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Progres, Gentes e Comunidades: tre liste per un voto “responsabile”

Categories: La Voce dei Candidati

Fabrizio Palazzari

Il voto del 16 febbraio 2014 rappresenta un punto di non ritorno per far emergere quella Sardegna che già esiste ma che ancora non ha avuto la possibilità di avere una reale rappresentanza. A poco più di un mese dall’inizio della più breve campagna elettorale che la storia autonomistica ricordi, l’Isola si appresta a scegliere i suoi prossimi rappresentanti in uno scenario che è caratterizzato da livelli molto elevati di confusione e disorientamento dell’elettorato.

Le cause principali di questo disagio, che rischia di tradursi in un astensionismo prima di adesso sconosciuto, sono da un lato la drammatica crisi economica e occupazionale e, dall’altro, la perdita di credibilità delle istituzioni e della politica (tra indagati e imputati sono sessantotto su ottanta i consiglieri regionali coinvolti nell’inchiesta dei fondi ai gruppi consiliari).

Dalla “campagna elettorale permanente” al “governo continuo e partecipato”

In questo quadro la presenza di Sardegna Possibile e delle sue tre liste – Progres, Gentes e Comunidades – segna una novità unica non solo nell’isola ma nell’intero panorama politico italiano e ripropone la Sardegna come autentico laboratorio per quanto riguarda la capacità di proporre una nuova modalità di governo capace di dare risposte efficaci alle richieste sempre più urgenti e complesse della società.

Mentre i partiti tradizionali osservano con apprensione un consenso che continua a crescere intorno a questo progetto, c’è un importante elemento che, a mio avviso, dovrebbero invece spingere gli elettorati di riferimento di quei partiti e coloro che ancora si considerano indecisi, a guardare con attenzione e interesse al programma di Sardegna Possibile.

Il programma politico di Sardegna Possibile è destinato a segnare, infatti, un importante cambio di paradigma nella politica isolana degli ultimi anni, sostituendo al modello della “campagna elettorale permanente” quello del “governo continuo e partecipato” che pone al centro delle sue politiche il benessere delle persone, della società e dell’ambiente.

Con questo intendo evidenziare come in Sardegna, si sia consolidata negli ultimi anni una condizione, che possiamo definire di “campagna elettorale permanente”, ereditata dal più generale sistema politico italiano e amplificata da alcune peculiarità squisitamente isolane. Una condizione dove al clima di scontro continuo tra le parti, alimentato nella sua apparenza dal quotidiano show della televisione italiana, si è aggiunta la tendenza locale a basare la politica su messaggi propagandistici, privi di vero contenuto e di azioni conseguenti, e sulla denuncia continua di una condizione centro-periferica nei confronti dello Stato vissuta in maniera subalterna. Denuncia, anche in questo caso, non seguita da politiche o iniziative conseguenti.

Questa condizione di campagna elettorale permanente” ha avuto e tuttora ha due evidenti conseguenze negative. Da un lato deresponsabilizza i governanti di turno, perpetuamente impegnati nella ricerca e riaffermazione del consenso dei propri elettori, dall’altro favorisce l’affermarsi di un genere di politica che confonde e distrae gli elettori, che si focalizza sul qui e ora facendo perdere la concentrazione e distogliendo l’opinione pubblica dalle sfide e dai pericoli di oggi, strumentalizzando gli aspetti emotivi del dibattito pubblico per perseguire interessi personali o di parte.

Sardegna Possibile ribalta completamente questo paradigma proponendone uno diametralmente opposto che è quello del governo continuo e partecipato, ovvero un modello che pone al centro il governo, le politiche e la partecipazione dei cittadini. Ecco quindi che la stessa scelta degli assessori “possibili” e della giunta “possibile” non è, come alcuni analisti hanno voluto descrivere, una mera operazione di marketing politico ma l’essenza e la conseguenza di una scelta di un cambiamento radicale del modo di fare e intendere la Politica.

In altri termini, se il governo è al centro del progetto ecco che quel governo deve necessariamente venire addirittura prima della stessa investitura popolare, prima dell’esito delle urne. In questo modo viene offerta all’elettore una garanzia molto importante: quella che il programma elettorale, che in molti altri casi è spesso un mero esercizio formale, si tradurrà in un conseguente e coerente programma di governo perchè sarà la stessa giunta “possibile”- che lo ha discusso, approvato e condiviso prima delle elezioni – a realizzarlo.

Un programma elettorale e di governo che nasce innanzitutto dall’ascolto, tramite gli “OST”(Open Space Technology), delle esigenze territoriali e dei cittadini e dalla assunzione istituzionale del metodo della democrazia partecipata mediante un’apposita legge regionale (con voce di bilancio dedicata).

Una legge elettorale di dubbia costituzionalità e il voto responsabile

C’è, infine, un ulteriore elemento che dovrebbe far riflettere ogni elettore, ovvero la presenza di una legge elettorale che contiene possibili profili di illegittimità costituzionale per quanto riguarda il principio dell’uguaglianza del voto, sia attivo che passivo. Quest’ultima prevede, infatti, premi di maggioranza sproporzionati (60% e 55% dei seggi alle liste collegate al candidato alla presidenza che abbia appena avuto, rispettivamente, il 40% e il 25% dei voti) e soglie di sbarramento che ledono il diritto alla rappresentanza (una coalizione che non raggiunga il 10% ma, ad esempio il 9%, vedrebbe vanificata completamente la propria rappresentanza).

Si tratta, non dimentichiamolo, di una legge che è stata approvata, lo scorso mese di giugno, a larga maggioranza con 61 voti a favore, 7 contrari e 6 astenuti. Quindi con il consenso dei grandi partititi politici che negli ultimi cinque anni sono stati gli artefici e i responsabili, chi dai banchi del governo e chi (quando presente) da quelli dell’opposizione, della drammatica crisi economica, occupazionale e sociale in cui è caduta la nostra regione. Gli stessi grandi partiti che oggi, nel cercare di indirizzare le scelte dei loro elettori, si appellano al principio di “utilità” del voto. Dimenticando, in questo modo, di essere loro stessi i responsabili e gli artefici di una legge che invece cerca proprio di rendere inutile il voto dei sardi.

E’ anche per questo motivo che domenica 16 febbraio nessun elettore dovrebbe cedere di fronte a questo tipo di argomentazioni e votare in modo libero per un voto “responsabile”, ovvero consapevole degli elementi di novità e di rinnovamento che il programma politico di Sardegna Possibile e delle tre liste Progres, Gentes e Comunidades portano con sè, e di cui ogni candidato avverte il peso e la responsabilità. Senza dimenticare quanto questo sia ancora più importante in presenza di una legge elettorale che presenta potenziali profili di incostituzionalità, finalizzata come è a privare i sardi della rappresentanza di quelle liste non allineate con le forze politiche tradizionali.

Di Fabrizio Palazzari (candidato lista Gentes – Cagliari)

www.fabriziopalazzari.net



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