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Michela Murgia incontra operai E.ON

Mentre centrosinistra e centrodestra sono alle prese con i rispettivi avvisi di garanzia, ieri il coraggioso sindaco di Ottana e il suo consiglio comunale hanno detto no alla conversione a carbone della già inquinatissima centrale elettrica di Ottana Energia. Questa presa di posizione è doppiamente importante perché non arriva da un comitato afflitto dalla sindrome del Non Lo Voglio Dietro Casa, ma da un’amministrazione che l’industria ce l’ha nel suo giardino da sessant’anni e ha imparato a sue spese che cosa questo significhi in termini di peggioramento delle condizioni di vita e salute, nonché di illusioni in termini di ricaduta occupazionale. Aiutati da un pool di esperti e dal dottor Vincenzo Migaleddu dell’associazione Medici per l’Ambiente, con questo voto gli amministratori ottanesi hanno fatto sapere alla giunta Cappellacci cosa pensano degli ultimi singulti del cosiddetto piano di rinascita industriale e hanno indicato con chiarezza che il futuro dell’energia non è nei combustibili fossili. Si dispiacerà l’assessore all’industria Liori di Fratelli d’Italia, che invece nel futuro del carbone ci credeva tanto. Si dispiaceranno però anche i consiglieri provinciali, comunali e regionali del centrosinistra del nord Sardegna che insieme ai sindacati stanno supplicando da mesi l’EOn perché nell’altra grande centrale elettrica di Fiume Santo venga sostituito il gruppo a olio combustibile con un nuovo gruppo a carbone. L’EOn non sembra avere nessuna fratta di fare l’operazione, ma la cosa che sconcerta è che i politici locali nel 2012 gliela abbiano chiesta in questi termini:

La realizzazione di una infrastruttura così importante come un nuovo gruppo termoelettrico, con un investimento di circa 600milioni di euro, costituisce una straordinaria opportunità di sviluppo economico per l’isola e le imprese italiane del settore. È quindi un’occasione irrinunciabile per creare centinaia di posti di lavoro sia in fase di cantiere che nel successivo esercizio

Che Porto Torres sia segnata sul sito del ministero dell’Ambiente come un’area altamente inquinata paragonata dall’Istituto Superiore della Sanità all’impianto dell’Ilva di Taranto, evidentemente non smuove nei burocrati di tutti i partiti la convinzione che l’industria chimica e fossile sia ancora “una straordinaria opportunità di sviluppo” per un territorio a due passi dal parco geomarino dell’Asinara.

L’altro giorno sono andata a Porto Torres e ho avuto l’onore di pranzare nella sala mensa con gli operai della EOn. Alcuni di loro non mi hanno nascosto di aver paura delle conseguenze della mancata costruzione del nuovo gruppo a carbone. “Lei parla sempre di energie rinnovabili. E noi che fine faremo?” Nessuna di queste persone è innamorata della ciminiera per cui lavora, ma gli hanno fatto credere che chi vuole investire nelle energie rinnovabili farà loro perdere il lavoro appena viene eletto. Li hanno convinti che avere ereditato un passato fossile significa che non può esistere un futuro diverso per sé e per i loro figli. Questo futuro invece lo dobbiamo pretendere e va progettato e scelto ora, non certo puntando i piedi per un gruppo a carbone il cui investimento durerà altri 25 anni. Quelle industrie fossili e inquinanti hanno già un enorme potenziale di energia rinnovabile: sono quegli operai, le persone che ci lavorano, la vera energia pulita che le mette in moto. Il loro lavoro non va perduto, ma non deve servire a consolidare scelte industriali in cui la Sardegna, già tanto ferita, non può più riconoscersi. Chiunque dica a queste persone che il futuro è nel carbone le sta prendendo in giro e Dio sa se sono state prese in giro abbastanza negli ultimi vent’anni. In questi giorni, mentre io giravo la Sardegna, un gruppo di uomini e donne della coalizione Sardegna Possibile si confrontava con gli esperti di energie rinnovabili del CSR4 di Pula per cercare di identificare tutte le possibili soluzioni al bisogno energetico della Sardegna. Tornerò con loro a Porto Torres e insieme a Marco Pireddu, candidato di Sardegna Possibile a Porto Torres, ci confronteremo con i sardi che lavorano nelle industrie inquinanti per capire come dare alla Sardegna un futuro meno malato, senza sacrificare la professionalità di nessuno.

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