conciliazione tra lavoro e maternità/paternità.

Aggiornare il censimento di tutti i minerali naturali (caolino, feldspati, pietre naturali, sabbie silicee, talco, ecc.) per programmare quantità e qualità in termini di filiera, e dare maggiori certezze a imprenditori e territori in un settore a grande valenza ambientale e produttiva, che va posto in raccordo con la ricerca.

Riconoscere la centralità della conoscenza e dell’Information Communication Tecnology (ICT) nei processi di crescita dei sistemi avanzati e integrare la politica industriale con altri campi di politiche per la competitività (R&S; trasporti e logistica; bonifiche aree industriali ecc).

Qualificare l’offerta dei servizi con lo scopo di favorire la nascita di nuove società professionali che siano in grado di adeguare l’offerta degli stessi servizi alle specificità del nostro modello di produzione industriale ed alle caratteristiche dei nostri territori.

Nuovo quadro di sostegno delle incentivazioni e partecipazione della Regione nell’assunzione dei rischi relativi alla fase di sviluppo e di pre-industrializzazione dei prodotti attraverso la partecipazione nelle fasi di ricerca e sviluppo (es. erogazione di sovvenzioni o prestiti a tasso zero, magari rimborsati in caso di successo) fino a un congruo volume (50%) delle spese di ricerca e sviluppo.

Creazione di un centro per l’innovazione con compiti di selezione, valutazione e monitoraggio dei programmi selezionati con l’obiettivo di far crescere “nuovi campioni sardi” nel mercato Europeo e il Mediterraneo.

Potenziare il collegamento tra le università e il mercato del lavoro attraverso le buone pratiche, sulla scia delle esperienze di successo come i contamination Labs attivati dall’Università di Cagliari

Attivare politiche di prodotto e campagne di comunicazione volte a costruire o a rinforzare la marca Sardegna all’estero in stretta connessione al Piano della promozione turistica. Ridefinizione dei ruoli all’interno di Sardegna Promozione e attivazione di un’unità specializzata per le attività di promozione.

Promozione di Destination Management Organization (DMO) a livello territoriale, in sostituzione ai fallimentari Sistemi Turistici Locali (STL), da gestire in base alle competenze professionali e alla conoscenza dei territori per la realizzazione di un modello di sviluppo reticolare

Destinare risorse finanziarie per l’accrescimento delle competenze sia all’interno della Regione, sia nel tessuto imprenditoriale, in modo da professionalizzare ulteriormente l’insieme delle attività turistiche.

Promuovere i turismi a basso impatto ambientale e ad alto valore relazionale specie durante i mesi di spalla alla stagione estiva coinvolgendo e dando rilievo alle importanti professionalità rappresentate da operatori che offrono servizi sportivi come l’ippoturismo, il cicloturismo, l’escursionismo, il turismo scientifico, l’arrampicata sportiva e di guida e interpretazione del territorio.

Riformare e riorganizzare il sistema dei servizi per i lavoro e della formazione professionale agendo sui seguenti aspetti:

  • Osservatorio Mercato del Lavoro e della Mobilità professionale: integrazione tra OML regionale e OML provinciale e uniformità dei metodi di analisi – l’osservatorio non si deve limitare all’analisi delle forze di lavoro (tramite l’elaborazione dei dati Istat e dei dati amministrativi) ma deve consentire ai diversi interessati di avere informazioni anche sulle esigenze delle imprese, ossia che tipo di figure professionali ricercano o ricercherebbero qualora si presentasse l’esigenza di incrementare l’organico; inoltre è necessario che si effettuino anche rilevazione e indagini sui settori produttivi carenti e che potrebbero avere uno sviluppo;
  • omogeneità dei servizi erogati dai CSL e CESIL, attraverso la valorizzazione delle professionalità maturate in questi anni dal personale (precarizzato) che ha fornito i servizi.
  • riorganizzare il sistema della formazione professionale attraverso un’integrazione tra i centri pubblici della Regione e le Agenzie private; inoltre, procedere con una programmazione mirata e specifica dei corsi professionali, attività possibile e realizzabile attraverso le rilevazioni sopra descritte effettuate dall’OML.