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Progettare il futuro è possibile

Categories: Elezioni 2014

Marina Spinetti

È proprio vero che la Sardegna il resto dell’Italia se la sogna: non solo perché è una terra mozzafiato, ma perché i Sardi ce li ha solo la Sardegna. Esasperati, schiacciati, offesi ogni giorno da una classe politica che li ha ridotti a mendicare giustizia, diritto al lavoro e alla vita, eppure ancora sognano, si indignano e partecipano. Si informano, si preparano, si ribellano ma soprattutto propongono alternative, come è accaduto domenica a Nurachi al primo OST di Sardegna Possibile.

Quello sulla Cultura è il primo di sette Open Space Technology tematici previsti dalla coalizione che sostiene la candidatura di Michela Murgia al governo della Regione, una piattaforma di democrazia partecipata per accogliere dagli addetti ai lavori suggerimenti sulla scrittura del programma. Un congegno che prevede estrema libertà ed insieme ferree regole, un metodo estremamente semplice che non sacrifica, ma potenzia la complessità ed espande enormemente le dimensioni dell’ascolto e dell’esplorazione congiunta di nuove possibilità. Quelle possibilità, che nel processo democratico consueto, ormai segnato dai ritmi dei salotti televisivi o dalla passerella, vengono sacrificate dall’enfasi sul contraddittorio e sulla decisione a maggioranza, rendendo i cittadini sempre più gli “utilizzatori finali” della Democrazia piuttosto che costruttori della stessa.

Anche per questo un’intera fetta della società sarda, quella che negli spiragli aperti s’era infilata con idee e scommesse nuove e che non cercava padrinaggi politici, ma buone regole senza ricatti, si è tenuta sdegnosamente fuori dalla politica.

Ecco, un pezzo di questa Sardegna, cresciuta a poco a poco fuori dalle maglie del controllo dei comitati politico-affaristici e che intende camminare sulle proprie gambe si è incontrata a Nurachi per progettare Cultura. Il primo dei pilastri di chiunque si accinga a governare una regione con responsabile senso delle priorità.

Come valorizzare il nostro patrimonio museale, quali i punti cardine di una indispensabile legge quadro sul diritto allo studio, come creare distretti della conoscenza, queste alcune delle tematiche affrontate nei gruppi di lavoro, animati da giovani imprenditori della cultura, da insegnanti e presidi, da lettori, librai, editori, giornalisti e attori.

Non importano a questa Sardegna gli assetti, l’aggregazione di sigle o “personalità”. Ancora sogna e persegue alternative, che sono cosa diversa dalle alternanze di governo, senza nessun complesso di inferiorità, convinta anzi che la maggior parte dei sardi, con la loro generosa ostinazione, siano di gran lunga migliori di chi li ha rappresentati finora.

Persone così si sono incontrate, arrivando da tutta la Sardegna, da La Maddalena a Cagliari e finanche dall’estero, per contribuire alla costruzione di una concretissima utopia: il sistema culturale della Sardegna. Tutti consapevoli che se la cultura non esce dal volontariato per farsi sistema non può essere efficace. Non c’erano sedicenti né seducenti “personalità” né relatori privilegiati, il diritto di cittadinanza non era conferito dalla visibilità o dal ruolo, ma dall’efficacia delle idee e soluzioni che si intendeva proporre e condividere.

Duecento persone, una minoranza civilmente robusta, ha mostrato di essere in grado di ribaltare i termini della questione politica, che non è più solo quello di rincorrere il consenso, ma di mettere nell’agenda politica grandi temi finché e affinché diventino temi della maggioranza. E di farlo con un metodo che rifiuta di giudicare le idee in termini di maggioranza e minoranza, ma considera che ogni idea, anche se (o specie se) isolata, contiene in sé informazioni ed esigenze che ci aiutano a cercare soluzioni migliori.

L’OST di Nurachi ha rivelato che una Sardegna migliore è possibile perché esiste già, sta in quelle persone che hanno tolto alle loro famiglie e dedicato alla cosa pubblica la loro giornata di riposo, una calda domenica di ottobre. Ha rivelato che forse ancora una volta la Sardegna può essere un laboratorio di buone e innovative politiche, mentre il resto dell’Italia e dell’Europa sta con l’agenda aperta, a prendere appunti da noi sardi.

Marina Spinetti

Articolo uscito su Sardinia Post

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