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La rivoluzione senza insulti: l’uso di un metodo di ascolto attivo per progettare insieme il futuro

Categories: Rassegna Stampa

Il ruolo di Michela Murgia alle elezioni sarde va ben al di là della competizione politica. La vera rivoluzione è l’uso di un metodo di ascolto attivo per progettare insieme il futuro.

Lunedì prossimo, dopo le consultazioni elettorali in Sardegna, i principali quotidiani nazionali saranno costretti a pubblicare ampi articoli su Michela Murgia. Il mondo parallelo della tv e della carta stampata si troverà a fare i conti con l’importanza di questo fenomeno politico e culturale. Traccerà biografie e ipotesi future. Prevedo che si parlerà di sorpresa, novità, con un piglio che forse riuscirà poco a penetrare nel senso di quella che si può definire una rivoluzione, che è non solo nei contenuti, ma che è soprattutto nei modi di fare politica. Forse la scrittrice non riuscirà a raccogliere tutti i voti del dissenso, per il semplice fatto che non ferisce, non offende, non grida abbastanza. Ma i risultati di questo lungo processo arriveranno prima o poi a intaccare il tessuto culturale e politico dell’isola e di altre regioni.
Quello di Michela Murgia è un appello a uscire dal rapporto di dipendenza dalle decisioni imposte da Roma, dai grandi gruppi finanziari, dai magnati dell’industria e dell’energia. Un richiamo all’umanità e alla capacità, mai del tutto sopita, di un popolo, quello sardo, molto generoso e molto legato al proprio territorio. Per ripensare il lavoro, l’agricoltura, i trasporti, le filiere produttive, l’energia, il turismo rurale, non servono dei proclami. È vero, ambiente, occupazione, libertà, sono parole usate da molti, ma sono solo parole e non idee effettivamente “ragionate insieme” alla popolazione.
Non sono qui per invitare al voto o analizzare le proposte politiche di questo o quel partito. A me sembra che la vera rivoluzione attuata dalla lista Sardegna Possibile, stia nel metodo, che è di per sé sostanza: l’ascolto attivo, il processo partecipativo, lo scambio, la conoscenza reciproca, che sono gli strumenti indispensabili per affrontare il presente. Gli unici strumenti da contrapporre alla demagogia dei leader o alle congiure di palazzo. Certo, i capipopolo non scendono volentieri dal loro piedistallo incellophanato, non si siedono in cerchio, e facendo così non ci faranno mai incontrare quelle decisioni condivise di cui c’è estremo bisogno. Quelle decisioni che il popolo sardo, ma per esteso anche quello italiano, su quelle trivellazioni o le grandi opere che siano, spesso le ha solo subite. E così oggi ci troviamo di fronte a enormi conflitti da risolvere, territori da riparare, rabbie da placare. Questa è una rivoluzione inevitabile, che, al di là di come andranno le elezioni, è destinata a diffondersi. Una rivoluzione rumorosa, ma senza insulti.



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