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In Sardegna la cultura scende in campo

Categories: Rassegna Stampa

Michela Murgia al Teatro Garau di Oristano

Il 16 febbraio, in Sardegna, si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale. La novità è la discesa in campo di una figlia della cultura isolana divenuta ambasciatrice nel mondo di una terra dalle peculiarità uniche, culla di ottimi scrittori, registi, musicisti e scenario di numerose iniziative culturali dal forte carattere internazionale.
E’ una donna, classe 1972, scrittrice affermata, già nota ai più per aver scritto, nel 2006, Il mondo deve sapere da cui è stato tratto il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì e per aver vinto, con il romanzo Accabadora, il Premio Campiello nel 2010.
Michela Murgia è insegnante, educatrice, studiosa di teologia, imprenditrice. Dopo soli tre anni dal premio che le ha segnato la carriera, la sua popolarità è cresciuta di pari passo con la credibilità tanto che oggi è la candidata alla Presidenza della Regione Sardegna per una coalizione di tre liste, una indipendentista Progres, una civica Gentes, una di sindaci e amministratori Comunidades, riunite sotto lo slogan Sardegna Possibile.
Non è certo il primo caso in cui un intellettuale decide che la politica viene prima di tutto e ci si butta ma lei, che spera di governare una regione autonoma e a statuto speciale, continua a conseguire consensi nella corsa elettorale e, nel confuso quadro politico regionale, la sua figura autonoma e indipendentista si fa sempre più attendibile sugli altri candidati favoriti nella corsa alla presidenza.
E lei ci prova, puntando a diventare il primo Presidente donna dell’isola. E lo fa con un gruppo che ha preceduto i partiti con la battaglia sul campo e che da mesi programma incontri e dibattiti nel territorio, cercando di creare un sistema democratico, attraverso dei percorsi partecipativi e di coinvolgimento dal basso. Lo spot (http://www.youtube.com/watch?v=77MAPyNRIqo) girato in questi mesi e in tour nella regione ne vuole incarnare il senso.
La partecipazione di una buona parte del mondo culturale sardo al progetto di Sardegna Possibile Abbiamo una certa idea di cultura (http://sardegnapossibile.com/cultura/) che individua nei sardi e nel concetto di appartenenza al territorio la chiave per una comunità consapevole, creativa e critica, sembra gettare le basi per una risoluzione dei problemi quantomeno condivisa e un eventuale futuro più roseo nel settore.

Nell’isola è presente una ricca e fervida attività culturale di varia natura, legata alle tradizioni dell’isola ma anche innovativa, locale e internazionale, nel campo della musica, dell’arte, dell’artigianato, del cinema, del teatro, della poesia e della gastronomia. Nel programma parla della volontà di istituire un Piano Culturale Regionale, quali sono le linee di indirizzo?

La Cultura, in tutte le sue articolazioni, è un fattore strategico anche da un punto di vista economico. A oggi è stata relegata in coda alle priorità. Non possiamo più permettercelo. La Sardegna ha un patrimonio culturale enorme, dato dalla stratificazione storica e dalla peculiare geografia. Intendiamo puntare su una pianificazione a vari livelli, dal livello micro (modelli sperimentabili in tempi relativamente rapidi e i cui esiti siano già verificabili nel giro di tre anni) al livello più generale (con adeguamenti normativi appropriati e progettazione su interi settori oggi scoperti, come ad esempio la scuola). Nessun ambito verrà lasciato a se stesso. Metteremo in connessione l’ambito culturale con tutti gli altri ambiti secondo l’ottica dell’integrazione e della convergenza che caratterizza la nostra visione.

Pensa che l’attuale legislazione vada applicata, riadattata o pensa a un nuovo quadro legislativo?

Dipende. Ci sono settori fondamentali, come la scuola, in cui manca totalmente una normativa regionale di riferimento: in questo caso sarà urgentissimo dotarsene.  In altri ambiti, tipo lo spettacolo o la ricerca, esistono normative piuttosto recenti (la Legge 18 e la Legge 7), che però hanno bisogno di essere sottoposte a verifica ed eventualmente corrette o ampliate. In altri casi ancora, come quello della L.R.26 del 1997 sulla lingua e la cultura sarde, occorrerà una normativa nuova, più coraggiosa e in linea con le nostre reali necessità.

