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Sulla morte annunciata dei centri antiviolenza

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La lettera aperta che Luisanna Porcu, presidentessa dell’Associazione Onda Rosa di Nuoro, ha inviato nei giorni scorsi a Francesco Pigliaru, presidente della Regione Sardegna, spiega con grande chiarezza fino a che punto la situazione dei centri antiviolenza sia divenuta critica e quali siano i motivi di una deriva che li vede vicinissimi al collasso. In termini pratici, la Regione ha tagliato i finanziamenti, non solo per l’esercizio presente, ma anche per attività (e spese) realizzate e rendicontate negli esercizi precedenti. Morte sicura, insomma, per questi servizi, se le cose non cambiano.
Si tratta di scarso interesse del governo regionale per il tema? L’attività di questi centri viene considerata prescindibile? Quali motivi possono stare dietro all’abbandono di questo servizio essenziale a sostegno delle donne che subiscono violenza di genere? Sardegna Possibile vorrebbe sentire, da parte del presidente della Regione o dell’assessore competente, spiegazioni chiare alla cittadinanza, al posto del solito muro di silenzio che circonda la negligenza governativa.
Per noi una cosa è certa: qualunque prospettiva di evoluzione sociale che pretenda migliorare in modo concreto la qualità della vita delle persone deve partire da una volontà precisa di trasformare la violenza nei rapporti, e in particolare nei rapporti tra i generi. Questo significa essere disposti a vedere quanta violenza c’è, attualmente, nelle relazioni che consideriamo “normali”, e come questa violenza si è cristallizzata nel linguaggio, nelle istituzioni, nelle pratiche della nostra vita. Cambiare questo ordine di cose non è facile, ma si tratta di un obiettivo necessario, di un bisogno urgente a cui va dedicato un impegno concreto, nel quale è implicito un significato politico enorme. Perché la lotta alla violenza di genere indica un percorso di emancipazione, per la società e per la persona, da retaggi del passato che sono un ostacolo pesantissimo alla prosperità della nostra comunità. Un percorso che comincia nell’offrire appoggio e sostegno a chi è più sofferente e fragile; quindi alle donne che della violenza sono state vittime, e ai loro figli.
L’importanza di questo passaggio sfugge solo a chi non vede quanto, sulla questione dell’eguaglianza, siamo ancora indietro. La principale trasformazione sociale che, non senza fatica, si sta ancora producendo sotto ai nostri occhi è quella delle donne, per vedere riconosciuto in modo integro il loro valore, la loro autonomia, la loro capacità di decidere come vivere, in eguaglianza, liberamente. Nessun cambiamento politico interessante avverrà in Sardegna senza un ruolo protagonista delle donne, e senza ridiscutere la violenza strutturale implicita nelle attuali relazioni tra generi.
Per questo, Sardegna Possibile manifesta il suo pieno sostegno alle rivendicazioni dei Centri antiviolenza e al lavoro delle persone che prestano, tra mille difficoltà, il loro aiuto a chi si trova nella triste situazione di averne bisogno. Chiediamo inoltre al governo regionale di cambiare rotta sull’argomento, pronunciandosi con chiarezza, dando appoggio e finanziamento ai centri esistenti, e mantenendo sempre viva l’attenzione della società sarda sull’importanza cruciale di questo snodo.

[28 luglio 2016]

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