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foto ale cani (c)
La foto scattata ad Arborea è di Ale Cani

I racconti sono parole con i colori. Hanno la forza dell’attesa e la certezza di un’emozione. I racconti sono un coro di persone che ascoltano. E guardano. Osservano muti e decidono di esserci.

Finirci proprio dentro quel racconto. Essere protagonisti. Questo è stato, oggi, l’open space tematico (OST) sul cibo tenutosi ad Arborea, organizzato da Sardegna Possibile per il candidato Presidente alla Regione Sardegna Michela Murgia. Si parlava di cibo, di salute, di biologico, di possibilità diverse per utilizzare l’agricoltura. Ci si trova tutti intorno ad un cerchio ad ascoltare il sociologo e scrittore Nicolò Migheli che spiega velocemente quello che andremo a costruire. I gruppi, le analisi, le possibilità. Poi qualcuno si alza e propone un argomento intorno al cibo: dal bio agli OGM, dalla birra alla filiera del grano, alla bontà e alla salute, alla cultura del cibo.

C’è dentro molta Sardegna e molta curiosità. I gruppi si formano e, subito si comincia. Questa è stata la prima cosa che mi ha sinceramente stupito: le presentazioni veloci, senza raccontarsi addosso. Sono Stefano, impiegato; Marcella consumatrice e contadina, Antonello birraio e sognatore, Francesco apicultore e amante del buono. Tutti a parlare, puntualizzare, rimarcare, smussare e ribadire. I racconti sono il flusso della vita, delle varie possibilità che si hanno per costruire storie. Di uomini e di cose. Ed oggi quei racconti sono stati scritti da cento e cento mani, altrettanti occhi e sorrisi e rimbrotti seri, disaccordi e riappacificazioni. Tutti a meditare tra i periodi e le virgole, tutti pronti a dare un contributo, anche con il loro invidiabile silenzio.

Facevo parte del gruppo sul biologico e su una scommessa vera, forte, che può essere giocata in questa terra. E subito il racconto ha preso voce e corpo. La trama era perfetta. La Sardegna per essere attrattiva deve colorarsi di naturale e deve diventare tutta biologica, libera dagli OGM. E’ vero, in certe zone ci saranno dei problemi, perché molto inquinate, ma si deve partire, abbandonando le vecchie storie legate alle fabbriche e alla miniera. Dobbiamo creare il contenitore e centri di ricerca sull’agricoltura biologica. La ricerca, purtroppo è finanziata dalle multinazionali. Sono i nostri giovani, nelle università che dovrebbero ricercare, analizzare, progredire, scommettere su questa terra.

Un racconto docile, senza sussulti che, a poco a poco, ha preso voce ed è diventato coro. Senza dissonanze. Si lavora per la biodiversità e il biologico. Deve prevalere la qualità del cibo perché dietro il pane, il pabassino, la cucciuledda, il pirichitto, sas sebadas, il vermentino, il cannonau c’è la nostra storia, i solchi dei nostri padri. Il sudore indelebile dei nostri nonni. Questo è stato raccontato oggi ad Arborea. Tra sorrisi e parole. Durante la pausa pranzo, in attesa del piatto, si continuava a discutere di possibilità possibili. Si continuava a raccontare. Ed allora ho cominciato a pensare che, da qualche parte, c’è sempre una soluzione. La gente ha solo bisogno di potersi esprimere, di poter dire quello che sa, conosce, quello di cui è capace.

Non ho sentito nessuno nominare un partito politico, non esistevano locuzioni come “destra” e “sinistra”. E’ stata una giornata dove non è mai stato nominato “Berlusconi”. Ma, allora, che diavolo di racconto è questo? E’ il racconto della vita, delle persone, delle mani disposte a sporcarsi, a mischiarsi con il sale della terra, a difenderla con la rabbia giusta, con la forza onesta. E’ il racconto dell’impegno, serio, maturo. E’ il voler costruire la speranza. E’ il racconto delle possibilità possibili. Piccole certezze intorno ai nostri cuori. Che pulsavano di speranza e ritagli di felicità. I racconti sono il cestino dei sentimenti dove tutti andiamo a raccogliere qualcosa. Se quel qualcosa ce lo mettiamo noi ecco che i racconti diventano storie, colori e infinite strade tutte da percorrere. Questo ho visto oggi: gente che voleva raccontarsi. E tutti erano disposti ad ascoltare. Erano anni che a me, non capitava. Da questi racconti e da questa gente credo si debba partire.

Giampaolo Cassitta
scrittore, responsabile educativo nelle carceri

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