Nel suo programma precisa la connessione ai rapporti internazionali. Ci sono paesi cui guarda con particolare attenzione per confronti e collaborazioni culturali?

Posto che la Sardegna ha peculiarità tutte sue e che non si possono applicare meccanicamente modelli pensati altrove, il confronto internazionale per noi è una costante fonte di ispirazione e di esempi virtuosi. Abbiamo già instaurato contatti proficui con i Paesi Baschi, con la Catalogna e con la Scozia. Abbiamo da imparare da popoli che sono più avanti di noi nel loro processo di autodeterminazione. Ovunque ciò succeda, c’è sempre la politica culturale al centro del progetto politico. Questo ci conforta nelle nostre convinzioni. Ma riteniamo anche che sia indispensabile aprirci a tutto il Mediterraneo, la cui sponda sud è la più vicina a noi. Il Nord Africa e le porzioni di Medio Oriente non devastate dai conflitti sono nostri partner culturali naturali. Ma anche qui ci vuole una prospettiva seria e una pianificazione politica all’altezza degli standard internazionali. Un’ispirazione feconda ci viene sicuramente da paesi europei paragonabili alla Sardegna per condizioni socio-economiche, demografiche e/o geografiche, come i paesi baltici o scandinavi.

Che cosa pensa della candidatura del capoluogo sardo a Capitale Europea della Cultura?

Che oggi come oggi è semplicemente una trovata velleitaria, in una terra che ha un ritardo infrastrutturale enorme. Questa operazione avrà un senso – e possiamo dirlo senza falsa modestia, ma partendo da considerazioni molto pragmatiche – solo se a governare la Sardegna di qui al 2019 sarà una compagine politica non dipendentista, non legata a interessi estranei all’isola e che abbia realmente la cultura al centro della propria visione. Di sicuro questo non è il ritratto del centrodestra o del centrosinistra.

Qual è la strategia di Sardegna Possibile per sostenere l’industria della produzione artistica nell’isola?

Abbiamo pensato a varie opzioni, che non si escludono una con l’altra ma che anzi devono essere coordinate e messe a regime insieme. C’è la proposta di un micromodello relativo al rientro in Sardegna dei tanti artisti e creativi sardi sparpagliati per l’Europa e per il mondo, c’è l’intenzione di fare del cinema un fattore strategico della produzione culturale sarda, c’è il progetto di allargare la base della fruizione del teatro e delle arti visive a una platea più ampia sia numericamente sia anagraficamente (per esempio con un maggiore connubio con la scuola, anche in funzione di contenimento dell’abbandono scolastico). C’è da integrare meglio la rete di musei d’arte della Sardegna, facendone un polo attrattivo pluricentrico, a sua volta connesso con altre risorse culturali. Insomma ci sono molte cose che si possono fare, anche senza spendere cifre esorbitanti, ma magari pianificando meglio gli investimenti ed attingendo con maggiore perizia ai finanziamenti europei.

Negli ultimi anni c’è stata una progressiva diminuzione degli investimenti nel settore dello spettacolo. La giunta guidata da Cappellacci ha permesso il dimezzamento, in soli quattro anni dei fondi destinati al settore, azione che ha generato lo smantellamento di molte iniziative. Gli operatori culturali hanno chiesto un impegno serio al futuro governatore per la tutela dei posti di lavoro che il settore genera. Sardegna Possibile cosa risponde?

Possiamo rispondere che la L. 18 ha bisogno di essere applicata correttamente e se necessario adeguata alle esigenze del settore. Ma questo è solo l’obiettivo concreto immediato. In realtà a noi preme anche impostare un nuovo metodo di progettazione culturale, un modello che comporti sempre e sistematicamente il coinvolgimento attivo degli operatori del settore, secondo i dettami dei processi partecipativi, di cui abbiamo dato ampia dimostrazione già in fase di preparazione a queste elezioni. È un metodo che non intendiamo rinnegare e che utilizzeremo anche quando saremo al governo della Sardegna.

Paola Masala per ateatro.it



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