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Casteddu non Casteddu. Perché abbiamo perso

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Come molti casteddajus appartengo a questa città solo da una generazione, da me stesso per meglio dire, sono stato il primo membro della mia famiglia a nascere a Cagliari. I miei genitori non sono cagliaritani, sono tipicamente de bidda, da parti diversa della Sardegna si sono incontrati in città, l’unico posto che assomigli veramente a una città, in Sardegna, nel bene e nel male. Vivo qui da 40 anni e penso di conoscerla un po’, la amo come si ama la propria città, vedo le sue bellezze e le sue brutture, i suoi meriti e le sue colpe, quello che è e quello che potrebbe essere, le sue debolezze e le sue potenzialità. Ecco, le sue potenzialità, appunto. Sto parlando ovviamente della recente bocciatura di Cagliari come capitale europea della cultura a favore di Matera, città che non conosco ma che immagino bella e ricca di storia. Cagliari avrebbe tutte le potenzialità per essere una capitale europea della cultura ma ancora prima sarda, una potenzialità che le deriva dalla sua storia, dai suoi poeti e dai suoi artisti, molti dei quali in lingua sarda. Sì perché la cultura di Cagliari ha radici profonde nella produzione culturale in lingua sarda. Pochi sanno che Casteddu è la patria di grandissimi poeti e cantadoris, oggi come allora. Da Efisio Pintor Sirigu a Aquilino Cannas, passando per Luigi Cocco e Teresa Mundula Crespellani, dai giganti de sa cantada campidanesa Cicitu Farci (considerato insieme a Efis Loni, il più grande di tutti i tempi), a Chichinu Loddi e Ubaldu Lai, fino ai poeti e scrittori in lingua sarda di oggi, Paola Alcioni, Gianni Mascia e Piero Marcialis tra gli altri. Per non dire della produzione di canzoni popolari nelle metriche tradizionali, di cui la storia di Cagliari è ricchissima, così come di grandi interpreti, da Vittorio Laconi a Efisio Mura. Ma anche oggi musicisti come Dr Drer e la sua Crc Posse, tengono alto il vessillo de is casteddajus in musica, facendo ampio uso della lingua sarda nella loro produzione artistica. Non c’è campo della vita artistica dove la produzione cagliaritana in lingua sarda non si sia fatta valere, insomma. Ebbene, c’è traccia di tutto questo nella Cagliari di oggi? Nessuna.

Non esiste un luogo istituzionale dove si onori la cultura tradizionale di Cagliari e della Sardegna, un’istituto, un’accademia o al limite un’agenzia; nulla di nulla. Unico e coraggioso avamposto il corso di etnomusicologia del conservatorio, ma certo non si potrà pretendere che un turista si iscriva al conservatorio di Cagliari per sapere qualcosa della produzione culturale di questa città. Personalmente immagino un turismo culturale interessato a sapere cosa questa città abbia prodotto nel corso dei suoi secoli di storia, quale sia stato il suo contributo alla crescita umana collettiva in termini di arte, musica e letteratura. Chiunque venga qui da fuori, non ha nessun accesso a questo tipo di informazioni, ha a malapena, la sensazione di essere in una città sarda, se non piuttosto quella di essere in un’anonima città della provincia italiana. Vi interesserebbe visitare una città del genere? Andreste all’estero a visitare una città che non ha niente da dire sulla propria storia? Io sinceramente, no. C’è la produzione culturale attuale si dirà, i festival, le rassegne, i concerti. Bene, eppure non basta ugualmente, queste manifestazioni si fanno in tutte le parti del mondo, uguali dappertutto, sono la dotazione minima per fregiarsi del titolo di città! Non basta un festival jazz o blues, ciò detto da un appassionato di blues, a fare di una città un posto interessante da visitare. Questa parte la fa la sua storia, le sue bellezze architettoniche e paesaggistiche, ma soprattutto quanto ha prodotto la sua gente, culturalmente parlando. Un aspetto clamorosamente trascurato nel proporre la candidatura, ma ancora di più e colpevolmente, dalle giunte che si sono succedute nell’amministrare la città, da destra a sinistra. Anche sulle bellezze architettoniche ci sarebbe poi da ridire. Cagliari è indubbiamente una bella città, baciata da un clima favorevole e una posizione invidiabile al centro del Mediterraneo, se non fosse che si è fatto di tutto per degradare le sue bellezze, dall’anfiteatro romano coperto di tubi, al Poetto, trasformato in una spiaggia anonima e grigia, in senso metaforico ma anche letterale purtroppo. Visitereste una città che maltratta così i suoi monumenti storici e paesaggistici? Io no, sinceramente. Vogliamo parlare della sua posizione al centro del Mediterraneo? Di Cagliari capitale del Mediterraneo? Verrebbe da ridere a dire il vero, la percezione che si ha di Cagliari è di una cittadina italiana di provincia, estremamente periferica, alla continua ricerca di modelli continentali da importare pedissequamente, una brutta fotocopia degli italiani di provincia, altro che capitale del Mediterraneo! Se almeno si iniziasse a essere capitale della Sardegna, si sarebbe già fatto qualcosa. Uno scollamento tra Cagliari e il resto della Sardegna, insensatamente coltivato e acuito, privando la Sardegna di una grande spinta innovatrice e la città di un’altrettando grande senso di comunità. Di queste colpe certo non si può far carico chi amministra solo ora la città o chi ha gestito la questione della candidatura, ma queste cose bisognerà pur dirle prima o poi, perché si dia una direzione possibile e sensata a una città che dovrebbe essere la capitale dei sardi e della Sardegna, o che almeno si spera possa diventarlo veramente un giorno. Ah! Un ultimo commento per i polemisti da social network, naturalmente valorizzare la propria storia non significa, rinchiudersi nel nuraghe 24 ore su 24 a ballare su ballu tundu o rinunciare al blues, ma una forte consapevolezza di se stessi, per capire da dove si viene e dove si vuole andare. Aprendosi allo scambio col mondo con la propria diversità culturale, che con tutte le altre diversità, concorre a comporre e creare la complessità e la ricchezza del mondo di oggi. Lo so, è una banalità, eppure qualcuno era già pronto a scrivere la storia del nuraghe e de su ballu tundu…

Ivo Murgia

Foto di Alecani

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