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Emanuele Scalas

La legge regionale che obbliga la RAS a dotarsi del Piano di Protezione Civile è la n. 3 del 17 gennaio 1989. Sono passati dunque 24 anni e sul sito RAS oggi appare: “La regione sta procedendo alla redazione del piano pluriennale di protezione civile…

Il Piano di Protezione Civile regionale è vitale perché contiene il coordinamento delle attività di prevenzione (le cosiddette attività “in tempo di pace”) in base alle quali la RAS può ottenere e spendere i fondi per la prevenzione, che invece non sono utilizzati, per milioni di euro. Sarebbero i fondi per comprare mezzi anfibi, ruspe, ambulanze, cucine da campo, tende, container, attrezzature di soccorso, brande, radio da campo e tante altre dotazioni; sarebbero i soldi per fare le simulazioni, i piani di intervento, per informare la gente prima dell’emergenza su come comportarsi, per opere di messa in sicurezza degli alvei, pulizia dei bacini, formazione degli operatori, formazione dei soccorritori, costruzione della macchina di coordinamento, costruzione della rete operativa dei volontari, e tante altre attività. Quindi i soldi ci sono, ci sono sempre stati, ma non li usiamo perché i politici regionali sono stati fermi a guardare per anni.

Il Piano Regionale poi è importante perché contiene oltre alle attività di prevenzione anche le modalità di coordinamento degli interventi di soccorso e ripristino individuando le azioni, le priorità, le persone e la guida operativa degli interventi. Coordina quindi le risorse sul campo (volontari e istituzioni locali). La parte più importante del Piano in caso di emergenza è il Modello di Intervento. Dentro ci sono i nomi, i ruoli precisi, i numeri di telefono delle persone giuste, che ovviamente sanno già di essere in quell’elenco e sanno già quali sono i loro compiti specifici; l’elenco delle risorse che si possono trovare sul territorio, mezzi pubblici e privati, risorse alimentari, istituzioni. Dentro c’è la sequenza esatta delle azioni da compiere per ognuno degli operatori, dal sindaco al volontario, al forestale. L’assenza del Modello di Intervento ha portato alla confusione totale in Sardegna, ogni volta che si è verificata un’emergenza. E questo ha delle conseguenze di gravità enorme perché si tratta della vita delle persone; della nostra stessa esistenza, della nostra sicurezza, della nostra incolumità.

Il risultato della colpevole e intollerabile inerzia politica che ha portato a non avere ancora il Piano di Protezione Civile Regionale, e quindi a non poter programmare interventi di prevenzione per un quarto di secolo, è che il sindaco di un paese in difficoltà in caso di eventi eccezionali (ma non certo imprevedibili) si trova solo davanti alle tragedie, i cittadini abbandonati a loro stessi di fronte a situazioni di pericolo estremo. Nessuno ascolta, nessuno interviene, nessuno dice cosa dobbiamo fare perché non sono definiti i ruoli. Ognuno fa quello che può, come può, in modo scoordinato. Questa è una responsabilità politica enorme che costa vite umane tutti gli anni da vent’anni, ed enormi danni economici alle nostre imprese e alle nostre famiglie.

La Regione pretende dai comuni i piani comunali di protezione civile ma non è in grado di coordinarli e di renderli efficaci in caso di calamità sovra-comunali.

La spesa programmata dalla RAS per la protezione civile e interventi contro il dissesto è ridicola: per la realizzazione delle opere immediatamente cantierabili, per la realizzazione di interventi urgenti di mitigazione del rischio idrogeologico elevato nei territori comunali perimetrati dal PAI, la finanziaria regionale stanzia 5 milioni di Euro per il 2012 e 6 milioni di Euro per gli anni 2013 e 2014. Per farsi un’idea, questi soldi sarebbero sufficienti giusto a costruire 800 metri di strada asfaltata a due corsie.

Per l’allestimento e l’organizzazione dei servizi della protezione civile è autorizzata nell’anno 2012 la spesa di euro 500.000, che però non si spendono perché manca il Piano Regionale.

La politica regionale finora ha ceduto più o meno consapevolmente ai richiami dei grandi e piccoli speculatori edilizi che, attraverso tali cedimenti della politica, oggi mettono a rischio la nostra vita in cambio di denaro.

La politica regionale oggi si fa bella stanziando fondi straordinari (tra l’altro in quantità ridicole) sull’onda emotiva dei morti, per poi sprecarli possibilmente in appalti da affidare fuori dal contesto normativo standard e quindi con alta incidenza di corruzione.

La politica regionale oggi invoca presunti eventi eccezionali per nascondere le proprie inadempienze, dimostrando di non conoscere la storia della terra che dice di voler governare, il lungo elenco dei morti, la periodicità stringente e prevedibilissima degli eventi “eccezionali” che invece eccezionali non sono affatto.

La politica regionale oggi ignora i dati scientifici, gli ammonimenti degli ordini professionali sardi che si occupano di territorio, le richieste degli enti locali, la rabbia e il dolore dei cittadini.

Nella Sardegna Possibile che voglio contribuire a costruire, il Piano di Protezione Civile è una priorità assoluta. È priorità assoluta la realizzazione degli interventi e delle opere pubbliche necessarie a garantire la sicurezza delle persone.

Governare e guidare un popolo significa anche sapere di doverlo difendere a ogni costo, garantirne sempre e in ogni luogo l’incolumità. Garantire che i beni, le case, le imprese, gli ovili, spesso frutto di fatiche che durano generazioni, siano e rimangano intoccabili dagli speculatori e dalla furia della natura.

Dentro Sardegna Possibile abbiamo elaborato delle regole ferree in materia di protezione della popolazione civile e queste saranno applicate senza eccezioni, senza incertezza. I cittadini vanno protetti e informati. I volontari vanno formati, finanziati, coordinati, preparati. Le istituzioni devono essere coordinate tra loro, consapevoli dei loro rispettivi ruoli, doveri, compiti operativi. Deve essere fatta prevenzione in modo serio, costante, approfondito. Devono essere spesi subito i fondi che ci sono e devono esserne stanziati di nuovi.

Nella Sardegna Possibile che voglio i cittadini non devono mai più sentirsi minacciati dall’inerzia e dall’incapacità della politica di assolvere i propri doveri più essenziali ma devono essere certi di vivere in pace, in un territorio sicuro.

Emanuele Scalas – Candidato nella lista civica Gentes per Sardegna Possibile



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